Coma Berenices “Archetype”

Gli dèi sono sorridenti e soddisfatti del rito propiziatorio messo in scena dai piccoli, intensi gesti musicali sgranati da Antonella e Daniela

Coma Berenices, un progetto musicale che ha nel nome un mito greco e che il 17 aprile 2020 ha pubblicato un EP che si intitola “Archetype” ha già predisposto le coordinate del livello di coscienza che vuole stimolare. A chi scrive ha suggerito l’immagine di un ponte, tra il regno delle cose visibili e quello delle cose invisibili – mitiche e molto più pregnanti di quanto non si creda – che possiamo decidere di percorrere attraverso l’ascolto delle sei pregevoli tracce strumentali. Se a questa immagine aggiungiamo quelle evocate nel comunicato stampa, che insiste sui termini “cielo”, “nuvole”, “mare” e “pioggia” il quadro immaginifico diventa molto chiaro. La tranquillità di una scrittura creativa, di cui le due autrici non sembrano né schiave né adoratrici, le fa apparire come sacerdotesse di una dea irraggiungibile.

Ed ecco i primi passi su quel ponte, lastricato dalle note di “Arché”. L’invisibilità dietro tutte le cose tra le quali viviamo – beni accumulati, merci, sordi e muti e morti materiali di consumo – ci viene incontro, ci vivifica, ci rinforza, senza allarmare o spaventare. Anzi, il ponte si riempie di colori pastello, ora più tenui, ora illuminanti lo spazio intorno a noi. La mini-suite divisa in due parti “Keep Your Feet on the Stars” ci porta verso il centro del ponte e in un istante ci rendiamo conto che la notte si è rovesciata e noi, assecondando l’intreccio ammaliante delle chitarre, ci colleghiamo a splendenti oggetti siderali, accorgendoci che abbiamo solo preso a prestito questa forma umana. Il wah-wah della prima parte e il suono jazzy che prende la prima chitarra nella seconda parte aumentano la sensazione di incommensurabilità, di magia psichica: archetipica, non c’è dubbio. E la passeggiata si fa più leggera quando la ritmica, guidata da quello che sembra un palm-mute o un analogo suono di synth, si fa più movimentata, gioiosamente dimentica.

Parte “Silent Days” e ci fermiamo, sporgendoci dal ponte ad ammirare il misterioso mare che separa il vile e dilaniante quotidiano dal mondo senza tempo dell’invisibile, fatto di intuizioni, idee e spirito. Miti e archetipi che ci circondano, ci attraversano, ci guidano e ci proteggono. E ci chiedono solo di essere ascoltati, di non essere dimenticati. Ce ne accorgeremmo subito della loro presenza se vivessimo “giorni di silenzio”. Non serve leggere Aldous Huxley per riconoscere nello “spirito guida” (angelo custode?) uno degli archetipi di più forte richiamo sugli accordi di questa meravigliosa quarta traccia.

“À l’improviste”, si affaccia con uno sviluppo intimista di chitarra acustica, e che prende confidenza via via che la ritmica va a sostenerla, finendo per trasformarsi in una filastrocca arcana e fanciullesca in ¾. Siamo ormai in vista dell’”altro” regno (del regno dell’”altro” in realtà) e si sta preparando un’accoglienza per noi che nulla vuole avere di ostile o alieno. L’ultimo brano “Riyad” è permeato da una sensazione di leggerezza quasi divertita, dipinta dai licks jazzy con venature lounge, una sospensione continua, una linea che non vuole chiudersi, forse la traccia meno integrata all’insieme dell’EP ma che lo porta in ogni caso a terminare sulle sponde di quel mare, a mattino inoltrato.

Gli dèi sono sorridenti e soddisfatti del rito propiziatorio messo in scena dai piccoli, intensi gesti musicali sgranati da Antonella e Daniela, sostenuti da Andrea e Gabriele. Non è un caso che il destino – o dovremmo piuttosto a questo punto parlare di daimon? – li abbia portati a condividere il palco con la “somma maestra” Kaki King ed il suo ormai affermato genius.

Coma Berenices hanno ben presente chi sono e dove vogliono andare. Sono consapevoli che l’equilibrio è un qualcosa che si mantiene dinamicamente, un continuo oscillare tra la tensione e il rilassamento, tra danza e contemplazione, sanno quando usare l’una e quando l’altra, probabilmente come persone, prima ancora che come musiciste. Questo è quello che mi è capitato di percepire ascoltando “Archetype”. Vi auguro una esperienza altrettanto affascinante.

Articolo di Riccardo Pro

Track list “Archetype”

  1. Arché
  2. Keep Your Feet on the Stars, Part I
  3. Keep Your Feet on the Stars, Part II
  4. Silent Days
  5. À l’improviste
  6. Riyad

Coma Berenices

Antonella Bianco – chitarra elettrica, tastiere

Daniela Capalbo – chitarra elettrica, chitarra acustica, mandolino

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