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Soley “Mother Melancholia”

Soley si è distaccata dallo stile della band madre realizzando musica introspettiva, oscura, con punte nichiliste però con sguardo rivolto verso la luce

“Mother Melancholia” è il settimo album di Soley, cantautrice finlandese, un’autoproduzione pubblicata il 22 ottobre 2021. Il disco è un insieme di elementi stilistici che pescano dalla musica con creta – in varie tracce si possono sentire voci, passi e rumori ambientali -, dal Folk, dall’Ambient, dalla musica minimal e da quella sacra.

L’artista muove i suoi primi passi con il collettivo pop Seabear e con loro pubblica due Lp di Pop Folk primaverile dal carattere discreto, un po’ come la primavera finlandese. Da solista Soley si è distaccata dallo stile della band madre realizzando musica introspettiva, oscura, con delle punte nichiliste però sempre con lo sguardo rivolto verso la luce. Il nuovo lavoro può considerarsi la summa di questo percorso finora compiuto, ispirato, come affermato da lei stessa, anche dagli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi due anni.

Nei 51 minuti che costituiscono l’album l’artista racconta una realtà devastata: il paesaggio narrato lungo le 10 tracce che costituiscono l’album è desolato, arido, popolato da spiriti e da esseri che vivono in uno stato di quieta disperazione. L’ascoltatore viene preso per mano da questa regina mortifera – splendidamente rappresentata nell’artwork – che illustra all’ascoltatore quello che vede intorno a lui. Sembra di ascoltare dei rimuginii di una mente esausta: non c’è rabbia, c’è soltanto accettazione di una realtà ormai, almeno all’apparenza, irrimediabilmente compromessa. “Mother Melancholia” è un album fatto di particolari, di interstizi, di contrasti. All’ascolto attento si potrebbe dire non avere pretese musicali, l’artista vuole semplicemente comunicare all’ascoltatore il suo stato d’animo.

L’album apre con “Sunrise Skulls”, il racconto di sette minuti di un paesaggio desolato descritto usando la musica minimal/drone, la successiva “Cyrcles” riprende il climax della precedente ma con l’aggiunta di lugubri archi. “Blow Up” è una litania che si perde tra delicate melodie di pianoforte e campionamenti che mantengono il brano in uno stato di distaccamento dalla realtà. Dopo l’intermezzo pianistico “Hysteria”, si susseguono “Parasite”, “Desert” e “In Heaven”, tre tracce dove nella prima il piano si relaziona con dei rumori venendone sovrastato, nella seconda è in   primo piano accompagnato dalla solita voce flebile mentre nella terza crea una melodia leggerissima, accompagnato solo dalla voce che rimane in secondo piano.

“Sundown” vede gli archi protagonisti che in questo caso si fondono con i campionamenti, mentre la successiva “XXX” è un preludio della traccia finale: lo stato d’animo sofferente, a tratti paranoico, che ha caratterizzato tutto l’album qui trova un risvolto semi-positivo: archi affiancati dai campionamenti hanno dei toni luminosi e calorosi, un pezzo strumentale di circa due minuti che anticipa la conclusiva “Elegia”. Una melodia monotonale è affiancata a dei rumori di fondo che vanno in crescendo, e nella seconda metà del brano sembrano trasformarsi in un temporale, quasi a simboleggiare l’acqua che in un mondo di morte può essere l’unica a dare inizio a nuova vita.

“Mother Melancholia” è un album che per essere compreso necessita almeno di tre ascolti e dimostra come la morte è sempre l’alba di un nuovo inizio.

Articolo di Giorgio Cappai

Tracklist “Mother Melancholia”

  1. Sunrise skulls
  2. Cyrcles
  3. Blow up
  4. Hysteria
  5. Parasite
  6. Desert
  7. In heaven
  8. Sundown
  9. xxx
  10. Elegia

Sóley Stefánsdóttir: tastiere, voce, elettronica / Albert-strumenti ad arco, percussioni

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