23/06/2024

IDLES, Padova

23/06/2024

Apolide Festival, Ivrea (To)

23/06/2024

Fontaines D.C., Lido di Camaiore

23/06/2024

Brujeria, Bologna

23/06/2024

La Prima Estate Festival, Lido di Camaiore (LU)

23/06/2024

E, Fano (PU)

23/06/2024

Gossip, Segrate (MI)

23/06/2024

Dogstar, Gardone Riviera (BS)

23/06/2024

Tre Allegri Ragazzi Morti, Ivrea (TO)

23/06/2024

Comeback Kid + Bane, Bologna

23/06/2024

The Smile, Roma

24/06/2024

Paolo Nutini, Lignano Sabbiadoro (UD)

Agenda

Scopri tutti

Brigid Mae Power “Dream From The Deep Well”

Album socialmente consapevole, uno spaccato della società odierna

C’è un brano che è rimasto incollato alle orecchie e risuona da giorni nella mia testa, ma in maniera piacevole e dolce, un momento di beatitudine! Si tratta di “I Must Have Been Blind” di Brigid Mae Power. È bastato il primo ascolto di questo singolo a farmi veramente fantasticare a occhi aperti, rapito dalle atmosfere sognanti e psichedeliche, dalla semplicità disarmante ma incredibilmente efficace e armoniosa del pezzo. Sembrava di trovarsi in un’altra dimensione, colorata da un piano sublime e una voce al contempo vellutata e suadente.

Il nuovo album di questa talentuosa cantautrice e polistrumentista irlandese, “Dream From The Deep Well”, fuori il 30 giugno per Fire Records, è senz’altro uno dei dischi più affascinanti di questo periodo. Un matrimonio fra stili tradizionali, talora con qualche sfumatura di stampo vintage, e melodie moderne. Una perfetta colonna sonora che avvolge la stupenda voce di un’artista creativa e versatile.

Nata a Londra, ma trasferitasi in tenera età in Irlanda, Brigid è la perfetta interprete di una musicalità che spazia in vari generi: dal Folk al Country, qualche sfumatura blues e un gusto dalle tonalità jazz, prevalentemente giocato sui intarsi acustici che costituiscono un tappeto perfetto alla vocalità dell’artista; un timbro policromo, limpido e cristallino che riporta in alcuni momenti ai vocalizzi della connazionale Enya, ma come recita il promo ricorda anche Joni Mitchell nella sua forma più giocosa o qualche momento della statunitense Julia Holter.

C’è stato sicuramente un notevole cambio di percorso nella direzione artistica della vocalist. Il suo ultimo album di studio risale al 2020 “Head Above The Water” e presentava contenuti più imperniati su una forma colta di misticismo e analisi introspettiva. Oggi, complici forse anche le vicissitudini del recente periodo storico, pur permanendo nel suo disco una forte componente spirituale, l’artista ha virato verso contenuti più tendenti al sociale e al quotidiano. Brigid ci apre gli occhi oltre la natura superficiale della politica, del modus vivendi e della stessa musica. Si percepisce in particolare un senso di sconforto nei confronti di chi si riempie la bocca di parole, senza attuare niente di realmente costruttivo per un mondo migliore. Una visione sofferente della società odierna, anche se dalle liriche si alza lo stesso un vento di positività, affinché quel palpito di amore insito nell’animo umano ci porti a riscoprire la bellezza del creato e la meraviglia delle cose semplici.

Un disco che racconta storie tristi ma anche dolci ricordi familiari; una narrazione che parla di impegno sociale nella lotta alla precarietà dell’emancipazione femminile ma anche del desiderio intenso di trasformare la disillusione in una molla dirompente che invece riconnetta all’essenza della vita. Un album socialmente consapevole, uno spaccato della società odierna, sicuramente il lavoro più completo e maturo di Brigid. Le undici tracce che compongono la tracklist tinteggiano nuovi colori su una tela già molto espressiva con arrangiamenti sobri ma estremamente efficaci. La voce evocativa di Power incontra le melodie suggestive disegnate da strumenti tradizionali o classici: gli archi, la pedal steel che ricorda scenari alla Laurel Canyon, fiati e Mellotron che danno consistenza a un suono che attingendo dai vari stili sopra menzionati, assume talvolta i connotati di una bellezza barocca.

