“E se l’onda è il mare”, uscito il 16 gennaio per l’etichetta Spring Art Development, è un album che si muove intenzionalmente fuori dagli schemi, rifiutando qualsiasi classificazione rigida di genere. Già dalle prime note, è chiaro che non si tratta di un ascolto da consumare in fretta ma serve disponibilità all’immersione. Il titolo è di quelli che lasciano spazio al pensiero: “E se l’onda è il mare” insinua dubbi sulla separazione tra parte e tutto, sull’identità del singolo rispetto al contesto. Non si sa se ci sia un legame diretto con Willigis Jäger e il suo celebre testo “L’onda è il mare”, ma le affinità concettuali saltano all’orecchio. Qui l’identità, infatti, si afferma per connessione perché non si tratta di esporre una teoria, quanto piuttosto di viverla attraverso la forma musicale.
La Fabbrica del Nulla propone un lavoro che rifugge le rotte tracciate. Non è Jazz in senso stretto, né Classica contemporanea, né si inserisce nella World Music. È piuttosto un terreno di passaggio, dove suoni e suggestioni si incontrano per evocare, più che per raccontare. Il centro del progetto non sta difatti nello stile, ma nella modalità con cui la musica dà forma a un senso, giocando con il tempo, senza mai cercare effetti drammatici o soluzioni prevedibili. I dieci brani dell’album sembrano inizialmente muoversi in modo indipendente, ma con l’ascolto si scopre un dialogo sottile tra di loro attraverso rimandi timbrici, strutture ricorrenti e atmosfere condivise. Emergono così legami sotterranei che costruiscono un concept intimo, fatto di suggestioni inconsce. C’è, infatti, qualcosa di profondamente junghiano in questo approccio.
Il brano d’apertura, “Ombre sottili”, stabilisce subito l’atmosfera dove il pianoforte è misurato, più intento a costruire uno spazio che a esporre un tema. Il tempo è fluido, il silenzio è parte integrante del discorso. Viene in mente Paul Bley, non tanto per lo stile quanto per l’approccio meditativo, quasi spirituale, allo strumento. Con “Tarokarl” flauti e clarinetti entrano in scena come voci narranti, senza un centro dominante e dove il pianoforte si fa da parte per lasciare emergere relazioni strutturate. In questo lavoro la disposizione dei brani a mio avviso segue un disegno preciso: alterna momenti dilatati e altri più intensi, variando ritmi e densità, ma mantenendo sempre una coerenza profonda.
“Posto per Stefano” rivela con chiarezza questo intento comunicativo. Qui, infatti, la musica parla davvero senza bisogno di parole. Le note sembrano frammenti di discorso, significati che emergono nella loro relazione reciproca e il brano si sviluppa lentamente, in un equilibrio delicato tra struttura formale e libertà. “La società senza dolore” rappresenta uno dei fulcri del progetto. Non è un manifesto, né una visione utopica, piuttosto, una riflessione implicita sul nostro tempo: la tendenza a rimuovere il dolore ed a fuggire dalla sofferenza. La musica sembra suggerire che affrontare il dolore sia l’unica strada per capire davvero cosa significa vivere. Ma, come sempre, tutto resta aperto, affidato alla sensibilità dell’ascoltatore.
In vari momenti rarefatti, il pianoforte rimanda a un certo Jazz introspettivo. Viene in mente il Jarrett più intimo, quello che costruisce a partire dal silenzio, dall’ascolto del corpo e dello spazio. Il percorso si chiude con “Pianoforte parlante”, che raccoglie e rielabora tutto ciò che è venuto prima. Il pianoforte qui diventa voce, quasi narratore: ciclico, riflessivo, come se stesse pensando a voce alta. I motivi tornano, si trasformano, si fissano ma l’intento principale a mio avviso è che non è tanto importante ciò che viene detto, ma come e da chi viene ascoltato.
“E se l’onda è il mare” è una formula che racchiude tutto il senso dell’opera: non si proclama l’unità tra individuo e insieme ma la si pratica. Ogni suono acquista significato solo nella relazione con gli altri e la musica diventa così uno strumento di conoscenza quasi un modo per tenere insieme pensiero e materia.
Articolo di Silvia Ravenda
Track list “E se l’onda è il mare”
- Ombre sottili
- TaroKarl
- Rapsody in Virus
- Infinity
- Spectrum
- Al nostro amato Ryuichi
- Posto per Stefano
- La società senza dolore
- Piano Rush
- Il pianoforte parlante
Line up La Fabbrica del nulla: Massimo Buffetti pianoforte / Carlo Failli clarinetti / Luca Guidi chitarra / Stefano Agostini flauti
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