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La Macchina Ossuta “Ricochet”

Viaggio multi sensoriale fatto di visioni, odori, suoni, parole, invettive e risate, iperboli e imprecazioni, escrementi e verità, realtà e sogno

A volte basta avere pazienza e una buona dose di incoscienza per poter sperare di essere sbalorditi da un disco, proprio come quella primissima volta che hai messo sul piatto un vinile di un gruppo di cui non avevi mai sentito parlare. Abbassi la puntina; parte il primo brano e la tua vita in quel preciso istante cambia per sempre. Conosco Alessio Colosi e Francesco Bottai da ormai quasi 20 anni. Artista poliedrico il primo, chitarrista vero il secondo. Insieme sono una miscela esplosiva, capace di gareggiare con l’accoppiata Jagger/Richards o Townshend/Daltrey sia per il lato artistico quanto per quello caratteriale. Possono non suonare insieme per anni e poi “ritrovarsi” e in pochi mesi comporre una manciata di canzoni che rileggono la storia della musica pop italiana portandola a un altro livello. E lo fanno con il progetto La Macchina Ossuta.

“Ricochet” – fuori il 12 maggio su SuburbanSky – è il disco di musica italiana che non era ancora stato scritto, ma che tutti, nel profondo, attendevano da tempo. Un compendio vivo, elettrico ed elettrizzante, profondo e leggero, ironico e sprezzante, che non teme il confronto tanto con i suoni oltreconfine quanto con il passato illustre e intoccabile della grande tradizione cantautorale. Per un Dalla citato fin dalla scelta del nome (Ciccio) dell’avventore italo/inglese che anima la festa in “L’ultimo party pre- Brexit (L’uomo giusto)”, un pezzo che potrebbe essere un out-take di “Viaggi Organizzati” ci lasciamo poi ammaliare dalle note di “Chelsea Hotel” una sorta di lettera d’amore all’unico Duca Bianco che questa terra abbia mai avuto modo di conoscere, “Ricochet” è al tempo stesso una coperta caldissima con la quale affrontare un gelido inverno e una spider due posti pronta a portarti in giro per tutta l’estate.

“Terra Arida” è pura poesia, con un uso delle parole pressoché perfetto e un compendio per tutti i chitarristi che credono in cuor loro di aver capito tutto del proprio strumento; il singolo “Lieto Fine Di Legno” è pop come lo sono le canzoni di Paul Weller, mentre “La Prossima Star” scomoda gli Stranglers ma con un testo sprezzante e ironico figlio di questi tempi davvero privi di sussulti. E quando pensi che le sorprese siano finite arriva “Avamposto Balneare”: un atto unico in musica, con il fantasma di Carmelo Bene che appare in fondo al corridoio del mio appartamento con il suo sorriso beffardo. Il futuro della musica italiana è in questo delirio elettronico di oltre 10 minuti che spazza via la finta rabbia dei trapper della provincia milanese, con una serie di visioni apocalittiche degne di Terry Gilliam.

“Ricochet” è un viaggio multi sensoriale fatto di visioni, odori, suoni, parole, invettive e risate, iperboli e imprecazioni, escrementi e verità, realtà e sogno che, come le sirene, ammalia e stordisce fino nei profondi recessi della mente.

Articolo di Jacopo Meille

Track list “Ricochet”

  1. L’Uomo Giusto (Ultimo Pary Pre Brexit)
  2. Terra Arida
  3. Lieto Fine Di Legno
  4. Chelsea Hotel
  5. Fede
  6. Allarme Bomba
  7. Il Marito Di Psiche
  8. La Prossima Star
  9. Settembre
  10. Avamposto Balneare

Line up La Macchina Ossuta: Alessio Colosi voce e cori / Francesco Bottai chitarre elettriche ed acustiche / Cristiano Bottai batteria e percussioni Ospiti: Jack Panerai basso e cori / Liam Thomas Panerai Fender Rhodes e cori / Carlo Bonamico contrabbasso / Francesca Balestracci cori / Leonardo Pieri pianoforte / Paolo Baglioni percussioni / Guido Melis basso / Piero Ducrois D’Andria basso / Marco Baroncini tastiere

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