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Lael Neale “Star Eaters Delight”

Esempio perfetto di coesione fra la bravura della vocalist e gli arrangiamenti efficaci

Difficile resistere al fascino di questo “Star Eaters Delight”, album della cantautrice e polistrumentista statunitense Lael Neale, fuori dal 21 aprile per Sub Pop Records. Un lavoro gradevole che, nonostante la sua struttura sobria e minimalista, riesce a comunicare grandi emozioni grazie alla sua armonia, i suoni sublimati dalla voce angelica e dolce della cantante. Scevro da sovra incisioni o artifizi tecnici, il disco è comunque curatissimo in ogni suo dettaglio, un esempio perfetto di coesione fra la bravura della vocalist e gli arrangiamenti efficaci curati con la collaborazione del produttore Guy Blakeslee; il genio intuitivo del producer ha conferito senza dubbio ancora più espressività alle canzoni presenti nel disco.

L’opera è il terzo lavoro di Lael e giunge a due anni dalla pubblicazione del precedente e fortunato “Acquainted with Night”, un album concepito però prima del periodo pandemico, durante il 2019; questo nuovo capitolo nella produzione discografica dell’artista, riflette invece anche alcuni cambiamenti nella sua vita. Nata in una Virginia rurale, ma cresciuta in Irlanda, la cantante ha poi preso dimora ancora giovanissima per un consistente periodo a Los Angeles, per poi tornare alle origini nel 2020 nella fattoria di famiglia, agli albori di una trasformazione personale e globale.

Se l’album precedente era fortemente introspettivo, una sorta di controcanto al vissuto in una città caotica come Los Angeles, questo nuovo lavoro, pur rappresentando talvolta un consolidamento di atmosfere riflessive, ci restituisce più uno spaccato della società moderna. Tematiche varie che esprimono argomenti disparati: si affronta il problema delle divisioni e dell’ipocrisia che affligge l’umanità, si parla di un modus vivendi disordinato che non fa altro che generare polarità come campagna contro città, solitudine contro relazioni sociali. Si considera inoltre come la tecnologia si sia impossessata dell’uomo limitando le relazioni, ma su tutto ciò prevale l’intenzione di guarire, venire a patti con le nostre diversità e ricucire i rapporti. Un ritorno al mondo che sia come una nuova sveglia, la possibilità di riunirsi di nuovo.

Questa rinascita è stata ispirata anche dal ritorno di Lael ai luoghi nativi, in una dimensione protesa verso la natura e le cose semplici, che le hanno conferito nuova linfa creativa. I due anni in cui ha scritto e registrato il lavoro, hanno costituito un periodo onirico, una sorta di isolamento spinto dal bisogno di fare ordine nel caos e che le ha fatto produrre un disco con cui si desidera tornare alla civiltà con un messaggio positivo. L’artista sostiene inoltre di trarre fonte d’ispirazione dalla lettura dei classici shakespeariani e dal filosofo e poeta americano Ralph Waldo Emerson, che aveva previsto il conformismo e la sua capacità di esercitare pressione sulle persone. Questo crogiolo di elementi viene mixato egregiamente dai suoi testi, realizzati con un pizzico di umorismo e ironia, ma sempre protesi ad un ottimismo di fondo e senza alcuna forma di cinismo.

Liriche che inducono quindi a interessanti riflessioni e che si vanno a fondere con sonorità armoniche e attraenti coniugando una miscellanea di Indie con un Pop raffinato e talora sonorità di stampo Folk e Country. Accanto a una strumentazione prevalentemente acustica dove oltre alla chitarra compaiono anche elementi più classici come gli archi, si affiancano tastiere di reminiscenza vintage; spicca però nel contesto l’uso sgargiante da parte dell’artista di uno strumento particolare come l’omnichord, capace di caratterizzarsi per il suono peculiare e che conferisce ai pezzi sapori art rock freschi e spumeggianti.

Proprio nel brano d’apertura “I’m The River”, Lael esibisce un coinvolgente assolo di questo strumento in una canzone dal ritmo arioso, estroversa e colorata, giocata su un ritornello ripetuto e dal finale in crescendo. Traspare evidente nei versi di questo pezzo la verve e le belle vibrazioni conferite dal contatto con la natura e le sue meraviglie: giuro fedeltà ad alberi e prati. Non ho bisogno di conquistarli o tenerli. Sono per l’oceano dove tutti finiremo. Facciamo musica mentre ci muoviamo.

La successiva “If I Had No Wings” riprende brevemente all’inizio il tema del motivo precedente, ma poi si dipana in una deliziosa melodia dove la voce di Neale è suadente e disegna assieme agli strumenti un paesaggio sognante dalla vena nostalgica aprendo una finestra sul passato. Trame Indie fanno da base alle partiture di “Faster Than the Medicine”, un brano dall’incedere contrassegnato da un basso pungente e la spinta frenetica della drum machine incorporata nell’omnichord a demarcare la linea sonora; pezzo che descrive una nebbiosa immaginaria campagna inglese e che anticipa forse il momento clou del lavoro con il brano “In Verona”. Una canzone di rara atmosfera introdotta da un piano magico e dal timbro evocativo di Lael. Le cadenze, delicate e armoniose dalle tinte gospel, sono capaci di trasportare in una dimensione surreale grazie alla loro aria solenne e fascinosa colorata anche da un sapiente uso degli archi. Proprio questo brano, pur non menzionando mai le rivalità tra Montecchi e Capuleti, vuole essere con le sue liriche un richiamo verso la disgregazione umana, pur lasciando all’ascoltatore la facoltà di trarre le sue opportune considerazioni.

Da “In Verona”, le atmosfere dell’album sembrano trasformare la vivace carica dei pezzi iniziali in qualcosa di più meditativo e riflessivo, ciò non di meno attraente. “Must Be Tears” con i suoi inserti pulsanti di Mellotron ha i sapori di una dolce nostalgia, mentre “No Holds Barred” riporta a venature country, facendoci arrivare agevolmente a un’altra perla assoluta, “Return To Me Now”. Fino dal titolo si intuisce la natura intimista del brano, dal clima suggestivo e intrisa di colori folk e psichedelici, con i sublimi e fantasiosi vocalizzi della cantante, un bel tappeto di tastiera e incantevoli suoni di sottofondo. Anche la conclusiva “Lead Me Blind”, mantiene questa scia riflessiva con i suoni armoniosi e ammalianti a trasmettere magnetismo e pathos.

Si conclude così un bellissimo sogno a occhi aperti. Una passeggiata in uno scenario di campagna talvolta sferzata da una nostalgia agrodolce che di fatto ha ispirato quel desiderio di riconnessione con il mondo di cui aveva bisogno l’artista. Lael celebra la natura, il ritorno alla semplicità e la dolcezza di ritrovare sé stessi. In un mondo congestionato dalla tecnologia e le distrazioni, l’artista rivendica la riconquista della propria libertà. Per l’ascoltatore questo si traduce in un fascinoso messaggio emozionale che lo trascina in un’esperienza magnetica e coinvolgente.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Star Eaters Delight”

  1. I’m The River
  2. If I Had No Wings
  3. Faster Than The Medicine
  4. In Verona
  5. Must Be Tears
  6. No Holds Barred
  7. Return To Me Now
  8. Lead Me Blind


Lael Neale online:
Website: https://laelneale.com/
Facebook: https://www.facebook.com/laelneale/
Instagram: https://www.instagram.com/laelneale/
YouTube: https://www.youtube.com/channel/UC4LlAKvtHPSnb2n37dyPtMg

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