Gary Moore

Gary Moore “How Blue Can You Get”

In questo disco c’è la conferma della grandezza di un eccelso chitarrista

A dieci anni esatti dalla scomparsa di Gary Moore, il 30 aprile, i suoi eredi ripescano dall’archivio di famiglia otto brani tra inediti, cover e rivisitazioni e pubblicano “How Blue Can You Get”. L’anniversario della sua morte rappresenta un’occasione per regalare ai suoi fan nuove interpretazioni di brani mai pubblicati e un modo per riaccendere i riflettori su di un chitarrista che avrebbe avuto ancora molto da dire, se solo avesse potuto.

Il disco, fuori su Mascot Label Group/Provogue, si apre con una cover di Freddy King “I’m Tore Down”. Questo era uno dei brani più suonati nei live di Moore e non si poteva immaginare un inizio migliore. Chitarra, organo, basso e batteria a servizio della musica si inseguono in uno shuffle classico di 12 battute e sul finire si sente l’urlo di qualcuno dei musicisti a voler esternare tutta la soddisfazione di un’esecuzione poderosa e crescente. Si continua con un’altra cover, questa volta di Memphis Slim, “Steppin Out”; altro classico del blues, ma questa versione più rock che blues non brilla per originalità, potremmo definirlo un esercizio di stile fine a stesso.

In “My Dreams” terza traccia del disco troviamo il primo inedito del disco; l’intro è identico a quello di “Still Got The Blues” ma superate le prime quattro note cambia la melodia e siamo subito immersi in una ballata stupenda. Gary Moore ci ha abituati ai suoi racconti amorosi e questo segna una maturità non indifferente, tanta voce sofferente su un tappeto di violini e nel momento giusto poche strazianti note di chitarra a sottolineare quello che la voce ha già detto, e non servono virtuosismi.

La title track “How Blue Can you Get” è del re dei re, B.B King, capolavoro di dinamica ed espressività. In questo brano Moore riesce con grande caparbietà a far suo un classico che gli permette di esprimersi al meglio delle sue possibilità, dalle frasi di chitarra più semplici alle sfuriate tecniche delle quali è padrone come pochi. Con “Looking At Your Picture”  siamo probabilmente di fronte a un brano del periodo più sperimentale del chitarrista, riff di resofonica su di un bit di batteria elettronica in loop. Il brano non ha una vera e propria costruzione, il risultato è un brano irrisolto che forse non meriterebbe di stare nella tracklist.

“Love Can Make A Fool Of You”  non è la prima volta che viene pubblicato. Il brano è già stato inserito nel 1982 nell’album “Corridors of Power” ma in una versione molto anni ‘80 legata alle mode musicali del periodo. In questa nuova versione più d’atmosfera e raffinata ci sono progressioni armoniche inattese, caratteristica che lo rende interessante all’ascolto. Anche qui l’intro di chitarra e i soli danno prova dell’indiscussa capacità nel dosare pathos e virtuosismo nella giusta misura.

“Done Somebody Wrong” è una cover di Elmore James. Questo è l’unico brando del disco suonato in accordatura aperta con lo slide. Il ritmo è incalzante e voce e chitarra si intrecciano armoniosamente con grande coordinazione. Quasi certamente questo brano è frutto di una session non destinata alla pubblicazione, i volumi degli strumenti sono a tratti sproporzionati e qualche stacco sembra non essere proprio programmato, ma di contro si avverte la sensazione del suonare libero.

A chiudere questo disco c’è un capolavoro: “Living With The Blues”. E se per ogni disco c’è un piccolo mistero, questa canzone ha una strana storia. Il brano, seppur stupendo, è stato escluso dal disco “Back To The Blues” del 2001 e non si sa come mai risulti essere stato inserito in un album “non ufficiale” a tiratura ridotta, fatto da brani in studio mai editati, demo e bootleg, raccolti negli anni dai suoi fan con il titolo “Lost Episode -Rare Studio Tracks 1978-2001”.

Purtroppo non ci sono informazioni precise sui musicisti che hanno inciso i brani, le date delle varie registrazione e il perché questi brani siano stati conservati così a lungo in un cassetto.

In questo disco c’è la conferma della grandezza di un eccelso chitarrista e la prova che la sua Les Paul piange e urla quando sollecitata, tanto di espressione quanto di tecnica, la sua voce poi carica di intimità insieme alla forza della band creano un luogo immaginario dove forse Gary ancora sta suonando!

Articolo di Gianluca Vancheri

Tracklist “How Blue Can You Get”

  1. I’m Tore Down
  2. Steppin’ Out
  3. In My Dreams
  4. How Blue Can You Get
  5. Looking At Your Picture
  6. Love Can Make A Fool Of You
  7. Done Somebody Wrong
  8. Living With The Blues

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