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Giorgio Canali & Rossofuoco “Pericolo Giallo”

Il canto di un artista che ha saputo conquistarsi uno spazio preciso nella musica italiana

Le premesse perché fosse un gran album erano presenti già nel singolo “C’era ancora il sole”. E queste non sono state smentite. Anche se, lo confesso, credevo fosse dura far meglio dell’ultimo “Venti”, eppure Giorgio Canali & Rossofuoco con “Pericolo giallo”, uscito il 13 ottobre per La Tempesta Dischi, supera quel lavoro, e si prepara ad essere uno degli album essenziali per capire al meglio questo nostro strano tempo.

Ci sono dischi capaci di inquadrare l’epoca nella quale viviamo. Per la tradizione italiana, come è ben noto, pochi lavori lo fanno da un punto di vista musicale, perché la musica impegnata, nel nostro Paese, ha spesso puntato solo sulla parola. Raramente ha unito le due componenti, e cioè sperimentazione musicale con testi capaci di andare oltre la semplice rima baciata. Canali, nel nuovo lavoro, si colloca in questo secondo filone, quello cioè della parola significante. Musicalmente parlando, si tratta del Canali che conosciamo, anche se meno ruvido del solito. Sul fronte testi, invece, il chitarrista e produttore musicale originario della provincia di Forlì, regala un lavoro maturo, solido, capace di leggere con attenzione, e in modo pungente, il presente; che entra ben a fondo anche nelle contraddizioni che viviamo ogni giorno. Anzi, Canali le porta a galla, le mostra, le fa emergere, e ce le sbatte in faccia. Senza mediazione. In modo diretto. Da questo punto di vista, è davvero un ottimo album. Un tempo si sarebbe definito un concept, un lavoro di quelli cioè che lasceranno un segno. Non subito, come capita in Italia, ma con il tempo. Questo è sicuramente il destino di “Pericolo giallo”.

Ribelle, questa è la parola che si addice al Giorgio Canali di oggi che, per chi lo segue da tempo, e legge anche le sue riflessioni sui social, è di certo l’unico spirito rimasto per davvero libero, non allineato a nulla e con nessuno. In una parola, ribelle. Appunto. “Pericolo giallo” si presenta come il canto, e non il grido, di un artista che ha saputo conquistarsi uno spazio preciso nella musica italiana, dopo aver fatto parte nell’ordine, di CCCP, C.S.I, PGR, e aver lavorato per gruppi internazionali. Fatto tutto questo, il Nostro ha deciso di non tornare a casa, e di non retrocedere di un millimetro. Il progetto con i Rossofuoco è sempre stato questo, e il nuovo album è un passo avanti sulla sua strada. Canali si mette ancora più in gioco, con parole (dure, anche con termini forti), con idee, e proponendo una lettura della società attuale che colpisce il centro del bersaglio. Tre testi su tutti, autentici spaccati e fotografie di quello che siamo: il singolo “C’era ancora il sole”, giocato sull’ironia dell’uscire fuori di casa dopo le scritte “Saremo migliori”; “Pericolo giallo”, canzone manifesto di questi anni ’20 del 2000 e, infine, quella che è la traccia che fa davvero la differenza, e cioè “Pulizie Etiche”. Che cos’è ch’è andato storto? Come mai ti senti solo fra idioti che fanno più grande la confusione sotto il cielo? Certo questa situazione di eccellente non ha niente… sempre che sia ancora lecito citare lui. Altro non servirebbe, ma vale la pena spendere ancora qualche parola.

Per capire questi anni strani che stiamo vivendo, infatti, c’è da ascoltare bene, e con attenzione, queste 12 tracce. Per qualcuno potrebbe essere ridotto ad una semplice e banale discesa all’inferno, anche con imprecazioni che diventano parte essenziale della canzone. D’altronde, il nostro è ormai un parlare che ha sdoganato parecchio. Il turpiloquio è parte del dialogo. Quella che un tempo era parolaccia, è ormai parte della canzone d’autore. Canali si spinge anche oltre, ma sono convinto che lo abbia fatto per far emergere come ogni limite sia stato superato. D’altronde, c’è chi per fare i sold out e disposto a mettersi nuda, invocando la libertà del proprio corpo. Scelta sacro santa e legittima, ma stiamo parlando ancora di musica? A questo punto, non vedo perché Canali non possa fare quello che ha fatto, solo in una canzone, da bravo ribelle.

