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I Fiumi “I Fiumi”

Rock acceso di distorsioni sporche e stridenti e tocchi nitidi

La musica, ogni tipo di musica, è uno strano edificio. Come ogni edificio si compone di molte parti che devono interagire in armonia, reggere una struttura e intrecciarsi a comporre un insieme funzionale e solido, ma soprattutto deve essere in grado di accogliere un’anima. Darle un ambiente caldo, in cui trovare uno spazio in cui specchiarsi e scoprire cose di sé. Portare alla luce aspetti profondi ma ancora in ombra. Illuminarli con delicatezza, con violenza o con ironia, magari, ma illuminarli. La musica, quella che resta dentro, dovrebbe metterci davanti agli occhi quel che siamo e quel che viviamo, attribuire parole e vibrazioni ad aspetti di noi che sentiamo e viviamo, ma che non riusciamo a definire.

“I Fiumi” è uscito lo scorso 24 febbraio per Dischi Soviet, ed è l’album di esordio per l’omonima band composta da Sarah Stride che firma e canta i testi, Xabier Iriondo alla chitarra, Andrea Lombardini e Diego Galeri, scorrono molte anime, molte parti che formano il suo flusso. La musica, certo. Un Rock acceso di distorsioni sporche e stridenti e tocchi nitidi che rimanda, sì, al noise rock anni ’90 (Iriondo è stato ed è una delle grandi anime degli Afterhours), ma che non suscita speculazioni che vadano oltre la considerazione di come lo stile si sia evoluto, e non di come si sia conservato. C’è poi la filosofia, che si fa sentire in tutta la sua profondità nei testi e nei rimandi alla dottrina presocratica, al pensiero oscuro e imperscrutabile di Eraclito, indulgendo a volte in un fatalismo che ha più il sapore dell’edonismo. E infine la letteratura, e non solo perché un testo in sé è letteratura, ma perché I Fiumi è letteralmente intriso di rimandi letterari, da Ungaretti, di cui una celeberrima poesia da nome alla band e al disco, a Lewis Carrol, le cui circonvoluzioni aiutano a comprendere il nostro animo intimo.

Già, Lewis Carrol. Le spire del fumo di un Brucaliffo adagiato su di uni fungo avvolgono chi ascolta Caterpillar, generano una nebbia cognitiva che rende difficile identificare le parti del suo stesso corpo. “Cosa esser tu” è solo la prima delle due domande che il Brucaliffo lascia galleggiare nel suo ritmo acceso e quasi leggero, allegro. La seconda è perché non riusciamo ad uscire dal nostro stato di torpore, dall’anestesia che abbiamo preferito quando abbiamo scelto di vivere in base a quel che abbiamo più che a quello che siamo.

Ma non c’è speranza in un risveglio? Dipende. Da quello che siamo disposti a capire. Da quanto siamo disposti a vedere che le cose cambiano, che quello che non possiamo controllare, anche se può farci paura, ha molto da insegnarci. Capire che alle volte la scelta migliore è evitare di resistere allo scorrere della vita per imparare qualcosa, perché alla fin fine non ci si bagna mai nello stesso fiume per due volte: anche se sembra uguale, è diverso. Bisogna solo imparare a capire la sua diversità.

Ed è qui che anche la musica si leviga, come rocce sul greto di un fiume. Il rock alternativo italiano non è un piccolo lago, è un grande oceano che ci può raccontare tutte le storie che possiamo immaginare. I quattro de I Fiumi lo sanno benissimo: che sappiano quello che fanno è palese, è assolutamente fuori discussione. Ma Galeri ha pubblicato 12 album con i Timoria, ed è solo una delle band e delle collaborazioni che ha avuto. Lombardini ha fondato Buñuel con Iriondo, e ha una lista di collaborazioni così lunga da far impallidire la Salerno Reggio Calabria. Qualche nome? David Binney, Ambrose Akinmusire, Jason Lindner, Donny McCaslin, Mark de Clive-Lowe, Michel Godard, Roberto Cecchetto, Malika Ayane, Richard Julian.

