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IOSONOUNCANE “Qui noi cadiamo verso il fondo gelido”

Serve coraggio per andare oltre la dimensione di canzone, genere ormai violentato

Si può dare un suono alla polvere? E all’acciaio? La risposta è sì. Se si è capaci di andare oltre. Oltre alla dimensione del suono. Lo diceva, e lo ha fatto, John Cage. In passato. Infatti erano gli anni della sperimentazione, dell’avanguardia, della voglia di provare strade nuove. Bella frase, che però denota l’incapacità di valutare la propria epoca come capace di essere innovativa. IOSONOUNCANE è la dimostrazione, vivente, che si può andare oltre. Anche oggi. Che si può proporre un album, “Ira” (la nostra recensione), diverso da tutto e da tutti. Che si può girare l’Italia, e l’Europa, senza temere nulla e nessuno. Senza cantare “Azzurro” e “La solitudine”, magari in versione spagnola.

“Qui noi cadiamo verso il fondo gelido – Concerti 2021-22” è la testimonianza di questo lungo viaggio. Registrato completamente dal vivo, e composto prevalentemente da tracce inedite, questo nuovo lavoro di Incani è uscito in vinile (triplo), e cd (doppio), il 10 novembre, ancora una volta per Numero Uno (Sony Music) / Tanca Records (Trovarobato). Nel 2021 il primo tour è stato suonato in trio con Bruno Germano, già co-produttore di IRA, e Amedeo Perri. Sul palco i tre interpretavano i brani di “Ira”, in una nuova versione elettronica con sintetizzatori, sequencer e campionatori.

Nel 2022 è stata la volta de “La Mandria” al completo, i sette musicisti che hanno registrato le tracce del disco, insieme sul palco prima per il tour di “Esecuzione Integrale” in teatro, poi nel tour estivo del 2022. “La Mandria” – composta da IOSONOUNCANE, Amedeo Perri, Serena Locci, Simona Norato, Francesco Bolognini, Simone Cavina e Maria Giulia degli Amori – ha offerto delle versioni fedeli a quelle su disco – “Ira”, infatti, è un disco senza sovraincisioni, interamente riproducibile dal vivo – con l’aggiunta però della nota vibrante dell’esecuzione sul palco.

Sul finire del 2023 IOSONOUNCANE ha affrontato un tour in Europa tra Londra, Berlino, Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Barcellona con un rinnovato trio elettro-acustico, assieme ad Amedeo Perri (sintetizzatori ed elettronica) e Simone Cavina (batteria ed elettronica). Quest’ultimo trio è stato un po’ una sintesi delle varie anime dei tour intrapresi, mischiando l’elettronica suonata alla batteria acustica, o addirittura alla diamonica, che si sente di tanto in tanto. Fin qui quello che c’è da sapere. Il resto è da ascoltare.

Lo dicevamo nella recensione al lavoro di Sacrobosco (la nostra recensione): serve coraggio, per andare oltre la dimensione di canzone, genere ormai violentato, quanto meno in Italia. IOSONOUNCANE è fra i pochi che hanno superato questo ostacolo. E per farlo non solo è andato oltre la dimensione canzone, ma anche al di là della promozione di un album. Ha preso un’esperienza sonora, quella del suo generativo “Ira”, e l’ha portata alle estreme conseguenze. Questo live prova, e ci riesce, non a restituire un tour su supporto fisico, ma fermare, per poco, un qualcosa che per definizione è mobile, in divenire. Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, non è citazione dal duo Battiato – Sgalambro, ma del filosofo greco Eraclito. Ogni concerto è stato un unicum (chi scrive ne ha sentiti due), e la set list, presa da vari singoli show, cerca di fermare quel flusso prodotto nei singoli concerti.

