Alessandro Fiori

Alessandro Fiori “Mi sono perso nel bosco”

Nel mondo cantautorale italiano si muove con delicatezza, con la giusta dose di intelligenza e disorientato esistenzialismo romantico

È uscito il 22 aprile per 42Records “Mi sono perso nel bosco”, il quinto episodio da solista dell’artista toscano Alessandro Fiori, dopo “Attento a me stesso” (2010), “Questo dolce museo” (2012 finalista Targa Tenco), “Cascata” (2014) e “Plancton” (2016). Il lavoro è prodotto da Giovanni Ferrario (PJ Harvey, Hugo Race, Rokia Traoré, Scisma…) e Alessandro “Asso” Stefana (Vinicio Capossela, PJ Harvey, Guano Padano, Mike Patton) e gode della stima di tanti colleghi che ci mettono la faccia suonando e cantando, da Brunori Sas a Levante, da Colapesce a Massimo Martellotta, e poi Dente, Iosonouncane ed Enrico Gabrielli e i Mariposa. 

Bello Alessandro Fiori, il commento è banale ma è quello che di getto viene da dire al termine dell’ascolto dei dodici pezzi che compongono l’album.  Nella traccia del mondo cantautorale italiano, Fiori si muove con delicatezza, con la giusta dose di intelligenza, di disorientato esistenzialismo romantico senza mai essere inopportunamente melenso o scontato. Ci parla senza pretensione, con parole che escono spontaneamente dalla sua intimità, rivolte a poche orecchie conosciute che non posso che restarne rapite.

Il mondo può essere insidioso e cupo (“Mi sono perso nel bosco”, nebbioso brano d’esordio del disco), popolato di lupi (“Amandoti meglio”, con i coretti finali di Colapesce), ma vale comunque la pena di essere vissuto senza dimenticare i propri desideri, come lui stesso racconta in “Stella cadente”, affettuoso valzer consolatorio per una creatura del cielo che potrebbe essere giudicata troppo ardita: non piangere, se ti manca il cielo stai qui con me, ti faccio una luna se vuoi ricordare le tue amiche stelle che non hanno avuto il coraggio di buttarsi dal trampolino dei sogni.  

Parole autobiografiche e arrangiamenti originali poggiati anche su strumenti inusuali: wurlitzer, harmonium, omnichord, philicorda, marxophone, flauto shakuhachi. Lo sfondo comune dei brani è una piacevole uniforme pennellata di ironia, parte caratteristica della poetica di Fiori.  Ci gioca mettendola in particolare evidenza in brani come “Fermo accanto a te”, dialogo di coppia finto tonto e sfiduciato sorretto dalla voce complice di Levante, oppure in “Per il tuo compleanno”, altro dialogo ma questa volta tra due amici “Giaguari” che affogano anche in casa e si parlano attraverso messenger. Anche in “Una sera” l’autore sorride, guardando dallo specchio di un ascensore una relazione passata, che non impedisce comunque di andare avanti. 

Tutti i brani meriterebbero una descrizione, certamente meritano un ascolto, ma una nota particolare va dedicata all’ironia cinica e tanto efficace da fare venire i brividi di “Pigi pigi”. Quelli così schiacciati sono gli esseri umani di pelle nera persi dentro il mare, visti con gli occhi di una bottiglietta di acqua naturale effervescente minerale che può salvare la vita e portare a destinazione un semplice piccolo bigliettino.  Amore amore vienimi a cercare vienimi a trovare vienimi ad amare, ci leggiamo dentro.

Chissà se questa volta succederà, a volte la vita può essere davvero spietata e non consentire il lieto fine che vorremmo.

Articolo di Marco Zanchetta

Tracklist “Mi sono perso nel bosco”

1. Mi sono perso nel bosco
2. Io e te
3. Amami meglio
4. Buonanotte amore
5. Stella cadente
6. Fermo accanto a te
7. Una sera
8. Pigi Pigi
9. Per il tuo compleanno
10. L’appuntamento
11. Estate
12. Troppo silenzio

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