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Chat Pile

Chat Pile “God’s Country”

Influenze inusuali per la scena metal contemporanea


I Chat Pile sono di Pitcher, una cittadina dell’Okhlaoma da cui veniva estratto il piombo per realizzare le munizioni degli Stati Uniti durante le guerre mondiali. Con la grande crisi economica del 2009 queste fabbriche sono state chiuse lasciando tante persone disoccupate e cumuli di macerie tossiche che ancora oggi caratterizzano il paesaggio della cittadina, da cui il nome della band. “God’s Country”, il loro album di debutto pubblicato per Flenser Records il 29 luglio 2022 ha le sue radici in questo scenario e in tutte le difficili dinamiche che solitamente gli esponenti della working class americana senza stabilità economica sono costretti a vivere.

Al primo ascolto traspaiono delle influenze inusuali per la scena metal contemporanea. Il cuore dello stile della band si può ritrovare principalmente nei Dystopia, storica band Crust/Death Metal autrice di due album ispiratissimi come l’omonimo e “People=Garbage” e i pionieri dell’Indutrial metal Godflesh. Da questi ultimi riprendono oltre che il groove anche l’ispirazione per le ritmiche dal sapore elettronico, in questo album però ricreate in maniera inusuale. Sembra infatti che il suono di batteria derivi da una sbagliata regolazione dei microfoni che danno l’effetto di batteria elettronica, una scelta che fa sembrare ancora di più l’album sopra le righe. Due altre influenze di possono trovare nei Jesus Lizard – questi evidenti nelle linee di basso taglienti e il registro vocale urlato e declamato che ricorda molto quello di Yow – e i Deftones nel modo con cui tutti questi riferimenti vengono amalgamati lungo i 40 minuti dell’album.

Il cantante Raygun Busch è forse la miglior capacità interpretativa che mi sia capitato di sentire negli ultimi anni, sia per la capacità di cambiare registro lungo i brani che nel modo in cui enfatizza la voce. I testi sono crudi, tragici e a tratti terrificanti, per gli argomenti che trattano si potrebbe definire l’album come un concept che parla dei dimenticati e dei disperati. Non trattano argomenti univoci ma rimangono attorno un tema che potrebbe incorporare diverse situazioni, ad esempio nella conclusiva “grimace_smoking_weed.jpeg” si potrebbero scorgere i pensieri di un eroinomane in crisi nella sua stanza, o “Wicked Puppet Dance” sembra stare nella testa di uno dei tanti casi di stragi nelle scuole.

In conclusione “God’s Country” si può considerare un album riuscitissimo, giusto mix tra capacità di reinterpretare le influenze di base e coraggio in fase di scrittura, una novità per un genere che da troppo tempo vive tra manierismo e nostalgia del passato.

Articolo di Giorgio Cappai

Tracklist “God’s Country”

  1. Slaughterhouse 
  2. Why 
  3. Pamela
  4. Wicked Puppet Dance
  5. Anywhere
  6. Tropical Beaches, Inc
  7. The Mask
  8. I Don’t Care If I Burn
  9. grimace_smoking_weed.jpeg

Lineup Chat Pile: Luther Manhole, chitarra/ Raygun Busch, voce/ Stin, basso/ Captain Ron, batteria

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