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Native Harrow “Old Kind of Magic”

Un’antica magia dalle delicate colorazioni e sfumature

Un acquarello dalle tenui e delicate tinteggiature: si può riassumere con queste parole questo “Old Kind of Magic” del duo statunitense Native Harrow, fuori il 28 ottobre 2022 per Loose Music. Questo è il loro terzo album in ordine di realizzazione ed esce dopo due anni dal precedente disco “Closeness”, pubblicato nel 2020.

Se volete per un attimo estraniarvi dai problemi del quotidiano e far volare la vostra immaginazione verso terreni inesplorati ricchi di armoniosità questo è il disco che fa al vostro caso. Un album colto che va assaporato con attenzione per gustarne appieno tutte le colorate sfumature. Il lavoro, pur non mostrando grandi diversificazioni nelle soluzioni ritmiche, si lascia piacevolmente ascoltare in tutta la sua interezza per l’essenza melodica ed emozionale che è capace di trasmettere grazie agli arrangiamenti sobri ma efficaci.

“Old Kind Of Magic” brilla per lucentezza e omogeneità; un lavoro che, come in un’antica magia, rapisce l’ascoltatore e lo trasporta verso atmosfere sognanti e soavi. In effetti il disco, scritto e autoprodotto dai coniugi Stephen Harms e Devin Tuel (lui chitarrista e polistrumentista, lei cantante), scaturisce letteralmente dall’approdo in una nuova terra. È accaduto durante il 2021, quando la coppia ha lasciato la Pennsylvania per giungere sulle aspre rive dell’East Sussex e stabilirvisi. I prati rigogliosi della contea, la brezza ruvida della costa inglese sorvolata dal canto goffo dei gabbiani e il frugale rumore di sottofondo del porto di Brighton sono stati la scintilla da cui sono sgorgate le note di questo album.

I Native Harrow dimostrano una sensibilità capace di esprimere magistralmente un Rock dai contorni country/folk, intriso anche da qualche venatura blues arricchita da un gusto jazzy. Non mancano nel disco le suggestioni psichedeliche derivate dai grandi artisti della cultura alternativa di Laurel Canyon (vedi The Band e i Doors) che creano la cornice ideale verso una riflessione, un’analisi interiore fra mente e anima alla ricerca di peculiarità inesplorate. Ad accompagnare le tonalità soavi prodotte in buona parte da una strumentazione acustica, risalta il timbro policromo della Tuel. Per certi versi ricorda i delicati vocalizzi di Laura Nyro o Loreena McKennitt, ma anche di Jacqui McShee dei britannici Pentangle.

La tracklist ci proietta in un’atmosfera ben bilanciata fra sensazioni malinconiche che emergono ad esempio nel brano “Song For Joan”, e i sapori più solari dalle movenze psichedeliche ben riconoscibili nel brano eponimo “Old Kind of Magic”. Scenari silvestri ed euritmici arricchiscono le note di “Used To Be Free” e “Heart of Love”, il pezzo più lungo dell’opera con i suoi 5’53’’. Altrove arpeggi delicati della chitarra acustica, si intrecciano con il sound intimo del piano elettrico Rhodes, creando un’idea di Jazz, come nel brano “I Was Told”, che con il suo ritmo felpato modella una perfetta ballata, in cui risalta anche l’uso frizzante delle percussioni di Alex Hall.

Il duo dimostra un background artistico molto profondo spaziando con disinvoltura dal violino, suonato da Georgina Leach, nella classicheggiante “Long Long Road”, a reminiscenze più spiccatamente psichedeliche richiamate dall’organo usato in “As it Goes” che ci riporta all’universo Doors. Un’altra perla di dolcezza è “Find a Reason”, carezza vellutata che chiude l’album con i suoi fraseggi di alchimia sonora.

Il disco è nato letteralmente sulle rive del mare inglese, come dimostra la registrazione ambientale che apre “Song for Joan”. I Native Harrow esprimono l’entusiasmo di scoprire una nuova terra, ispirati dallo stupore di incontrare una quotidianità semplice ma poetica che li ha spinti a una ricerca introspettiva richiamata più volte dal sound. In “Old Kind of Magic” confluiscono le impressioni malinconiche dell’autunno inglese, racconti di paesaggi lussureggianti e la riscoperta di sé stessi tramite il contatto con un mondo inesplorato.

A valorizzare l’album contribuisce una copertina criptica popolata da figure enigmatiche quanto affascinanti, che sembrano ritrovarsi quasi per una casualità all’interno di uno scenario bucolico simile a un panorama rinascimentale. La storia che lega tutto questo è apparentemente inafferrabile, eppure suscita curiosità e desiderio di indagare meglio il significato di questo interessante racconto in musica.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “Old Kind of Magic”

  1. Song for Joan
  2. Old Kind of Magic
  3. Heart of Love
  4. I Was Told
  5. Used to Be Free
  6. As It Goes
  7. Magic Eye
  8. I Remember
  9. Long Long Road
  10. Find a Reason

Line up Native Harrow: Stephen Harms Chitarra, Basso, Oud, Piano, Organo, Rhodes, Percussioni / Devin Tuel Voce, Chitarra, Percussioni, Tastiere
Guest musicians: Alex Hall Batteria, Percussioni, Piano / Joe Harvey-Whyte Pedal Steel / Georgina Leach Archi

Native Harrow online:
https://www.nativeharrow.com/
https://www.loosemusic.com/page/artist-detail/nativeharrow/
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https://www.instagram.com/native_harrow/

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