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Courtney Marie Andrews “Old Flowers”

Courtney Marie Andrews “Old Flowers” – Fat Possum Records, 2020 Non ha neppure trent’anni, eppure Courtney Marie Andrews è riuscita a scrivere un disco che compie due piccoli miracoli: racconta la fine di un amore

Courtney Marie Andrews “Old Flowers” – Fat Possum Records, 2020

Non ha neppure trent’anni, eppure Courtney Marie Andrews è riuscita a scrivere un disco che compie due piccoli miracoli: racconta la fine di un amore senza soccombere alle smancerie e alla banalità ed è in grado di confondersi in mezzo ai grandi dischi (e ai grandi artisti) che hanno lasciato il segno nel country-folk americano, senza la minima difficoltà.

Old Flowers” è stato pubblicato il 24 Luglio 2020 dalla Fat Possum Records, prodotto da Andrew Sarlo (Bon Iver, Big Thiefs) e registrato al Sound Space Studio di Los Angeles con una formazione ridotta all’essenziale: insieme alla Andrews, il polistrumentista Matthew Davidson e il batterista James Krivchenia.

Parola d’ordine: sincerità. La Andrews si esibisce dal vivo fin da ragazzina, ha diversi album e tanta esperienza alle spalle e ha scelto una via tutt’altro che facile, quella di mettersi a nudo completamente con tutta la vulnerabilità che questo comporta.

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Dieci canzoni per curare il trauma lasciato dalla fine di una lunga relazione, per provare a dare una forma al dolore, per trovare un senso alla nuova, inattesa condizione di donna sola nel mondo e nello stesso tempo per osservare da vicino l’inspiegabile connessione tra due esseri umani, che permane con forza anche dopo un addio.

Ero così disgustata dal modo in cui mi sentivo che non riuscivo a riascoltare i pezzi, ero imbarazzata all’idea di suonarli in pubblico. Ero imbarazzata dalla mia vulnerabilità. Forse non mi piaceva chi ero io, in quelle canzoni, ma il fatto è che loro erano davvero me in quel momento.

Ascoltando una dopo l’altra le tracce di “Old Flowers” sembra quasi di vederla, questa donna dal cuore spezzato, mentre si spoglia di ogni riparo e si rivela in un puzzle di suoni che rispondono a ogni microscopico punto doloroso che celiamo. Una piccola Joni Mitchell dal sapore country: la voce pulita e brillante della Andrews ha un’intenzione cristallina, dolce, avvolgente e al medesimo tempo ferma e decisa nel pronunciare parole pesate, scritte con caparbia onestà.

La scelta di mantenere arrangiamenti minimali ma estremamente curati nelle sfumature risulta assolutamente efficace: una dopo l’altra, le canzoni di questo disco sono lame sottili che affondano piano nei tagli più profondi, quelli che credevi cicatrizzati e guariti da tempo, quelle ferite che nel bene o nel male ognuno finisce per trovarsi addosso nell’arco di un’esistenza.

La stessa cantautrice racconta giorni in studio fatti di piccoli esperimenti che hanno portato poi al risultato finale con estrema semplicità e naturalezza, le stesse caratteristiche che distinguono questo lavoro discografico da un qualunque altro album che racconti d’amore: sonorità fatte di contrasti, di buio fiocamente illuminato e sprazzi di luce improvvisa, come in “It Must Be Someone Else’s Fault” o nella nostalgica “Together Or Alone”; spaesate atmosfere frastornate e sospese (“Guilty”, “If I Told You”, “How You Get Hurt”); malinconie trascinate da pedal steel e ritmiche che si appoggiano stancamente, come il battito di un cuore esausto (“Burlap Strings”, “Carnival Dream”).

Se “Old Flowers”, brano che dà il titolo al disco, racchiude bene il disincanto amaro per la fine e insieme la sensazione di riscoprirsi soli pur senza sentire alcuna solitudine, davvero ipnotica è “Break The Spell”, con un sottofondo di rumori volutamente evocativo: mentre registravamo questo brano, volevamo simulare sonoramente il suono di un incantesimo che viene spezzato. (…) A un certo punto ho afferrato tutti i fiori nei loro vasi e li ho gettati sul pavimento durante la registrazione. Li puoi sentire spargersi, se ascolti bene.

Menzione speciale per l’ultimo bellissimo brano dell’album,“Ships In The Night”, una sorta di dichiarazione d’amore postuma, un piccolo esercizio di accettazione di una sola verità che metta d’accordo entrambe le parti: So che anche tu hai provato a raggiungermi, so che ci hai provato, So che sentivamo le stesse cose, ma non era il momento giusto.

Plasmato dalla luminosa creatività di un’artista sensibile, questo disco è davvero una perla preziosa e sincera, che abbraccia dolcemente e si lascia abbracciare.

Articolo di Valentina Comelli

 Track list “Old Flowers”

  1. Burlap Strings
  2. Guilty
  3. If I Told You
  4. Together Or Alone
  5. Carnival Dream
  6. Old Flowers
  7. Break The Spell
  8. It Must Be Someone Else’s Fault
  9. How You Get Hurt
  10. Ships In The Night

Line up Courtney Marie Andrews

Courtney Marie Andrews: Voce, chitarra, piano

Matthew Davidson: Basso, pedal steel, piano, tastiere

James Krivchenia: Batteria, percussioni

 

 

 

 

 

 

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