Colonel V “The Millenary Preacher” – L’Amor Mio Non Muore Dischi 2020

Prossimi al 7 dicembre, data di uscita, ci troviamo intorno a un vinile che gira, l’esordio di Colonel V, un enigmatico chitarrista blues vestito dei colori della nostra penisola. A breve potrete ascoltare il suo  “The Millenary Preacher”, otto brani che decisamente valgono la pena di essere ascoltati (soprattutto tre, ma non vi dico ora quali).

Sotto lo pseudonimo di Colonel V troviamo il chitarrista blues (o post-blues?) Paul Venturi, navigato interprete delle sei corde già conosciuto in giro per il Bel Paese. Faccio una doverosa premessa: il disco mi piace e mentre scrivo questa recensione lo ascolto e mi fermo dal digitare su alcuni brani, non scrivendo e dovendo recuperare la frase precedente a fine brano, quindi non vi stupite se qualcosa non dovesse “covfefe”.

Il disco suona. Fa sorridere di gusto per le scelte praticate, le radici sono dannatamente profonde nel Blues, si sente l’eredità dei Padri che discende ai Figli, dando un impatto sonoro molto differente dalle origini in quanto molto molto fresco, ma lasciando il retrogusto in bocca di qualcosa che ci è sempre piaciuto. Posso dirvi che al primo ascolto ho provato lo stesso piacere e le stesse sensazioni che trovai al primo ascolto di “El Camino” dei Black Keys, nonostante ci siano delle robuste differente di genere, parlo (o scrivo) di sensazioni non acustiche ma di gusto, di stupore, di oh, senti che cosa bella che ha appena fatto.

Colonel V

Otto brani, cosparsi di colpi di scena, cosparsi di colpi di scena, la voce di Colonel V elaborata, a tratti distorta e compressa, l’alternarsi di chitarre pulite, chitarre acustiche dal chiaro colore old school, col tipico “sdeng” quando suonate con le dita, frapposte a altre decisamente effettate e moderne.

Vi lascio un appunto su questa differenza: ascoltate l’acustica in “Kind o’ Livin’” e percepite la differenza con l’elettrica di “American Stew”, traccia subito successiva. Sembrano due prodotti di due dischi differenti, la seconda addirittura alternata a voci molto molto effettate. Poi ascoltando con cura si capisce che l’idea, il pensiero di come scolpire una resa sonica è lo stesso e segue un discorso preciso quanto semplice e coerente.

La voce è particolare e gradevole nelle sue scelte (si sa che amo le voci non particolarmente aggressive) e vive di cori e risposte di voci femminili. Ora sto ascoltando “The Millenary Preacher”, la title track, caratterizzata da una voce con un Delay che la fa da padrone e cori che incastrano un ritmo mai banale. Forza, ascoltatela. Ora. Capite perché mi piace.

Questo disco di Colonel V va ascoltato … no, beh, non posso dirvi in che contesto, l’importante è che venga ascoltato. È fresco, può essere messo a un aperitivo, in apertura o chiusura di un concerto, può essere ascoltato in casa, in studio, a lavoro, in auto, ma richiede attenzione. Non scorre da solo mentre si fa altro, ma bussa all’attenzione perché pretende compagnia. Non sottovalutatelo per questo.

Articolo di Marco Oreggia

Tracklist “The Millenary Preacher”

  1. “Rosy”
  2. “Rock Is The Rock”
  3. “Kind O’ Livin”
  4. “American Stew”
  5. “The Millenary Preacher”
  6. “Polinice Island”
  7. “I Ain’ t Gonna Be Your Dog”
  8. “Mary”

Line up Colonel V

Paul Venturi – voce e chitarre
Tiziano Popoli – synth, tastiere, elettronica
Piero Perelli – batteria

Eloisa Atti – cori
Sara Zannoni – cori
Don Antonio – chitarre (Kind O’ Livin’, Mary) piano (Rosy, American Stew)
Roberto Villa – basso (American Stew)