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Bas Jan “Back To The Swamp”

Un Art Rock a tinte assortite che coniuga elegantemente Elettronica, Shoegaze, Post Punk e Ambient

Nove canzoni raffinate e una storia intrigante da raccontare. “Back To The Swamp” è il nuovo album del gruppo londinese Bas Jan, fuori dal 10 novembre per Fire Records.  Un lavoro che mette in luce la grande creatività di quattro ragazze, guidate dalla figura carismatica della loro frontwoman Serafina Steer, vocalist, pianista e arpista dal notevole retroterra. Il nome del complesso nasce da una dedica a un artista concettuale e fotografo olandese, Bas Jan Ander, personaggio che si caratterizzò soprattutto per la sua arte visiva e che scomparve nel 1975 mentre eseguiva una traversata in solitario nell’oceano Atlantico per portare a compimento una sua performance artistica denominata “In Search of the Miraculous”.

La musica di Bas Jan è una miscellanea stilistica con influenze riconoscibili negli Eighties (vedi Pet Shop Boys, Yazoo e Heaven 17) oltreché ispirate dalla genialità di primattori come Brian Eno o The Cure. Un Art Rock a tinte assortite che, pur conservando la spigolosità Indie delle origini, coniuga elegantemente Elettronica, Shoegaze, Post Punk e Ambient, regalando anche sfumature psichedeliche. La Steer interagisce a meraviglia con le altre componenti della formazione, le polistrumentiste Charlotte Stock e Emma Smith e la percussionista Rachel Horwood, dando vita a un ensemble coeso capace di regalare grandi emozioni. Questo è il loro terzo lavoro in studio e arriva a un anno di distanza dal precedente “Baby U Know” che, pur molto diverso nella struttura, le aveva già lanciate con fragore dati i suoi ottimi riscontri.

“Back To The Swamp” compie un viaggio a ritroso in un paesaggio scivoloso e stagnante, ma che in realtà vuole raffigurare gli inizi sregolati della band in confronto ai tempi attuali, che proiettano il gruppo verso una diversa sensibilità e un nuovo senso di responsabilità. Bas Jan è adesso una realtà concreta, contraddistinta da una produzione compiutamente Pop e intrisa di battute cerebrali capaci di pizzicare i sensi con liriche riflessive sui temi più disparati. Dalle sfumature anarchiche dell’album precedente, la visione progettuale d’insieme si può dire ormai consolidata e cerca quindi una via d’uscita da uno spazio limitante. Tornare alla palude sì, ma stavolta come un augurio concreto per un futuro migliore. Ci si interroga sulle esperienze del quotidiano e sull’autostima, cercando di non incespicare durante il cammino nel senso di insicurezza e in qualche risvolto oscuro. Perché nonostante l’ambientazione apparentemente tetra, l’album è carico di speranza, vista questa aspettativa fiduciosa che ha trovato miracolosamente un angolo per esprimersi proprio nel momento più complesso.

Si rimane piacevolmente sorpresi sino dall’incipit “At The Counter”, brano perfetto per divenire una hit radiofonica; un elettro Pop con inserti new wave dove un violino infioretta gli spunti del pezzo; atmosfere cupe si alternano a istanti più rilassati sino a trasformare l’evoluzione del motivo in un’attraente melodia, con i suoni del Synth a delineare un finale di notevole qualità. Una ricchezza sonora unica che si esprime nel ritmo brioso di “No More Swamp”, ballata elettronica dalle tinte tenebrose il cui testo vuole esplorare il cambiamento interiore, il passaggio da una vita egoisticamente disordinata a un nuovo equilibrio interiore.

Tante storie espresse in musica che aprono squarci riflessivi come nei suoni articolati di “Singing Bar”, aperta da un intro sintetico e che è ambientato in un piano bar in stile karaoke a Kowloon prima delle proteste di Hong Kong del 2019, un posto che rievoca alla Steer ricordi davvero speciali e che dà al canto e alla gioia di esprimersi un valore speciale. O ancora nei climi Indie/Rock commisti a elettronica di “Credit Card” dove la carta di credito viene universalmente riconosciuta come un segno di crescita, una canzone che la vocalist definisce intrisa di sapori ironici riferiti più a lei stessa che non alle gioie reali del credito o ai grandi affari. Ma il disco apre anche a scenari musicali più vivaci come, ad esempio, nelle sonorità retrò aperte anche a sfumature Jazz e Funky di “Margaret Calvert Drives Out”, famosa per i suoi cartelli stradali, pezzo dove ancora un violino impreziosisce la trama, intersecandosi in un finale avvincente con il basso e creando un insolito connubio.

La title track “Back To The Swamp” è intrisa di atmosfere dark demarcate ancora dalle linee del basso e tastiere underground prima di dipanarsi in una parte centrale più esuberante con spunti psichedelici nel bel ritornello. È proprio questo il brano che vuole evidenziare in tutti i suoi aspetti il vero e proprio combattimento interiore tra l’etica fai-da-te e le nuove consapevolezze dettate anche dall’esperienza. Ancora cadenze intense alternate a attimi più intimisti caratterizzano l’Art Rock di “Ding Dong” una canzone ispirata dalla misteriosa storia di Petronilla De Meath, la prima persona a essere bruciata viva sul rogo con l’accusa di stregoneria.

I suoni di “Cried A River” nei quali emerge cristallino il timbro della Steer supportata da cori notevoli, ci accompagnano alla conclusione di questo percorso con la struggente ballata “Tarot Card”. La canzone trae ispirazione da “The Dinner Party”, un’installazione dell’artista Judy Chicago, considerata la prima opera d’arte femminista, che racconta l’epopea della donna attraverso 39 figure notevoli della storia occidentale.

La produzione del disco a cura di Kristian Craig Robinson e Leo Abrahams conferisce al lavoro quel tocco di ricercatezza che ne contraddistingue l’evoluzione.

Un cenno anche sulla suggestiva copertina che richiama sia il glorioso gruppo The Cramps che una retro-cover dell’album “Cut” di un’altra famosa female band, The Slits, il tutto rappresentato in un artwork dalle tinte fosche che si rifà ai film horror degli anni ’50 con le ragazze dipinte nella melma di una palude.

La maestria strumentale e il Pop vivido espresso dalla band in queste tracce sanno comunicare un magnetismo seducente, che riesce a stupire e far sognare. Bas Jan si colloca in un percorso che offre una moltitudine di letture proiettando le quattro protagoniste verso una decisa avanguardia sonora. Le musiciste riescono a creare una perfetta simbiosi e la loro inventiva le lancia sicuramente verso un futuro dalle fulgide prospettive.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Back to the Swamp”

  1. At the Counter
  2. No More Swamp
  3. Credit Card
  4. Ding Dong
  5. Margaret Calvert Drives Out
  6. Back to the Swamp
  7. Singing Bar
  8. Cried A River
  9. Tarot Card

Line up Bas Jan: Serafina Steer voce, piano, tastiere / Emma Smith violino, basso, effetti elettronici / Charlotte Stock violino elettrico / Rachel Horwood batteria e percussioni

Bas Jan online:
Website https://www.firerecords.com/artists/bas-jan/
Facebook https://www.facebook.com/basjanband
Instagram https://www.instagram.com/b_a_s__j_a_n/
YouTube https://www.youtube.com/channel/UCmfA51GN3DtFpGSg6WnmUkQ

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