Nina June “Meet Me On The Edge Of Our Ruin”

Classe d’altri tempi, la vocalità calda della June emerge dalla montante marea strumentale

Nina June non ha mai avuto timore di scoprirsi, di esporre al mondo i moti della propria anima, e “Meet Me On The Edge Of Our Ruin”, uscito il 26 novembre 2021 su Nettwerk Records, non fa eccezione. La produzione di Duncan Mills (già con Florence And The Machine, The Vaccines, Jake Bugg e James Murphy) è condotta con estrema chiarezza d’intenti, riesce a essere al contempo piena e non invasiva, in modo da riuscire a lasciare inalterata l’arma principale della Nostra: la voce.  
  
“Build A Boat”, che vede la collaborazione della compositrice e produttrice Sally Herbert agli archi (Radiohead, Bjork, London Grammar), mette subito in chiaro l’atmosfera dell’intero lavoro. Un classico arpeggio di chitarra, appena appoggiato, e la voce di Nina June che evoca mondi e ci accarezza, nei toni del blu malinconico dei finali di giornata, dei tramonti carichi di emozione. “Jeremiah Blue” prosegue aprendo una strada parallela, condotta dalla batteria cadenzata e da orchestrazioni più stratificate, che sembrano attingere un po’ dall’approccio di “Revel” di R.E.M., ma richiamando i classici melodici degli anni ‘60. 

“Rainbow Ashes” è un brano di una classe d’altri tempi, una di quelle ballad immortali in cui la vocalità calda della June emerge dalla montante marea strumentale, sorgendo come una luna piena e luminosa. “World On Fire” torna a lavorare per sottrazione, puntando sull’intimità e sulla qualità narrativa immaginifica del testo. “Beneath The Surface” è liquida, ammiccante, un passaggio di luci e ombre che ricorda molto da vicino alcune delle composizioni di Tori Amos in “American Doll Posse”.
        
A metà strada, il peso specifico messo sul piatto è già notevole, la coerenza e l’omogeneità della proposta sono encomiabili, sia a livello musicale che tematico. L’unico elemento che sembra mancare, finora, è una maggiore differenziazione a livello di arrangiamenti, sempre ben curati ma in effetti mai spiazzanti, mai diversi da se stessi.          
Certo, la dolcezza di “The Great Reveal”, in featuring col cantautore canadese Jon Bryant, è così efficace e persuasiva che non ha bisogno d’invenzioni o sovrastrutture per emergere. Basta il bel connubio di voci e la melodia tonda, perfetta.

Forse è “Like An Anemy” a proporre il primo approccio un po’ diverso, con un’anima che ammicca agli anni ‘80 nell’incedere, nella linea portante e nelle scelte chitarristiche. “Our Garden” è un brano simbolico, in cui il parallelismo fra il piano reale e quello irreale, il luogo fisico e il luogo immaginario, creano visioni avvolgenti e mutevoli. “I Call Love In”, seppur piacevole, scorre via un po’ più anonima del resto dell’album, come se la forza dell’amore invocato nel titolo non fosse, alla fine, abbastanza. Chiude i giochi “Trust Fall”, e qui decisamente il livello torna altissimo. Un suggello intenso e sentito, un bacio intenso ed emozionato che, anche grazie ai rarefatti suoni ambientali congegnati nella seconda parte, congeda l’ascoltatore riempiendolo di brividi.
              
Incontrarsi sul bordo della nostra rovina per Nina June significa innanzitutto consapevolezza. Capacità di salutare per sempre il passato, insieme alle rovine che inevitabilmente ci lasciamo alle spalle. Ma ritrovarsi proprio lì, di fronte ai resti di ciò che ogni volta riusciamo a rompere e vanificare (a volte inconsapevolmente, altre meno), vuol dire anche sforzarsi di non essere più ciechi. Significa dar valore a tutto, autogiudicandosi per migliorare, liberandosi delle zavorre, certo, ma per imparare a non distruggere più ciò che di prezioso incontreremo lungo il nuovo cammino.        
La June c’insegna che non siamo obbligati a lasciarci alle spalle una scia di rovine fatte di persone, di natura sfruttata, di sentimenti ignorati o bistrattati. È che in fondo siamo menefreghisti, fondamentalmente pigri, e la maggior parte delle volte, purtroppo, è più semplice tirare dritti e calpestare tutto senza guardare, senza porsi domande.

Articolo di Simone Ignagni

Track List “Meet Me On The Edge Of Our Ruin”

1. Build A Boat
2. Jeremiah Blue
3. Rainbow Ashes
4. World On Fire
5. Beneath The Surface
6. The Great Reveal (ft. Jon Bryant)
7. Like An Enemy
8. Our Garden
9. I Call Love In
10. Trust Fall


Nina June online:

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