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Andrea Van Cleef “Horse Latitudes”

Talento chitarristico non comune per un lavoro di matrice southern blues

È uscito il 5 aprile per l’etichetta Rivertale Production il nuovo full lenght di Andrea Van Cleef dal titolo “Horse Latitudes”. Il disco presenta un songwriting di matrice americana, dai tratti southern gothic, anche se è intriso di tante altre sfumature che esaltano l’ecletticità di questo bravo cantautore e polistrumentista bresciano. Sebbene gli esordi di Van Cleef lo abbiano visto coinvolto in progetti dalle sonorità heavy-stoner-rock (Humulus / Van Cleef Continental), la sua crescita artistica unita alla creatività e al talento chitarristico non comune, lo hanno portato in seguito verso un suono più artigianale e riflessivo, senza mai abbandonare del tutto i fondamenti rock e psichedelici del passato.

“Horse Latitudes” è un lavoro che ha viaggiato tra due mondi: ispirato dalle calde lande texane, il sound di Van Cleef si è arricchito del Blues tipico degli Stati Uniti meridionali e del Folk di Johnny Cash, ha solcato l’Atlantico, per trovare infine la sua realizzazione in Italia, esattamente presso la Buca Recording Studio di Montichiari. Nonostante la preziosa e marcata eredità di oltre oceano che caratterizza il disco, non vi si può non percepire anche un calore che sa di mediterraneo e, talvolta, perfino un tocco oscuro decisamente europeo. A tutta questa abbondanza di scenari va ad aggiungersi la vocalità del musicista che è assolutamente capace di cavalcarli tutti grazie a un timbro profondo, riconoscibile ed espressivo che sa condurre con l’immaginazione in un’atmosfera quasi cinematografica. 

Un disco che oltre ad essere stato creato in due continenti ha potuto curiosamente beneficiare di due regìe per impreziosire ancora di più l’esperienza sonora. Mentre la parte italiana ha coinvolto come ingegnere del suono il musicista Simone Piccinelli, le sessions statunitensi sono state supervisionate da Rick Del Castillo, collaboratore di famosi registi come Robert Rodriguez o Quentin Tarantino.

Influenze non casuali visto che i primi brani del disco, sembrano dipanarsi in una propensione quasi filmica con “A Horse Named Cain” che inizia sotto un soffuso tappeto percussivo di handclap e di tastiere combinate con una chitarra solenne che rievocano qualche scena della pellicola “Django Unchained”; la voce di Andrea Van Cleef risuona di una profondità quasi epica, così come denso di miticità è il clima tipicamente western di “The Longest Song”, brano impreziosito dai cori dei The BlackJack Conspiracy, coinvolti anche in altre tracce dell’opera. Una sottile vena malinconica guida invece il Blues di “Arrows”, con il basso che marca le linee di una melodia dai tortuosi giochi chitarristici e il bel ritornello. Le strutture dei brani nati oltreoceano incrociano l’approccio tipicamente europeo dell’artista con il suono roots dei musicisti della scena di Austin, caratterizzato da strumenti fortemente folkloristici come violino, mandolino e banjo che compaiono anche in questo album.  Da evidenziare inoltre l’apporto della chitarra di Matthew Smith, altro leggendario sessionman della città texana.

Le molteplici gradazioni prodotte in un gioco continuo di chiaroscuri alternano le tonalità country di “Love Is Lonely”, dove la cantante Ottavia Brown duetta con Van Cleef, alle pennellate folk blues di “Come Home”. La voce dell’artista lombardo dimostra di sapersi muovere su registri diversi e la cadenzata profondità iniziale, che si esprime al meglio nei brani più aperti, si trasforma talvolta in una formula più incalzante e comunicativa, come in “Thing” e nella gioiosa “Ooh La La”, cover del celebre successo dei Faces di Ron Wood e Ronnie Lane.  In questo brano, la cui struttura può apparire minimale, c’è un luminoso universo sonoro dove a supportare gli arpeggi della sei corde è presente un suono coeso in cui intervengano a più riprese violino, mandolino e Hammond che conferiscono solarità a un pezzo che invita a muoversi a ritmo.

Dopo le intensità emotive di “Slaughter Creek” in cui voce di Van Cleef si amalgama ancora mirabilmente con i cori, il disco si chiude con due perle; la prima è la psichedelica “The Disappearing Child”, impreziosita dalla stupenda voce della Brown e dall’eco di ballate folk irlandesi: un brano dall’atmosfera evocativa e carico di pathos. L’epilogo è affidato a “Real Stranger”, che presenta finezze strumentali blues / funky e qualche reminiscenza del Rock gotico di Nick Cave: il ritmo del basso e il piano introducono un finale toccante con il sax avvolgente di Dana Colley (dei compianti Morphine), a regalare una sorta di fusion dai colori vivaci.

“Horse Latitudes” riflette sul significato dell’esistenza attraverso l’universo colto e cinematico di un artista dalla grande versatilità. Il titolo dell’album, corredato dallo splendido artwork di copertina, sembra voler giocare sul dualismo tra le vaste terre dei cavalli e il grande cinema che ne ha percorso i ruvidi sentieri di sabbia entrando nella leggenda anche grazie alle memorabili colonne sonore.

Parte di quell’epopea rivive in questo album che ci regala un’esperienza musicale assolutamente straordinaria capace di creare perfino suggestioni visive. Una grande dimostrazione di maturità da parte di un artista eccezionale di cui il panorama rock nostrano può sicuramente essere orgoglioso.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Horse Latituses”

  1. A Horse Named Cain
  2. Arrows
  3. The Longest Song
  4. Love Is Lonely
  5. Thing
  6. Ooh La La
  7. Fire in My Bones
  8. Come Home
  9. Slaughter Creek
  10. The Disappearing Child
  11. The Real Stranger

Line up Andrea Van Cleef : chitarra, dobro, banjo, voce, percussioni, handclaps, requinto, mellotron  Musicisti: Ottavia Brown voce / Dana Colley sassofoni / Pietro Gozzini basso, contrabbasso / Simone Grazioli mandolino, slide, dobro, chitarra / Simone Helgast percussioni / Stefano Intellisano fisarmonica / Giulia Mabellini violino / Jason Murdy percussioni / Simone Piccinelli piano, synth, Hammond, Fender Rhodes, percussioni / Matteo Rossetti pianoforte / Matthew Smith mandolino, lap steel, chitarra / Haydn Vitera violino / The Black Jack Conspiracy cori

Andrea Van Cleef Online:
Website http://www.andreavancleef.space/
Facebook https://www.facebook.com/avcrocks
Instagram https://www.instagram.com/andreavancleef/
YouTube https://www.youtube.com/user/andreavancleef

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