“Inam”, che apre il primo cd, lo dimostra subito. Un flusso ritmato, che richiama “The Dark Side Of The Monn” (l’originale perdio, mi raccomando), ma anche “Controllo del livello di rombo” dei Subsonica, con quell’inizio lento che esplode poi verso un ritmato battito cardiaco. Si nasce, e si rinasce insomma. “Ashes” ci porta nei meandri di “Ira”, ma ci fa capire subito che l’eterno ritorno di Jacopo Incani, e cioè il suo criterio etico/estetico per generare un’esistenza musicale autentica, è quello della variazione, e non dell’identità. Ogni album è diverso; ogni suo disco è un mondo a se stante, come questa serie di live che, propongono quanto fatto con “Ira”, e con le produzioni di Tanca Records.

Dalla seconda traccia in poi, parte un vero viaggio sonoro ed esperienzale. Nulla assomiglia a quello che, a oggi, si è sentito nel nostro Paese. Il bello di tutto questo, poi, è che nulla può essere conservato, e riascoltato, se non questi frammenti. Quello che resta, insomma, di un divenire… IOSONOUNCANE mette in crisi, con due grandi album, tutto il sistema musicale nazionale. Allo stesso tempo mette una pietra miliare, un prima e un dopo, alla sua carriera. Questo progetto non può che finire qua, e restare così, malleabile e non fossilizzato.

Il primo disco, più disturbante, in materia sonora, richiama i lavori, che non hanno avuto il successo meritato, di Gianni Maroccolo, e cioè il progetto “Alone”, in particolar modo il volume 0 e 1. Il trittico finale, e cioè “Acciaio”, “Tanca” e “Cabot”, sono un ottimo mix dei lavori dell’ex bassista dei Litfiba, CCCP e CSI, con uno sguardo ad alcuni dischi di PJ Harvey, senza dimenticare, soprattutto nei primi due brani, le ricerche degli Einstürzende Neubauten e, non ultimo, i dischi da solista di Till Lindemann (cantante dei Rammstein). Il tutto sapientemente dosato, e rimaneggiato con cura.

Il disco due, invece, per quanto riguarda la compattezza sonora, è ancora migliore del primo. Non per questioni estetiche, ma solo perché si tratta di momenti musicali che sono più affini. “Polvere”, forse il vertice dell’album, provate a chiudere gli occhi e a pensare come può suonare un raggio di sole nel quale si muove la polvere, e capirete che non può che essere quello il suo suono; “Ararat”, brano che porta dentro di se una tensione religiosa, velata certo, ma ha la struttura di una musica sacra, per chiudere poi con l’acida “Prison”, sono il momento più alto di questa produzione.

Particolare attenzione, per chiudere, va riservata al finale di questo doppio lavoro. “Voci”, per esempio, è un brano che fonde insieme le sperimentazioni vocali nate, tanto tempo fa, con Demetrio Stratos (ascoltate il suo “Cantare la voce”), e i canti sciamanici (c’era in commercio, negli anni ‘90, una bella raccolta uscita con il quotidiano l’Unità). Per l’inattesa “Sacramento” che, dopo aver smontato la canzone tradizionalmente intesa, IOSONOUNCANE ci mostra come si può tornare a casa, e cioè alla musica d’autore, al legame inscindibile (lo dicono in tanti, fra i quali anche Manlio Sgalambro in “Teoria della canzone”, e in “Contro la musica”) fra parola e suono. Basta saperlo fare generando un’alba, e cioè una nuova nascita. Non fate l’errore di ascoltare “Sacramento” come singolo. Va gustata dopo tutto il viaggio dell’ascolto di questo ottimo lavoro.

La sfida che IOSONOUNCANE ha lanciato anche a se stesso, sarà quello di capire come andare oltre questi due lavori così decisivi per la musica, e per il rapporto suono e voce.


Articolo di Luca Cremonesi

Track list “Qui noi cadiamo verso il fondo gelido – concerti 2021-22”

CD1

  1. Inam
  2. Ashes
  3. Trombe
  4. Bestas
  5. Simùn
  6. Buio
  7. Acciaio
  8. Tanca
  9. Cabot

CD2

  1. Ojos
  2. Polvere
  3. Ararat
  4. Prison
  5. Voci
  6. Niran
  7. Hajar
  8. Sinking
  9. Sacramento

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