Angel Olsen

Angel Olsen “Whole New Mess”

In tempi di smarrimento del genere, di ultra-contaminazione, siamo di fronte a un album coraggiosissimo

Nel video di “Whole New Mess”, title-track e apripista dell’ultimo album di Angel Olsen, in sfondo si scorge un bosco, di notte.  Manca il sipario rosso, certo, ma è come se ci fosse, perché l’ultima fatica della cantautrice del Missouri sarebbe perfetta per le atmosfere Lynchane di “Twin Peaks”. Denudata di qualsiasi orpello, salvo che per una chitarra sapientemente effettata e una voce incantatrice, Angel Olsen potrebbe far sognare a occhi aperti gli strambi avventori della Roadhouse.

“Whole New Mess” non è solo l’incipit dell’album, ma anche uno dei due brani inediti di questa nuova produzione della Jagjaguwar, che lancia sul mercato un’opera di trasformazione e perfezionamento. Il resto dei brani, infatti, è una trasposizione più intimista e asciutta del precedente “All Mirrors”.

Dunque, perché non rilasciare i due nuovi singoli con relativi video, e basta? Perché ascoltare un prodotto che, per l’80 per cento, è riproposizione? Proverò a dare la risposta un po’ alla volta, traccia per traccia, pezzo d’anima dopo pezzo d’anima messo in bella mostra dalla Olsen.

In “Too Easy (Bigger Then Us)” la vocalità trascinata e nasale inquadra alla perfezione quella seccante intuizione di scoprirsi parte di un ingranaggio più grande di noi.  “(New Love) Cassette” è così scarna e primordiale da essere rischiosa, tanto che in mano a un’altra artista sarebbe sembrata una presa in giro. Quei quattro accordi ripetuti all’infinito, invece, risuonano nella semplicità e nell’immediatezza di lavori immortali come “Nebraska” di Bruce Springsteen. “(We Are All Mirrors)” ci ricorda che, per quanto possiamo sorridere di riflesso alle maschere di chi ci circonda, la verità è che siamo corpi in disfacimento. La bellezza, che un giorno ci conosceva, è un’amica passeggera.

In “(Summer Song)” la voce di Angel Olsen gioca col registro alto di Kate Bush, ma di aperto e di estivo c’è davvero ben poco. Si tratta di una struggente descrizione del periodo di grossa difficoltà emotiva ed esistenziale che si è trovata ad affrontare nell’ultimo anno. I giorni d’estate, in cui tutto è luce, sono ormai alle spalle, sembrano averla abbandonata per sempre ma… come solo i ricordi più vividi e belli sanno fare, nell’estremo momento del bisogno tornano, riuscendo a donare l’energia necessaria per rialzare la testa.

È sempre più chiaro un fatto: quest’album le è servito a canalizzare problemi, ferite, paranoie, non solo descrivendole come un tempo, piuttosto vivendole di nuovo sulla propria pelle, per esorcizzarle.
“Waving, Smiling”, dolce ballata arpeggiata, è la seconda delle canzoni inedite presenti nella track-list. Dunque abbiamo un brano nuovo in apertura e un altro esattamente al centro: è come se la Olsen avesse voluto ricostruire l’architettura portante, impostando per l’album una base più solida, che potesse sopportare il peso di tutto questo carico emozionale.

“Tonight (Without You)” è una malinconica riflessione sugli aspetti positivi del riappropriarsi di gusti, sapori, e della capacità di stare di nuovo bene dopo una perdita. Suona un po’ come tutto l’album: un’auto-affermazione senza mezzi termini, diretta, scoperta, sofferta. E, proprio per questo, rara.

“Lark Song” è il brano più lungo, ed è forse l’unica canzone che un po’ risente della povertà di arrangiamento. Funziona senz’altro, ma rispetto alla versione precedente (che si chiamava, semplicemente, “Lark”) stenta a decollare, perdendo efficacia nei momenti in cui l’alternanza tra il “piano” e “il forte” la facevano da padrone.
“Impasse (Workin’ for the Name)” parte come un lamento ipnotico e poi libera tutta la sua foga nelle urla della Olsen che, chiusa nella sua testa, mente a se stessa dicendo di non mai aver perso nessuno. Ed è l’ultima bugia, quella che porta alla consapevolezza.

“Change (Forever Love)” presenta un lirismo più marcato, classico, che vira il brano su lidi quasi Sixties. La chiusura è affidata a “(What It Is) What It Is”, naturale conseguenza della distensione annunciata dal precedente brano: un saluto aperto, positivo, appagato, come se il percorso affrontato nella reinterpretazione di “Whole New Mess” fosse stato non solo importante, ma salvifico.

In tempi di smarrimento del genere, di ultra-contaminazione, siamo di fronte a un album coraggiosissimo. Angel Olsen è un’artista che ha gli attributi non solo per guardarsi nel profondo, ma per lasciare che lo faccia anche l’ascoltatore. Senza limitazioni.

Articolo di Simone Ignagni

Track List “Whole New Mess”

  1. Whole New Mess
  2.  Too Easy (Bigger Then Us)
  3. (New Love) Cassette
  4. (We Are All Mirrors)
  5. (Summer Song)
  6. Waving, Smiling
  7. Tonight (Without You)
  8. Lark Song
  9. Impasse (Workin’ for the Name)
  10. Chance (Forever Love)
  11. What It Is (What It Is)

Angel Olsen online:
Website – https://angelolsen.com/
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Spotify – https://open.spotify.com/artist/6mKqFxGMS5TGDZI3XkT5Rt
Bandcamp – https://angelolsen.bandcamp.com/

 

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