L’incipit dell’opera, “I Know Who Is Sick”, è una delle cover personalizzate e reinterpretate da Brigid, un motivo reso celebre da The Clancy Brothers e Tommy Makem nel lontano 1962. In evidenza le atmosfere delicate da folk celtico, una dolce cantilena, quasi una poesia, recitata con grazia e eleganza che l’artista paragona all’occupato del telefono. La seconda canzone è invece proprio quella da me citata in apertura “I Must Have Been Blind”, un brano di Tim Buckley dal suo album “Blue Afternoon” del 1969, che Power in questa nuova versione riesce a rendere ancora più carica di pathos. Così come piena di commozione, quasi una preghiera, è il pezzo “Ashling”, il toccante tributo di Brigid a Ashling Murphy, insegnante irlandese ventitreenne e musicista tradizionale del suo paese, aggredita e uccisa mentre faceva jogging appena fuori dalla sua cittadina di Tullamore, nella contea di Offaly durante il 2022.

Una storia dai risvolti strazianti raccontata con coinvolgente partecipazione dall’artista che attraverso sfumature acustiche riesce a ricreare un’atmosfera profondamente malinconica conferendo al brano le tradizioni della musica popolare; oltre allo struggente ricordo di questa sfortunata ragazza, l’intento di sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica su un tema importante come quello della violenza sulle donne. Argomenti significativi che trovano il loro spazio anche nella melodia dai sapori Country / Folk di “Maybe It’s Just Lighting”, la storia di due rifugiate da lei accolte, una madre e la figlia adolescente, le loro infinite difficoltà, la povertà e la lotta per la sopravvivenza. Ciò ha ispirato Brigid a un pensiero sulla condizione femminile in tutto il mondo, viste le tante donne imprigionate in una società patriarcale che nonostante le veda protagoniste totali nell’impegno anche emotivo, non riconosce loro alcun merito per le molte imprese quotidiane.

Le atmosfere folk di “Counting Down” ci proiettano in un’ambientazione vintage anni ’70; il suo ritmo dolce e la trama affascinante ci accompagnano alle cadenze che l’artista definisce come balsamiche della successiva “Waterford Song”.  La prima canzone affronta il tema dell’importanza della musica e tutte le incredibili emozioni capace di trasmettere anche attraverso i tour, ma al contempo quanto a volte risulti frustrante dover salutare tanta bella gente conosciuta durante gli spettacoli perché incombe una nuova tappa e un altro viaggio; la seconda, dalle sonorità malinconiche, gentili arpeggi di chitarra e la voce incantevole di Power, è invece un quadro bucolico e meditativo sul luogo in cui ha vissuto la famiglia dell’artista per secoli. Brigid sottolinea il profondo coinvolgimento emotivo suscitato in lei durante un concerto in questa enorme tenuta di campagna, dove tutti gli alberi erano stati piantati dal nonno: un’emozione profonda che l’ha messa in contatto con la forza della natura come fonte di energia e vitalità.

I pezzi del disco scorrono agili e freschi, lasciando profondo coinvolgimento nell’ascoltatore come, per esempio, nei suoni armoniosi di “I’ll Wait Outside For You”, dove compare anche un sax frizzante e nell’eponima “Dream From The Deep Well”, morbida e felpata, adatta al timbro suggestivo di Brigid. Il brano finale “Down By The Glenside” è l’ennesima espressione della fantasia dell’artista che riesce a trasformare con maestria un’altra cover, un motivo romantico del gruppo “The Dubliners” risalente al 1995, rendendolo una struggente esecuzione di un Folk modernizzato, ma non meno comunicativo e fascinoso.

Terminato l’ascolto di questo gioiello, credo di poter asserire a pieno titolo che Brigid Mae Power sia davvero una delle voci più intense e comunicative del folk attuale esprimendo al massimo le qualità tradizionali del genere, come la cantabilità e l’impegno sociale, grazie a un’ispirazione in chiave moderna che ne attualizza le trame. Questo album sancisce la maturità e la consapevolezza artistica di questa cantante ponendola tra gli esponenti di spicco di una cultura musicale estremamente preziosa che dimostra, grazie a interpreti eccezionali come lei, di poter essere ancora un riferimento di notevole spessore.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Dream From The Deep Well”

  1. I Know Who Is Sick
  2. Counting Down
  3. Maybe It’s Just The Lighting
  4. I Must Have Been Blind
  5. The Waterford Song
  6. Ashling
  7. I’ll Wait Outside For You
  8. Dream From The Deep Well
  9. I Don’t Know Your Story
  10. Some Life You’ve Known
  11. Down By The Glenside

Brigid Mae Power online:
Website https://brigidmaepower.com/
Facebook https://www.facebook.com/brigidpowermusic/
Instagram https://www.instagram.com/brigidmaepower/

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!