Resterebbe Sarah Stride, e uno potrebbe pensare che, al cospetto di cotanti compagni… ma penserebbe una scemenza, perché Sarah Stride è uno di quei personaggi di cui leggi la biografia e pensi “Ma come cacchio fa?”. Una di quelle persone che, come fa, fa bene. Che dove mette le mani fa sbocciare i fiori: cantautrice, performer video e teatrale, musicista di ricerca avant-jazz, premio Nazionale Musica da Bere 2017, Miglior esibizione live Musicultura 2019, tre album all’attivo, collaborazioni con personaggi del calibro di Ivano Fossati, Aldo Nove, Howie B, La Crus…

Nelle loro mani il rock e il pop si fondono e si evolvono, si mescolano e scorrono fluide. Tutte le storie dell’oceano del rock si sublimano e si raccontano qui. Linee di basso nitide, quasi prog, giocano con danze di chitarra in distorsioni acide grunge e alternative, ma in note tanto nitide da essere comprensibili e chiare quasi come le parole di Sarah, una specie di grunge o di noise, ma che usa le dita come facevano i cantautori. La batteria segna il ritmo con decisione come nella new wave e nel post punk, ma senza effettistica, senza fronzoli come nel rock: per quello che è, per come sanno ballare le mani di Galeri.

E i 10 de I Fiumi non sono brani semplici. La struttura è sempre impeccabile: non c’è un momento in cui si pensi che nessuna di quelle canzoni non stia seguendo una linea narrativa ben precisa e definita, ma stimolano il pensiero anche per la loro struttura, per l’alternanza fra le sue parti. Tutto preciso, a volte un contrattempo e una dissonanza perfettamente inserita: il punto non è come sono scritte, è cosa vi è scritto!

In modo colto e raffinato armonizzano vibrazioni e concetti aulici: occorre ascoltare e capire. Cosa rara per un album uscito nel 2023, al vertice dell’epoca dei social, in cui la curva di attenzione media si assesta sui 3 secondi. Ma magari potrebbe essere un altro di quei dettagli per cui dire “Grazie ragazzi, ne sentivamo il bisogno”. Il fatto è che abbiamo molto su cui riflettere, perché, a livello sociale, non siamo messi benissimo. La storia dell’umanità è arrivata a un punto non esattamente luminoso e garrulo. E non fa male che qualcuno, fra la nuova mise provocante di qualche artista sanremese e il mondo passato al filtro bellezza di Instagram, ce lo faccia notare.

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Lo scriveva Ungaretti nella poesia I Fiumi. Ma non è lo scorrere dell’Isonzo, non è degli orrori della guerra che i quattro cantano. Non in questa traccia, per lo meno. Ma viene da chiedersi se non sia una casualità che, come data di uscita per l’album che si chiama come una delle più struggenti composizioni del più celebre poeta di guerra italiano, sia stato scelto proprio il 24 febbraio. Un anno prima l’Europa, e insieme ad essa il mondo, scivolava di nuovo nell’incubo della guerra. Mai si potrebbe dire di essere fortunati nel provare terrore, ma finché la guerra è solo un terrore e non un’incombenza, riflettiamoci. Parliamone, confrontiamoci, scriviamone. E non solo in termini di cronaca: interpretiamola, diamo un nome alla nostra paura, alla sofferenza, alla morte. Forse così la eviteremo. Magari è un pensiero ingenuo, ma è l’unico che si può fare, in una situazione così oscura e incerta.

Stride, Iriondo, Lombardini e Galeri fanno la loro parte, la fanno fino in fondo. Non imbracciano un fucile ideale. Non serve dire quanto la guerra faccia schifo, quanto sia sudicia, orrida: quello lo si sa già. Serve non essere ipocriti. Dire, magari, che siamo stati stupidi a non aspettarcelo. Che alla guerra ci si adatta, i più fortunati al suo eco nei suoi notiziari, i più sfortunati a correre con la forza della disperazione verso Quello che serve, ossia la semplice vita. Cosa significa non avere niente da perdere? Significa continuare a combattere fino alla fine o capire il senso vero di un abbraccio, dell’accoccolarsi l’uno accanto all’altro per non avere freddo? Forse: finché sarà una canzone a suggerirci questa riflessione e non la realtà, saremo fortunati. Meglio ricordarsene.

I Fiumi scorre via così: liscio e fresco come l’acqua che scorre, forte e doloroso come uno schiaffo. Musica che fa riflettere, in tutti i sensi: musica capace di farci sentire un “click” dentro alla testa.
Ma è arte, e l’arte serve a questo: a sentire quel click. Perché se non è così non è arte, è solo intrattenimento. E di intrattenimento ne abbiamo fin troppo.

Articolo di Riccardo Cecconi

Line up I Fiumi: Sarah Stride (voce e testi), Xabier Iriondo (chitarra elettrica), Andrea Lombardini (basso elettrico) e Diego Galeri (batteria)

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