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The Acacia Strain “Step Into The Light” “Failure Will Follow”

Due album usciti insieme, di cui una a sorpresa e non annunciato

Un album inaspettato quello di “The Acacia Strain”, “Failure will follow”, in uscita contemporanea il 12 maggio 2023 con il preannunciato “Step into the Light”, ambedue per Rise Records. Ancora sonorità particolari da parte di questo gruppo metal molto quotato e ormai al dodicesimo album, ma sempre capace di stupire chi li segue; mentre “Step Into The Light” è più tradizionale, “Failure Will Follow” è un album sperimentale, composto da soli tre brani, che conduce l’ascoltatore fra sonorità in parte nuove per questo gruppo.

Apre questo album il brano “Pillar of Salt”, un pezzo molto lungo, dove l’iniziale e contrastato dialogo fra la chitarra e i suoni di fondo, acuti, forniscono all’ascoltatore un senso di progressiva collimazione, una sorta di messa in assetto musicale che poi si traduce in un sottofondo per il resto del pezzo, aprendosi verso un parlato che poi si alternerà con il tipico cantato low growl; un vero e proprio “Warning to the world” come dice il cantante Vincent Bennett. Ancor più lungo il secondo pezzo, “Bog Walker”, con un’introduzione lasciata al suono distorto della chitarra che rimane a lungo in aria mentre piano piano le altre sonorità iniziano a muoversi, con la batteria e il canto pressoché all’unisono; mentre la musica dà all’ascoltatore il senso di camminare veramente in mezzo a una palude le parole, al di là dell’evocazione abbastanza truculenta, ricordano un percorso di solitudine: si nasce soli, si muore soli.

L’introduzione è lunga con la ripetizione del riff a oltranza, e si sarebbe potuta accorciare senza togliere per questo pregio al pezzo, anche se la lunghezza aumenta il pregevole effetto ipnotico.
Infine “Basin of vows” un pezzo sempre molto lungo, dove la voce intrattiene da subito l’ascoltatore, facendosi poi sovrastare da suoni industriali che successivamente si calmano per aprire a sonorità più ampie per poi riprendere. Il tutto si risolve in una sorta di corale ritmato, con un riff breve ripreso da un suono di piano elettrico. Nel complesso l’album esce sicuramente dalle facili etichettature di genere, cosa che peraltro i componenti del gruppo, e in particolare il cantante Vincent Bennett e il batterista Kewin Boutot, hanno spesso rifiutato nelle varie interviste.

L’album “Step Into The Light” risulta invece più tradizionale, anche con riferimento alla produzione del passato dello stesso gruppo: si tratta di dieci pezzi, alcuni veramente brevi, altri che risaltano per caratteristiche musicali particolari, fra tutti alcuni risaltano per le loro caratteristiche.
Il pezzo di apertura “Fluorishing” è anche quello che fornisce, con le parole iniziali del testo, il titolo all’album; l’accettazione di un percorso di vita, marcato musicalmente dai suoni della batteria che risaltano come veri e propri passi, dove la dissociazione fra il mondo esterno visibile e il mondo interiore, nel quale la vera guerra è con sé stessi, alla fine richiama alla mente dell’ascoltatore ancora una volta il tema della morte in solitudine. In “Calf’s blood” risulta notevole l’introduzione con il suono della cassa della batteria; acuto il riferimento delle parole a uno dei presidi sanitari utilizzati in emergenza: il tourniquet. “Fresh bones”, con la sua rincorsa ritmica, è una sorta di anticipazione del successivo “Untended graves”; in ambedue la batteria, magistralmente suonata da Kevin Boutot la fa da padrone, alternando ritmi rapidissimi a momenti più sincopati.

“Sinkhole” con la sua bella introduzione di batteria, seguita dall’alternarsi dei suoni di chitarra con il basso in sottofondo per poi sfociare in un parossismo dialettico strumentale, è di una determinatezza unica e mostra come questo gruppo musicale percorre sicuramente una strada originale e coerente. Il pezzo è probabilmente quello più articolato dell’intero album e la chiusura è magistrale. Da segnalare anche il pezzo finale “None of us asked to be here” con un’entrata talmente particolare da creare in chi ascolta un senso di urgenza con quel ripetersi di “Return to dust” che conduce al centrale “Welcome to die” martellante e spegnersi con un tranquillo “Just let me die”.

In definitiva due album abbastanza diversi: quello annunciato “Step Into The Light”, che rimane in linea con il sound prevalente del gruppo, e quello a sorpresa, “Failure Will Follow”, che ci presenta The Acacia Strain sotto una luce nuova, sperimentale. Sarà l’inizio di un nuovo corso per il gruppo di Chicopee?

Articolo di Sergio Bedessi

Tracklist “Step Into The Light”
1. Flourishing
2. Calf’s blood
3. Chain
4. Fresh bones
5. Teeth of the cursed dog
6. Open wound
7. Sinkhole
8. Is this really happening?
9. Untended graves
10. None of us asked to be here

Tracklist “Failure Will Follow”
1. Pillar of Salt
2. Bog Walker
3. Basin of Vows

Line up The Acacia Strain: Vincent Bennett voce / Devin Shidaker chitarra / Mike Mulholland chitarra / Griffin Landa basso / Kevin Boutot, batteria

The Acacia Strain online:
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YouTube https://www.youtube.com/watch?v=QGOoBT66lT4

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