Come nel singolo “C’era il sole”, uscito qualche settimana fa, dove è chiara la posizione di Canali sul post Covid, allo stesso tempo la traccia che dà il titolo all’album è uno dei due manifesti di questo lavoro. “Pericolo giallo”, infatti, è il condensato delle migliori letture critiche – e sono poche – di questo nostro attuale mondo e modo di vivere, dove la paura è diventata l’unica categoria politica possibile, ed ecco perché decisiva per strutture i rapporti nella società. Solo che, come canta Canali, i colori della paura – seguendo il classico schema – vengono invertiti, modificati, mescolati. Tutto questo crea confusione, e caos. Che a sua volta genera altra paura. Il cerchio così si chiude. Viva la paura che si fa cultura, viva l’obbedienza che si fa demenza, impara l’abc e a dire sempre sì, il capo ti ama così. Un altro testo che merita attenzione è “Un filo di fumo”, canzone che di fatto è un piccolo manuale di sopravvivenza per i giovani di questa epoca, omologata e omologante. Soprattutto questa seconda opzione, che Canali, di fatto, con maestria, denuncia in tutte e 12 le tracce del nuovo album.

Un lavoro compatto, si diceva, che da un punto di vista sonoro ammorbidisce quel punk/rock ruvido che era presente nei primi lavori con i Rossofuoco. Per i testi, invece, ascoltato tutto il lavoro si può affermare che Canali sia l’unico, ad oggi, ad aver voluto mettere le mani, con cognizione di causa, dentro la nostra realtà. Cosa è successo dopo quei cartelloni con scritto “Sarà migliore”? Ecco perché, dicevo all’inizio, questo è un album capace di descrivere, fare una lucida fotografia, e dare un volto alla nostra epoca.

Non temo alcuna critica, ma se “Anime salve” era l’album che serviva, come testi nella seconda metà degli anni ’90 (ma in quel caso, anche come musica, per certi versi), nel clou cioè dell’edonismo made in Usa, l’epoca, insomma, che si dimenticava gli ultimi, “Pericolo giallo” è l’album che serve per svegliarci da un torpore nel quale siamo stati gettati, complici consenzienti, in questi ultimi anni. Questo lavoro, dunque, con “Canzoni da spiaggia deturpata” de Le luci della centrale elettrica (dove le mani ce le ha messe anche Canali), e “Il mondo nuovo” de Il teatro degli orrori, sono i tre album che si devono ascoltare per avere un ritratto ben fatto della nostra epoca. Non a caso, 2008, 2012 e, ora, 2023, tre album e in tre decenni diversi. Un trittico niente male

Il brano che più rappresenta questo parallelismo, affermazione con la quale mi assumo tutti gli oneri del caso, è “Pulizia Etiche”. Che cos’è ch’è andato storto? Come mai questo silenzio? Ora puoi solo fare il morto tanto per dare il buon esempio, mentre continuiamo a chiederci che cos’è che ci trattiene ma, evidentemente, ci va bene così, canta Canali. La nostra è un’epoca zeppa di contraddizioni, questo dice Canali. Ecco perché serve essere ribelli, non tanto rivoluzionari. E questo va ricordato anche affermandolo in una canzone. Sono solo canzonette, giusto? Un tempo, infatti, ci avrebbero pensato i cantautori. Oggi ci sono pochissimi ribelli, anzi, forse uno solo: Canali.

Pensiero unico, paure, incapacità di guardare al di là dell’evidenza, menefreghismo e ritorno di un passato, spesso camuffato. “Morti per niente” è il testo più duro da questo punto di vista, un atto d’accusa chiaro ed esplicito, come lo fu, qualche anno fa, “Il lungo sonno (lettera aperta al Partito Democratico)” de “Il teatro degli orrori” di Pier Paolo Capovilla. Il campionario di “Pericolo Giallo” prosegue diretto fino al finale, senza tregua. Ogni brano è un quadro, e uno spaccato di questa nostra società complicata, quella cioè che dobbiamo affrontare ogni giorno. Anche con la musica. E forse sì, forse c’era il sole, di sicuro so che si tornava a respirare. E si ballava, sì… ci si poteva baciare.

P. S. Ho ascoltato così tante volte Canali dal vivo da aver perso il conto. Una sera, a Bologna, prima del concerto dei Post-C.S., lo incontro fuori, e gli chiedo se possiamo fumare insieme. Si, basta che non mi rompi i cogl* mi dice ridendo. Fu una bellissima conversazione. Che dire, spero di non averglieli rotti neppure con questa recensione. Credo però che vada detto: Canali ha dato davvero il meglio di sé, e di quest’epoca è il meglio che un artista, vero, possa fare.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list “Pericolo Giallo”

  1. C’era ancora il sole
  2. Un filo di fumo
  3. Morti per niente
  4. Solo stupida poesia
  5. Pericolo giallo
  6. Pulizie etiche
  7. Meteo in quattroquarti
  8. Quando si spegne il sole
  9. A occhi chiusi
  10. Come si sta (La guerra di Pierrot)
  11. Cosmetico
  12. La fine del mondo
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