Ringo Starr

Ringo Starr “What’s My Name”

Ringo Starr “What’s My Name” – Universal Music 2019 Ringo Starr pubblica il suo ventesimo album in studio “What’s My Name”. Sembrano pochi venti dischi per chi fa musica, senza la famosa band, da quasi

Ringo Starr “What’s My Name” – Universal Music 2019

Ringo Starr pubblica il suo ventesimo album in studio “What’s My Name”. Sembrano pochi venti dischi per chi fa musica, senza la famosa band, da quasi cinquant’anni. Ma Ringo ha suonato tantissimo dal vivo, girando il globo in lungo e largo con la sua multiforme All Starr Band, lasciandone traccia in svariate registrazioni.

Recensire un disco di Ringo vuol dire non solo sentirlo in pancia e farlo passare dalla testa, ma anche cercare di non farlo fermare troppo sul cuore, pena la scarsa obiettività. Perché vogliamo bene a Ringo, a prescindere da quello che fa, non solo per essere stato uno dei quattro cantoni della più grande band del mondo, ma anche per essere uno dei più grandi batteristi da sempre in circolazione. Guardo, ho sempre guardato ai dischi di Ringo con un sentimento di tenerezza, per un musicista incredibile ma per il quale non è stato facile trovare una via di auto-espressione.

“What’s My Name” è un disco di puro Ringo. E voglio dire che dentro ci possiamo sentire tutte le sue influenze, antiche ma non solo: avendo avuto nella sua All Starr Band molti dei più grandi musicisti dell’ultimo mezzo secolo, è praticamente ovvio che ne sia stato contaminato e influenzato. 34 minuti e 41 secondi, si ascolta in un soffio, più adatto ai viaggi in auto che all’ascolto a occhi chiusi sdraiati sul divano con cuffie ad alta risoluzione.

“What’s My Name” è anche un disco molto personale per Ringo, per varie ragioni. Fatto in casa nel suo studio losangelino “Roccabella West”, che lui ama definire “il più piccolo club in città”, dove gli amici arrivano con lo strumento in mano e si buttano in lunghe jam, e poi al bisogno anche in sessioni di registrazione per un disco. È prodotto da Ringo stesso. E infine, un disco dove Ringo batte e ribatte nei testi sui temi a lui cari: gioia di vivere, di realizzarsi, ideali di pace e amore per tutti. Tra i musicisti nell’album Paul McCartney, Joe Walsh, Edgar Winter, Dave Stewart, Benmont Tench, Steve Lukather, Nathan East, Colin Hay, Richard Page, Warren Ham, Windy Wagner, Kari Kimmel e molti altri. Scusate se è poco.

Ringo Starr

“Gotta Get Up To Get Down” (Richard Starkey, Joe Walsh) è uno dei due rocker dell’album, un brano con cui aprire d’impatto l’album, nata da una chiacchierata a cena tra Ringo, Joe Walsh (coautore) e Klaus Voorman. “Its Not Love That You Want” è puro Ringo, con quell’aria da cabaret americano che sinceramente non sono mai riuscita a mandare giù.

“Grow Old With Me” è il cuore emotivo dell’album, sicuramente la canzone più attesa e chiacchierata poiché ripescata da Jack Douglas dai Bermuda Tapes di John Lennon; canzone scritta per Yoko, che non finì in Double Fantasy. Non deve essere stato facile cantarla, anche se porta al disco tanta pubblicità. E allora Ringo ha fortemente voluto farsi affiancare da Paul McCartney, che suona il basso e possiamo sentire in alcuni cori, senza essere entrante o protagonista.

“Magic”, co-scritta con Steve Lukather, è un classico pezzo da fm americana, devo dire davvero banale. “Money”, il classico di Berry Gordy e Janie Bradford, fondatori della Motown Records, è un nuovo omaggio a John Lennon, essendo apparsa già in “With the Beatles”, con risultati ben diversi trattandosi di due voci ben diverse, ma con un risultato piacevole – se si evitano i confronti.

“Better Days”, è il secondo rocker dell’album, è forse uno dei brani meglio riusciti. Scritto dal quel geniaccio di Sam Hollander, da un passo rinvigorente all’ascolto dell’album. “Life Is Good” ci porta direttamente dentro la visione del mondo di Ringo, ma sinceramente l’ascolto non emoziona granché.

“Thank God For Music” potrebbe essere un brano degli Abba! Beh, dato che gli Abba senza Beatles non sarebbero mai esistiti, glielo perdoniamo… “Send Love Spread Peace” è una ballata in puro stile Jeff Lynne, ma Jeff qui non c’è. La sua influenza però si fa sentire, e non poco.

L’album si chiude con la title track “What’s My Name”, un anthem a firma Colin Hay (Men at Work) che ci immaginiamo ricorrerà in tutti futuri show di Richard Starkey, e speriamo che siano ancora molti!

Articolo di Francesca Cecconi

Track list “What’s My Name”

1. Gotta Get Up to Get Down
2. It’s Not Love That You Want
3. Grow Old with Me
4. Magic
5. Money (That’s What I Want)
6. Better Days
7. Life Is Good
8. Thank God for Music
9. Send Love Spread Peace
10. What’s My Name

Line up Ringo Starr
Ringo Starr – Vocals, drums
Dave Stewart – Guitar,
Edgar Winter – Synthesizers, vocals
Joe Walsh – Guitar, vocals
Paul McCartney – Bass, backing vocals
Benmont Tench – keyboards
John Pierce – Bass
Steve Lukather – Guitar, piano
Bruce Sugar – Syntesizers
Colin Hay – Guitar, vocals
Kari Kimmel, Richard Page, Warren Ham, Windy Wagner – backing vocals

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