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Lorenzo Del Pero “Nato il Giorno dei Morti”

Disco impetuoso e arrabbiato che dimostra la sensibilità dell’artista

Il 3 novembre il musicista pistoiese Lorenzo Del Pero ha pubblicato per VREC Music Label il suo terzo album in studio dal titolo “Nato il Giorno dei Morti”. Quel giorno non è casuale, ma proprio il compleanno dell’artista e non ci poteva essere un’occasione migliore per festeggiarlo se non con il lancio di questo pregevole lavoro. Un disco importante della sua carriera musicale che giunge dopo quattro anni dal precedente “Dell’amore animale, dell’amore dell’uomo, dell’amore di un Dio”. Questo lungo periodo, condizionato anche dalle problematiche pandemiche, è stato propedeutico alla realizzazione del nuovo album, probabilmente la sua opera più accorata. Forse definire Del Pero solo un cantautore è limitativo perché si tratta di un artista a tutto tondo capace di spaziare con il suo estro in tanti patrimoni sonori e stilistici. C’è il Rock e il Blues, c’è il Folk e qualche sfumatura funky. Il musicista riesce brillantemente a coniugare la sua abilità di chitarrista a una voce di una rara espressività. 

Non è un album che sprizza felicità ma un disco impetuoso e arrabbiato che dimostra la sensibilità dell’artista, proiettandoci in racconti intrisi di vita, di sensazioni, emozioni e scoperte. I brani comunicano infatti pathos e presentano uno spaccato della società odierna scagliandosi contro le disuguaglianze sociali e contro ogni forma di sopruso. Del Pero è un bohémien, un personaggio libero e anticonformista, un cantastorie della contemporaneità che attraverso le note esprime l’enorme potenziale creativo e il suo disagio per un mondo alla deriva. Lorenzo si esprime attraverso un suono che attinge al Rock più genuino e riesce a coinvolgere l’ascoltatore in questo percorso musicale che esalta testi sferzanti e poetici al contempo. Gli arrangiamenti e le melodie fantasiose danno colore al suo cantautorato che va a toccare le corde del cuore.

Le dieci tracce che compongono il lavoro ci regalano 45 minuti di magia, alla quale contribuisce la supervisione artistica di due validi producer e collaboratori come Marco Olivotto e Flavio Ferri. Forse sarebbe anche ingiusto stilare una graduatoria di merito perché ogni brano lascia dentro qualcosa. “Magdala” è un esempio di poesia espressa in musica colorata soltanto dai suoni del piano e il suo lirismo. Conquistano le ballate “Il sogno di un profeta” e “Giugno”, dove la carezzevole atmosfera sonora riesce a conferire ancora più carica emotiva al testo tormentato. Ammalia il ritmo lento di “La culla della civiltà”, un atto di accusa verso un mondo che si definisce ipocritamente civile.

“Di troie e di cani” è un suggestivo Alt/Rock, un motivo crudo che racconta l’urgenza di dare voce a tutte quelle persone che manifestano una condizione di disagio, di diversità rispetto a quanto considerato socialmente accettabile o che sono sottoposte a coercizioni. Il pezzo sembra calzare a pennello col contesto storico contemporaneo così contrastato e così pieno di violenza, un monito a ripensare quanta stoltezza e disamore si celino dietro a ogni guerra. Anche in “Deponi le armi soldato” si racconta la nefandezza dei conflitti tra esseri umani sullo sfondo di un’atmosfera meditativa che gradualmente si dipana in graffianti sonorità rock.

Cosa significa essere “Nato il giorno dei morti”? Può veramente segnare un’esistenza? Ecco che Lorenzo sembra dare una risposta positiva al quesito e sia nella title track che nel brano “Il Teatro dei Vinti” esprime tutti i sentimenti più profondi che lo animano, affrontando e denunciando senza filtri tutte le questioni menzionate con la franchezza delle sue liriche, autentiche poesie con rime baciate e alternate. L’artista dà sfoggio del suo talento anche nel ritmo blues delle due canzoni, impreziosite dalla chitarra e dalle tastiere.

“Penitenziàgite”, l’ultimo brano dell’opera, si rifà al celebre romanzo di Umberto Eco “Il nome della rosa” recuperando l’espressione fatta propria dai discepoli eretici di Fra Dolcino che invita a fare penitenza. Del Pero ne prende spunto per mettere in luce la sua sensazione di estraneità rispetto alla massa, in una sorta di ode in cui dichiara di perdonare, ma voler tenere lontane da sé, tutte quelle persone che esercitano una qualsiasi forma di imposizione verso il prossimo, limitando la libertà di pensiero, mortificando l’intelletto e distruggendo la fantasia Vi perdono ma state per sempre lontani da me, che non mi importa di voi, e a voi non importa di me.

Impossibile non menzionare la copertina del disco, un artwork suggestivo che rappresenta un disegno del grafico Leonardo Bani, che ha curato con opere originali tutte le uscite discografiche di Lorenzo. Il dipinto raffigura una madre con il bimbo neonato tra le braccia illuminata da una luce fulgida davanti a alcune lapidi. Si intende probabilmente rappresentare un’allegoria della vita che con la sua luminosità riesce a prevalere sull’oscurità della morte.

Il coraggio e la determinazione di Del Pero ne fanno uno degli artisti più interessanti del panorama nostrano. Il musicista costruisce un’opera destinata a lasciare una traccia e a non passare inosservata. L’album merita di essere ascoltato con attenzione per apprezzarne ogni sfumatura; il suo concentrato di Rock, cantautorato e poesia costituiscono un mix originale capace di conquistare per le trepidazioni che sa trasmettere. Lorenzo è indubbiamente arrabbiato, ma può gioire delle sensazioni uniche e dei messaggi profondi che è riuscito a trasmettere agli ascoltatori con questo suo ultimo lavoro.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Nato il Giorno dei Morti”

  1. Deponi le armi soldato
  2. La culla della civiltà
  3. Di troie e di cani
  4. Il Teatro dei Vinti
  5. Magdala
  6. Nato il Giorno dei Morti
  7. Candele
  8. Il sogno di un profeta
  9. Giugno
  10. Penitenziàgite


Lorenzo Del Pero Online:
Facebook: https://www.facebook.com/LorenzoDelPeroMusic/  
Instagram: https://www.instagram.com/delperolorenzo/
YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCXNnpFA1FzRtZnQbvDn091A

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