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Silence is Spoken “11”

Essere moderni attingendo dal passato


È possibile essere moderni attingendo dal passato? Se parliamo dei Silence is Spoken la risposta è sì, è possibile. La band, nata a Londra ma con sede a Firenze, ruota vorticosamente in un suono granitico e martellante prendendo spunto dalla parte più scura e metal della scena di Seattle (Alice in Chains, Tad e Melvins in primis), senza disdegnare atmosfere progressive e inflessioni crossover e psichedeliche, il tutto con un ansioso e inquieto cantato. Tutti ingredienti perfetti per parlare di Alternative Metal.

“11” è il titolo della terza fatica discografica dei nostri, uscito, come suggerisce il titolo, l’11 novembre 2022 per la Wormholedeath records. Il disco, composto da otto lunghi brani, è definito un concept album sull’umanità, la coscienza e la crescita spirituale. Intransigente il mix/master, segno di un ottimo lavoro dietro le quinte a cura del Soundscape studio e dell’Eleven Mastering.

I riferimenti alla crescita spirituale sembrano apparire su “A Good God”, brano che apre le danze al disco. Un inizio alla Tool si fa breccia nell’introspettivo cantato fino a giungere a un ferreo ritornello. “War ABC Song” invece parte con una scarica adrenalinica chitarristica per sfociare in un toccante finale di archi e pianoforti. La parte pesante del Seattle Sound è prepotentemente presente in “1984”. Suoni di chitarra alla Jerry Cantrell si fanno strada in un sofferente cantato che ricorda il compianto Scott Weiland. Echi Nu Metal in “Game Over”, che sfila veloce e poderosa, mentre ritroviamo momenti alla “Undertow” dei Tool e chitarroni dei più possenti Soundgarden in “1000 Petaled Lotus”.

Su “Mud Bones Worms” fanno comparsa – negli attimi più quieti – sonorità alla A Perfect Circle, con la voce sempre in stile Grunge che, nelle parti più dure, ricorda Tad Doyle. In “3Lateral Kingdom” tornano echi Nu Metal, con l’aggiunta di un cantato simil-rap alla Faith No More che va a toccare empirei in stile Corey Taylor quando sale di tonalità. Chiude “Genesis 19/24”, lungo riassunto di tutto l’album, dove ogni influenza viene miscelata in ugual misura. Richiami di Opeth nelle parti melodiche e nella volontà di strutturare la canzone con molti cambi, fino ad approdare in un lungo finale pinkfloydiano d’annata a rievocare “Echoes”. Cala il sipario.

“11” è un album complicato in cui è difficile tracciare una precisa linea stilistica, ma che è capace di raccogliere tutto dal passato e trasformarlo in modernità con impatto sonoro ed emotivo, complice anche un ottimo lavoro in studio. La seconda parte del disco è quella in assoluto più interessante con i suoi momenti progressive e i repentini cambi di struttura. Bellissima la voce di Samuele Camiciottoli, che da un certo punto di vista reggerebbe benissimo anche cambi più azzardati di tonalità, in modo da enfatizzare l’anima prog e melodica del disco, le quali donano all’album personalità. Merita molto più di un semplice ascolto.

Articolo di Giulio Ardau

Track List “11”

  1. A Good God
  2. War ABC Song
  3. 1984
  4. Game Over
  5. 1000 Petaled Lotus
  6. Mud Bones Worms
  7. 3Lateral Kingdom
  8. Genesis 19/24

Line up Silence Is Spoken: Samuele Camiciottoli voce / Alessandro Curradi basso, piano, synth e voce / Maurizio D’Ario chitarra / Lorenzo Panchetti batteria, synth.

Silence Is Spoken Online:
https://www.instagram.com/silenceisspoken/
https://www.youtube.com/c/silenceisspoken
https://www.facebook.com/Silence.Is.Spoken

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