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Human Colonies “Kintsukuroi”

L’album che speravamo di ascoltare nel 2023

Non leggo mai i comunicati stampa dei dischi se non dopo aver ascoltato almeno tre volte l’album. Il comunicato stampa nasce per facilitare il lavoro di chi recensisce il disco, ma di fatto lo anticipa, lo viviseziona. Come andare al cinema e sapere già tutto del film, anche se è un buon film, la magia si perde inevitabilmente. Preferisco la sorpresa, non avere idea di cosa andrò ad ascoltare. Eccomi dunque a raccontarvi “Kintsukuroi”, l’ultimo album degli Human Colonies uscito il 22 settembre per Custom Made Music, Shore Dive Records e Waddafuzz Records. Per iniziare questo viaggio partirei proprio dal nome dell’album. Kintsukuroi è l’antica arte giapponese che consiste nel riparare i cocci del vasellame rotto con un collante di metalli preziosi, come l’oro liquido. Il risultato è che l’oggetto anziché essere gettato via risulterà ancora più bello e prezioso.

I cocci rotti sono una perfetta metafora dei sette pezzi che compongono il disco, brani che, se ascoltati in ordine diverso da quello proposto, restituiranno immagini oniriche differenti in base a come si sceglierà di disporli. Questa lunga premessa è d’obbligo per prepararsi al viaggio che sto per raccontarvi, perché l’ascolto di “Kintsukuroi” andrà a toccare le corde più intime dell’immaginario dell’ascoltatore, e sarà differente, ne sono sicura, per ciascuno di noi. Il disco debutta con “Glimpse” catapultandoti come in un flash back cinematografico, indietro con la mente a trent’anni fa, quando nella tua cameretta, ascoltavi nel walkman i primi gruppi noise e shoegaze della tua vita, un colpo al cuore ed un groppo in gola. Suoni che riconosci essere anche tuoi, odori, dettagli tutto riaffiora in pochi minuti. Sei rapito e non puoi più fare a meno di continuare ad ascoltare.

“Kintsukuroi” a seguire, riporta ad oggi, con i suoi contrasti sonori, a delineare una conoscenza del suono intimista, che porta l’ascoltatore a salite e discese emozionali, come montagne russe. Ti fermi, prendi il respiro e torni nuovamente a immergerti con “WAWWA” ed ecco cambiare tutto, le nuvole si diradano e spunta il sole, l’aria è fresca e i riff di chitarra ciclici donano quel pizzico di spensieratezza che all’album serve. Aria fresca, dicevo, come in “AIR 909” quarto titolo dell’album sottolinea l’importanza identitaria degli Human Colonies, che tutto sono fuorché banali operazioni nostalgia, e questo pezzo lo dimostra, riscrivendo i dettami dei generi musicali ispiratori per farne qualcosa di totalmente nuovo.In “Relocate” tornano sonorità più cupe alternate da sprazzi Noise e dal fantastico basso Darkwave facendone una ballata fluida e imponente.

Al termine di questo viaggio troviamo “Crushing Indigo” miscellanea di suoni vibranti e autorevoli e “Quite Clean”, il brano più rappresentativo del disco, a chiudere il viaggio. Sette brani, sette cocci, come si diceva all’inizio, impreziositi da sonorità dream pop, shoegaze e noise riscritti in chiave moderna dagli Human Colonies il cui merito è quello di aver trovato la perfetta commistione del tutto, per farne un lavoro credibile e maturo. “Kintsukuroi” nella filosofia giapponese rappresenta anche una crescita interiore, trovo che non potesse esserci titolo migliore, per noi ex giovani degli anni ’90 che non speravamo quasi più di poter ascoltare un disco così sprezzantemente seducente ed evocativo nel 2023.

Articolo di Silvia Ravenda

Track list “Kintsukuroi”

  1. Glimpse
  2. Kintsukuroi
  3. WAWWA
  4. AIR 909
  5. Relocate
  6. Crushing Indigo
  7. Quite Clean

Line Up Human Colonies Giuseppe Mazzoni chitarra, voce / Sara Telesca basso, voce / Pietro Bonaiti batteria, sequencer, programmazione, synth / Andrea Guardabascio chitarra su 1, 5, 7

Human Colonies online:
Facebook: https://www.facebook.com/humancolonies
Instagram: https://www.instagram.com/humancolonies
Website: https://humancolonies.bandcamp.com
Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=CSW-x2FhwHM&ab_channel=HumanColonies

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