Tra i dischi usciti a fine del 2025, il 7 novembre, c’è stato anche l’omonimo dei LaLadra per l’Ada Music Italy, proiettando l’attività live della band a inizio 2026: in questi stessi giorni è in giro per l’Italia in tour. Andiamo a scoprire intanto il disco stesso e chi c’è dietro.
Chi è LaLadra e dove abita nello scenario musicale
Dietro il musicale nome di “LaLadra” ci sono Susie Regazzi, alla voce e testi, e Federico Poggipollini a strumenti e arrangiamenti. Sì, il “Capitan Fede” di Ligabue precedentemente militante nei Litfiba oltre autore di diverse sue produzioni soliste: non ha bisogno di presentazioni, certo, se non per una freschissima e ultima generazione a cui il disco secondo me si rivolge.
Questa introduzione ci riporta in maniera circolare a questa ultima incarnazione di Poggipollini qui in coppia con la Regazzi che spesso viene presentata ai più come “new wave”. Questa “Nu-New Wave” o Rinascimento della New Wave che, come abbiamo scritto in diversi articoli, nella zona emiliana sta riprendendo piede da diversi anni nei club, lasciandosi contaminare in un modo o nell’altro. LaLadra, a differenza di altri progetti contemporanei come i waver “classici” The Black Veils o il Dark Wave di Concrete Noir percorre una strada sonora più limpida e sottovuoto, rendendo omaggio a una sinteticità plastica che è più dei New Order che dei Joy Division: il brano “Paura Amica” è un dichiarato omaggio a “Blue Monday” del gruppo di Manchester, vuoi per armonia vocale che per alcuni elementi strumentali; è una sua versione in italiano.
Un disco “generazionale”:
in senso lato, in senso stretto, dunque in senso elastico
Ebbene, prima o poi sarebbe accaduto che la New Wave contemporanea avrebbe incontrato il Pop radiofonico italiano, una nota che non riguarda solo la lingua ma anche la tipologia di produzione. Basta ascoltare il memorizzabile e limpido brano “CV”. “CV”, “Offline”, “Password”; i testi pescano senza indugio da tanti termini, abitudini e mali appartenenti a quest’ultima epoca. Azzardo: ho trovato anche una componente un po’ hip-hop nell’anima dell’album, in sfumature produttive e intenzioni; la rabbia spray di quest’ultimo genere si sparge in ambientazioni sonore periferiche, il tutto consegnatoci in maniera ben confezionata: da notare, per quanto riguarda la produzione, le attente sfumature e la distribuzione nei balance, ascoltando il lavoro con delle cuffie.
Della New Wave classica non c’è senz’altro quella grana e quell’impasto da volantino punk fotocopiato in quel che sentiamo, piuttosto tutto è a colori e ha toni accesi e decisamente scanditi. Dunque, un album che omaggia la New Wave con una produzione pop e con delle scarpe vagamente hip hop. Credo che questo passaggio sia derivato dalla presenza del fresco occhio di Susie: è un disco in cui due generazioni si incontrano ma soprattutto credo che sia confezionato per l’ultima, ovvero per un pubblico ora ventenne e trentenne. Gli altri sono ormai già andati. Un album che urla a quest’ultima generazione, la critica e la avverte. In “Offline” si parla del male dell’ultimo ventennio: il cellulare. Raggiungo Susie su Whatsapp (tanto per stare in tema) per farle due domande: Offline è un testo che avevo scritto già prima dei lockdown ma che per me è sempre un monito costante. Torniamo alla vita reale almeno per un po’ e stacchiamo questi dispositivi, ci stanno flippando il cervello e quando ce ne saremo accorti sarà forse troppo tardi.
Non è forse questo lo scomodo ruolo dell’artista quando da intrattenitore si eleva a osservatore e voce di un decennio? Parlare con i suoi coetanei del proprio oggi. Arrabbiato, amorale amoralista? Non a caso c’è un brano che si chiama “Generazione dieta”: un basso memorizzabile con dei danzanti synth che si introducono e descrivono nuove linee del paesaggio sonoro fanno da tappeto a una certa ironia e cinismo nel testo. Nella orecchiabile “Capolinea”, il cantato di Susie ci rimanda ancor più nello specifico alla generazione indie di Motta: il timbro arrabbiato della cantante mi fa pensare proprio a lui. “Siamo tra quelli” è un indie più elettrico, un inno appena acceso per richiamare persone di ultima generazione a identificarsi.
Un disco generazionale in tutti i sensi del termine. Elastico. Come una fionda: se l’elastico è Regazzi, la struttura è Poggipollini. Ma com’è nata questa fionda? Mi scrive Susie: C’è stata una proposta da parte di Federico riguardo al genere che sentiva appartenere al suo background e io mi sono lanciata in una sfida di scrittura essendo forse il genere che conoscevo meno tra tutti. Ho colto l’occasione per parlare di temi sensibili a cui tengo molto anche se la rabbia costante di questo filone non la sento mia alla lunga, sono per tornare costruttiva e non rimanere solamente distruttiva. La miscela si è creata con l’unione tra l’esperienza di chi da una vita navigava in queste acque e la mia fresca ingenuità. I temi dunque sono i mali invisibili odierni confezionati in un contenitore in partenza più new wave: Sono partita dalla mia esperienza personale, avendo una infiammazione cronica dovuta al cibo. Sono sempre di più le persone che hanno queste nuove tipologie di sensibilità e non se ne parla mai abbastanza.
I mali invisibili, o i mali muti. I LaLadra ne parlano, senza andare su temi troppo comodi e traendo i testi da una generazione che ora è un mosaico di pixel, non più di marmo e paste vitree. Andando avanti con il disco troviamo qualcosa musicalmente anche dei ‘90, vedi “Seconda Chance”. I Gargage di “Version 2.0” hanno lasciato un segno sulle dinamiche delle drum. Nell’ultime e crepuscolari “Balliamo” e “Password” troviamo la perfetta fusione della generazione Poggipollini con quella Regazzi. È strano. Mi trovo di fronte a un disco che fa vaghi riferimenti a un genere di 40 anni fa ma che tuttavia so che sarà più ostico per le vecchie generazioni, vuoi per le sonorità e temi invece molto attuali. Allo stesso tempo è un album totalmente usufruibile dalle ultime generazioni. Fresco e differentemente maturo. Pop – New Wave. Per apprezzarlo appieno bisogna ringiovanire; non nel decennio del 1980, ma negli anni ’20 dei 2000.
Il tutto pone una domanda: ma se la New Wave fosse nata per la prima volta in questi anni in Italia, dopo il passaggio dell’Hip Hop, del Trip Hop, della Trap, di Spotify, dei talent show e di altro, che suono avrebbe? Laladra ruba per noi forse una sperimentale risposta.
Articolo di Mirko Di Francescantonio
Track list “Laladra”
- Capolinea
- Generazione dieta
- CV
- E così sia
- Offline
- Paura amica
- Siamo tra quelli
- Seconda chance
- Amorragia
- Balliamo
- Password
Line up LaLadra: Federico Poggipollini chitarre, basso, tastiere, programmazione batteria / Susie Regazzi voce / Ale Bartoli elettronica su “Capolinea” / Alberto Linari tastiere su “Generazione dieta” / Elde Lini violoncello su “Offline”
LaLadra online:
Instagram: https://www.instagram.com/laladra_official/
