Blackberry Smoke “You Hear Georgia”

Nessuno deve privarsi di una band del genere. Preparatevi a un disco grosso, dallo spessore insolito e massiccio

Blackberry Smoke “You Hear Georgia”, Thirty Tigers 2021

“You Hear Georgia”, settimo album in studio dei Blackberry Smoke, disponibile dal 28 maggio su tutte le piattaforme. Tutte. Nessuna esclusa. Nessuno deve privarsi di una band del genere. Preparatevi a un disco grosso, dallo spessore insolito e massiccio. In caso non conosceste questi sudisti, sono cinque e suonano insieme dal 2000, vengono da uno stato americano che confina a nord con il Tennessee cantato dai Lynyrd Skynyrd, a ovest con l’Alabama cantata sempre dagli Skynyrd, a sud con la Florida degli Allman Brothers, a nord est con la Carolina del Nord da cui viene un certo Warren Haynes (memorizzatelo, poi ci torno), a est con la Carolina del Sud come la Marshall Tucker Band e infine sono della stessa Atlanta da cui vengono i Black Crowes.

La cartina geografica ha quindi spiegato che i Blackberry Smoke affondano radici profondissime nel Country, nel Southern Rock e in tutte le declinazioni dei pilastri della musica di cui abbiamo appena discusso. Il loro sound è coerente e intagliato nella Tradizione, e si spinge a sonorità moderne soprattutto nei suoni degli strumenti.

“You Hear Georgia” arriva a tre anni da “Find a Light”, disco che ha confermato la loro presenza massiccia nelle classifiche americane e una discreta supremazia nella UK rock, piazzandosi al primo posto (terzo disco di fila che porta ad un risultato del genere). Di solito a questo punto della recensione parlo di suoni, parlo di sensazioni, oggi però il disco richiede un track-by-track, essendo esattamente ciò che vorrei da un nuovo album.

Intanto è di dieci brani, numero ormai sacro in uscite di questo calibro, dura il tempo che deve durare (circa 40 minuti) e per quanto non sia un disco eterno come durata, soddisfa già al primo ascolto, soddisfa ascoltarlo una volta soltanto, soddisfa ascoltarlo quattro volte di fila. L’apertura è affidata a “Live it Down”, a una chitarra crunchy e un rullante secco che aprono alla voce dell’ipertricotico Charlie Starr, l’ingresso del basso rotondo di Turner ti spiega che sei appena atterrato “al sud”, ritmicamente farai dondolare la testa su cassa e rullante, segnando i quarti con un sorriso che si aspetta di godere.

La title track arriva come secondo brano, è morbida, ha chitarre stoppate tipiche dei Blackberry Smoke, qui siamo sul solco della band, siamo sulla bandiera sudista con un ritornello estremamente accattivante. “Hey Delilah” ha un retrogusto corale, saltella su uno shuffle, è un pezzo sorridente, è un pezzo che mi fa pensare a una magione sudista con un pianista che rinfresca pomeriggi roventi e umidi. Quarto brano, “Ain’t the Same”, un pezzo da viaggio nei film introspettivi, il protagonista inizia il suo spostamento verso nuove avventure che suo malgrado dovrà affrontare, e anche se i “troubles” di cui parla il brano saranno alle porte, si prosegue con l’intenzione di trovare nuove strade.

Arriviamo al quinto e al sesto brano, premetto di non aver letto titoli e collaborazioni prima dell’ascolto per non farmi condizionare, quindi qui arriva la prima sorpresa su “Lonesome for a Livin’”, la voce non è di Starr ma di Jamey Johnson, è calda e country, è dannatamente americana come timbrica e come accento e ci inchioda su assi scricchiolanti. Poi la sorpresa “All Rise Again” (simile al motto sudista “South Will Rise Again” con quel Again pronunciato “Ighien”), il brano ha un dannato sapore alla Gov’t Mule, il suono è più aggressivo, la chitarra che pronuncia il tema ha qualcosa di diverso e nel coro del ritornello sento una voce acuta che non c’era prima: brividi, pelle d’oca, è Warren Haynes che entra nella seconda strofa. Ora, per chi non conoscesse Warren, è stato anni il chitarrista degli Allman Brothers, dei The Dead, ha fondato i Gov’t Mule, la Warren Haynes band, ha partecipato da protagonista all’enorme concerto di Central Park della Dave Matthews Band con una Cortez the Killer che deve entrare nei manuali di chitarra, insomma è una icona della chitarra e del southern!

Ora, mentre il cuore torna ai battiti normali, posso dirvi che questo brano è un’autentica bomba, da lasciare senza fiato (lo troverete nella playlist di luglio di Rock Nation su Spotify, seguitela subito!), non vi spiego ulteriormente il motivo, ma scrivetemi nei commenti social se ho detto bene, oppure se ho detto giusto.

Il disco ora necessita una boccata di aria e relax, “Old Enough to Know” è una ballad da chitarre acustiche, pianoforte e un accompagnamento leggerissimo di batteria. La voce di Starr è morbida, sussurrata, permette di rilassarsi e di aprire a “Morningside”, brano nuovamente abbastanza aggressivo ma dal tempo largo e ben pronunciato. Gli ultimi due brani, “All Over the Road” e “Old Scarecrow” sono rispettivamente un brano spinto, rapido, energico per spendere tutte le ultime energie e infine una chiusura cesellata nella tradizione sudista degna di sigillare la conclusione di questo nuovo lavoro.

Il disco si ascolta in qualsiasi contesto, si ascolta in spiaggia, sui monti, in casa di notte, con una bellissima compagnia e da soli. È un lavoro magistrale per tutti gli amanti di un genere e ci è stato regalato da una bandiera a stelle e…beh, forse strisce no.

Articolo di Marco Oreggia

Tracklist “You Hear Georgia”

  1. Live it Down
  2. You Hear Georgia
  3. Hey Delilah
  4. Ain’t the Same
  5. Lonesome for a Livin’
  6. All Rise Again
  7. Old Enough to Know
  8. Morningside
  9. All Over The Road
  10. Old Scarecrow

Line up Blackberry Smoke:

Charlie Starr – Voce e chitarre / Paul Jackson – Chitarre e cori / Brandon Still – Tastiere / Richard Turner – Basso e cori / Brit Turner – Batteria

Turnisti: Preston Holcomb – Percussioni / Benji Shanks – Chitarre

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