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Dave Lombardo “Rites of Percussion”

Un’esplosione di energia percussiva che tocca corde intime e misteriose

Uscito il 5 maggio 2023 per Ipecac Recordings, “Rites of Percussion” è un’esplosione di energia percussiva e creatività che cattura immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore, trascinandolo nel vortice magico di ritmi composti da un’infinità di timbri e variazioni. Dave Lombardo, celebre per aver fondato e suonato con i pionieri del Thrash Metal Slayer, ha dimostrato ancora una volta il suo talento e la sua versatilità.  Nato all’Avana a Cuba, in 40 anni di carriera musicale “stellare” ha collaborato con Fantômas, Suicidal Tendencies, Testament, The Misfits, Grip Inc., Mr. Bungle, Dead Cross e recentemente Venamoris (con la moglie Paula) ricevendo un’infinità di riconoscimenti, tra cui due Grammy Award e quattro nomination.

Dopo la voce, che si ritiene sia stato il primo strumento, gli uomini hanno utilizzato le percussioni per produrre suoni. I primi strumenti di questo tipo erano probabilmente costituiti da oggetti trovati casualmente, come rocce o bastoni, che venivano colpiti per produrre suoni ritmici. Il linguaggio, che è una caratteristica intrinseca e caratterizzante della nostra specie, nella sua forma più essenziale, sorprendente, energica e sacra prende la forma di ripetizione di parole che, nel girare vorticosamente, si trasformano in suoni. Come in una litania significante e significato coincidono. 

Provate a pensare in che misura la potenza del ritmo possa essere impressionante: nei riti più antichi la parola sacra collassa in un colpo, che a sua volta risuona, si ripete frenetico, ossessivo. Il ritmo è una poesia o una preghiera che ripete, variandole, le frasi fatte dei colpi di cui è composta. Mani che battono, un tronco cavo che forma un tamburo: questo tipo di percussione è ancora presente in molte tradizioni musicali indigene. Dave riesce, attraverso strumenti complessi e strumenti percussivi semplicissimi a dare voce a un’opera priva di parola ma densamente popolata di significati. Siamo trascinati e avvolti dai suoni nei 13 brani – rito che, pur diversissimi, sembrano essere parti di un tutto. L’album si apre con il brano “Initiatory Madness” ovvero “follia iniziatica”, un’intro spettacolare che prepara il terreno per quello che verrà. In un crescendo di piatti, congas e campane la batteria di Lombardo – netta e potente – appare e scompare in contrappunto con le percussioni. Questo modulo vincente è presente anche in molti dei brani successivi, tutti vitali ed estremamente insoliti. Fa eccezione “Journey of The Host” che presenta il ritmo più “occidentale” e più simile a un assolo di batteria tra tutti quelli presenti.

Nei brani che seguono da “Maunder in Liminality” (richiamo ai riti iniziatici liminari che segnano il confine tra uno stato di esistenza e un altro, per esempio tra la giovinezza e l’età adulta) fino ad “Animismo”, i rullanti precisi e potenti di Lombardo creano un senso di attesa e mistero, mentre gli effetti sonori sottili aggiungono un tocco di magia all’atmosfera. Man mano che ciascun brano si sviluppa, si avverte un crescendo di intensità e di energia travolgente.

In tutto l’album l’uso della doppia cassa, e non poteva essere altrimenti, è magistrale: moderato e mai a sproposito. Lombardo è maestro assoluto di questa “invenzione” del batterista di origine italiana Louie Bellson (pseudonimo di Luigi Balassoni) che utilizzò la doppia cassa già nel lontano 1939 con musicisti del calibro di Duke Ellington, Benny Goodman, Tommy Dorsey e Harry James.

La ricchezza timbrica che si ascolta è dovuta alla pluralità degli strumenti utilizzati con precisione e gusto artistico: due batterie (un kit con cassa singola e una a doppia cassa), una grande grancassa da concerto, un timpano, un pianoforte a coda e una miriade di shaker, maracas, gong cinesi e sinfonici, tamburi dei nativi americani, congas, timbales, bonghi, batás, wood blocks, djembes, ibos, darbukas, octobans, cajóns e cimbali. Si noti come anche l’uso del pianoforte è coerentemente percussivo (il piano è a tutti gli effetti uno strumento percussivo attraverso martelletti su corde accordate).

La storia di quest’album nasce da molto lontano. Mike Patton aveva suggerito a Lombardo di registrare un album di “sola batteria” già nel 1998, facendogli ascoltare “Top Percussion” di Tito Puente. Lombardo, commentando altre opere che lo hanno ispirato negli anni come “The Best of Irakere, Rhythms of Rapture: Sacred of Haitian Vodou”, “Sacred Sounds of Santeria” di Raul J. Canizares e “Yoruba Drums” dal Benin, dice che “quando lo stato spirituale della mente incontra il ritmo, è molto più profondo di un semplice battito. Si tocca il cuore di noi stessi”.

Nonostante l’dea di base risalga a quasi 25 anni fa, si sente una freschezza d’ispirazione eccezionale: la musica è come un personaggio che ha vita propria fuori da Dave e a cui Lombardo dona vita e colore attraverso decine di suoni percussivi differenti. Sensazioni e immagini si trasformano in suoni. Forse “Rites of Percussion” attendeva solamente il momento propizio per venire alla luce, in un intreccio tra composizione, preparazione meticolosa e improvvisazione.

Potenza, vitalità ma anche intimità si miscelano in un’opera per lo più composta e registrata a casa del musicista e poi rifinita allo Studio 606 tra il 2020 e il 2021, in piena pandemia. Se da una parte un percussionista o un batterista potranno apprezzare gli elementi tecnici e stilistici di Lombardo, non direi che questa sia un’opera esclusivamente per “addetti ai lavori”. Al contrario, ritengo sia un’esperienza musicale avvincente, proprio perché espressiva e ricca, senza l’ausilio di melodie tradizionali.

Articolo di Mario Molinari

Dave Lombardo online:
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