Porcupine Tree

Porcupine Tree “Closure/Continuation”

Disco bellissimo, suonato con un mestiere e una perizia tecnica impressionanti

 

Il 24 giugno 2022 ha rappresentato una data fondamentali per i progsters di tutto il mondo: fuori per Sony, dopo più di una decade di silenzio, “Closure/Continuation” dei Porcupine Tree. Siamo di fronte a un album molto più che atteso, con una genesi lunghissima e concepito quasi in segreto, mentre Steven Wilson continuava a divincolarsi dal ruolo di frontman della band concedendosi divagazioni soliste più o meno riuscite – ma sempre estremamente coraggiose – e glissando sempre sul futuro di quella stessa band che lo ha consacrato al grande pubblico.

Il primo novembre 2021, dopo rumors e smentite, ci pensa il primo singolo “Harridan” a dipanare la nebbia che avvolge questo meraviglioso progetto: i Porcupine Tree sono tornati, e lo hanno fatto in grande stile, affidandosi ad un pezzo nervoso, potente e pregno di tutto quello che i fan volevano sentire. Un’ottima mossa, seguita l’8 Marzo 2022 da “Of The New Day”, che personalmente non ha suscitato in me lo stesso entusiasmo; il brano è molto bello, le sonorità di “The Incident” come trait d’union sono forse più presenti che altrove, ma se è vero che tutti gli ingredienti sono giusti, manca quel tocco di atmosfera che ci si sarebbe potuti aspettare da un pezzo così intimo… Insomma, nulla che “Routine” non avesse già ampiamente detto e in maniera migliore. E questo è un ottimo spunto per analizzare il lavoro nel suo insieme.

Chiariamo subito una cosa: non ci sono punti deboli, in questo disco. Non c’è una nota sbagliata, la produzione è incredibile, maniacale, ed ogni formato suona in maniera perfetta; l’amalgama sonora di questo lavoro è pure godimento, Harrison e Barbieri toccano livelli tecnici altissimi. Eppure … Eppure manca qualcosa. Tutto quello che i fan stavano aspettando è presente in questo disco, eccetto quell’aura mistica, quel velo di inquietudine concettuale che accompagna i britannici da sempre, ma ci torneremo. Intanto i Porcupine Tree dimostrano di avere ancora moltissimo da dire, e “Rats Return” è forse una delle dimostrazioni più fulgide e tangibili di trasformismo e capacità. Ma sarebbe ingiusto non parlare della rarefatta “Dignity”, in cui Wilson riesce a far coesistere armonicamente il Prog anni’70 con i Beatles, di Walk the Plank, oscura e claustrofobica o di Chimera’s Wreck, che ci riporta sui territori esplorati dallo Steven Wilson solista e che è forse uno degli episodi più convincenti.

Qui si chiude la tracklist “ufficiale”, arricchita da tre bonus track che si integrano comunque alla perfezione nella struttura edificata in precedenza. Si tratta dell’ottima e onirica strumentale “Population Three”, seguita da “Never Have”, introdotta da un giro di piano e da una linea vocale a dir poco meravigliosi. Il refrain si ripete con l’ingresso dell’intera band, e ancora una volta non esiste un colpo di rullante, un suono di tastiera, un’armonizzazione che non siano assolutamente perfetti, compreso il cambio di atmosfera che si respira nello special. A chiudere le ostilità ci pensa “Love In The Past Tense”, una canzone costruita con intelligenza ma che, tutto sommato, non sposta gli equilibri di questo lavoro in nessun modo.

Ora. Questo è un disco bellissimo, suonato con un mestiere e una perizia tecnica impressionanti. I Porcupine Tree sono in una forma strepitosa, e vederli dal vivo sarà ancora un’esperienza straordinaria, ne sono certo. Il sound dell’album rasenta la perfezione, i brani hanno quella personalità che ci si aspetta dai protagonisti, tutte le attese sono state rispettate, nessun dettaglio è stato lasciato al caso.

Ma forse, per la prima volta, manca un briciolo di anima e quel senso di malinconia quasi tangibile che hanno marcato ogni tappa della band. Sono passati 13 anni dal loro ultimo lavoro, tantissime cose sono cambiate (anche il bassista Colin Edwards è stato perso lungo la strada, quasi certamente per incompatibilità non sanabili con Wilson); e forse quel lampo di magia, quell’alchimia incredibile si è un po’ persa. Ma è la sola cosa che questi musicisti straordinari non potevano controllare… Tutto il resto è esattamente dove ci aspettavamo di trovarlo. Intatto. E va bene così.

 Articolo di Senio Firmati

Tracklist “Closure/Continuation”

1. “Harridan”
2. “Of the New Day”
3. “Rats Return”
4.  “Dignity”
5.  “Herd Culling”
6.  “Walk the Plank”
7.  “Chimera’s Wreck”

Deluxe edition bonus tracks:

8. “Population Three” (instrumental)
9. “Never Have
10. “Love in the Past Tense

Line up Porcupine TreeSteven Wilson vocals, guitars, bass, piano / Richard Barbieri keyboards, synthesisers / Gavin Harrison drums, percussions

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