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The Chronicles of Father Robin “The Songs & Tales of Airoea – Book 1”

Progetto costituito da musicisti di affermati gruppi prog norvegesi

Trattasi di super gruppo? Verrebbe spontaneo porsi la domanda ponendosi all’ascolto di questo “The Songs & Tales of Airoea – Book 1” dei The Chronicles of Father Robin, album fuori il 15 settembre per la prolifica etichetta scandinava Karisma Records. In effetti questa band potrebbe avere tale effige, essendo costituita da musicisti di affermati gruppi prog norvegesi come Wobbler, Tusmørke, gli ancora più navigati The Samuel Jackson Five e dei Jordsjø. È più consono invece definirlo come progetto, un proponimento, che va a coinvolgere musicisti dal vasto retroterra uniti nella realizzazione di un ambizioso lavoro. Un’idea molto lunga nella sua gestazione, addirittura trent’anni e che trova finalmente la sua concretizzazione.

Non è certo semplice trovare gli spazi giusti per far collimare i molteplici impegni di questi artisti, ma il tempo insegna che quando c’è un reale intendimento di costruire qualcosa di importante assieme anche al di fuori delle band madri, soprattutto in considerazione dell’amicizia che lega tali personaggi, non è mai troppo tardi, e si riesce sempre a unire le forze per mettere in pratica tale aspirazione; si compie così il disegno prefissato senza limitarlo a una semplice jam – session, ma allargando la prospettiva a qualcosa di significativo.

“The Songs & Tales of Airoea” è un triplo concept, la cui evoluzione è composta da ben diciotto tracce ambientate in un mondo arcaico, alternativo e visionario. I musicisti hanno scelto di dividere l’opera in tre uscite, la prima delle quali denominata “Book 1” è quella oggi recensita. Il nome della band prende spunto dall’intenzione dei componenti di dare vita a una creatura che ne incarnasse le personalità, riunendoli sotto un unico nome. L’ensemble è attivo fin dal lontano 1993 e si è ispirato a sonorità classicheggianti proprie della scena musicale progressiva dei primi anni ’70, esprimendo un Prog di livello in una forma ariosa e eclettica, con sonorità che spaziano dal profondo al melodioso.

Un’esperienza che vuole essere una sfida sia nel loro percorso musicale che in quello personale, e che si traduce nella storia di questo affascinante personaggio, Padre Robin, che prende spunti e motivazioni da elementi mitologici e naturali, tradizioni popolari e colta letteratura; il protagonista esprime il suo modus vivendi e la voglia di conoscenza attraverso i suoi incredibili viaggi nel mitico e onirico mondo di Airoea.

Ecco che il primo capitolo di questa saga musicale trova la sua esecuzione attraverso brani molto lunghi e corposi. I primi due in realtà sono una sorta di introduzione che si materializza in “Prologue” con i suoi effetti naturali, e in “The Tale for Father Robin” con la sua giocosa ouverture prodromica alle fascinose evoluzioni successive.

L’album si sviluppa sino da subito con le sue trame complesse da descrivere per le loro continue sfaccettature, i cambi di tempo e di atmosfera e le fantasiose peculiarità. “Eleison Forest” dà subito la misura del suono vivace, fondendo scorribande sonore con brillanti tastiere e un flauto effervescente. Le svisate dell’organo alternate a momenti vellutati ci conducono verso un viaggio epico e affascinante, sublimati da cori di rara bellezza. Un sound superbo che non lascia in disparte nessuno strumento. Il clima si dipana in questa alternanza tra momenti soft e altri più caldi, dove le diversificazioni sonore assumono sembianze che riportano a atmosfere canterburiane con qualche venatura tenebrosa. Ciò è emblematico nel brano “Death of the Fair Maiden”.

Prog dalle tinte variegate che appare anche in “Twilight Fields”, il motivo più lungo con i suoi 15’25’’, una magica commistione di Dark con attimi più epici e altri intrisi di dolce classicismo. I duetti tra flauto, sintetizzatori e un dinamico organo Hammond sono l’ossatura portante del brano, che però regala anche languidi momenti. Circa a metà del pezzo, alcuni spunti melodici ammalianti ricordano qualche sonorità degli Yes, soprattutto nella parte cantata che sembra accostarsi allo stile di Jon Anderson.

“Unicorn”, più delicata e ispirata a climi nordici, presenta sempre fraseggi strumentali d’eccellenza e un clima iniziale rarefatto, con il flauto ancora grande protagonista. Il finale sembra proseguire su questa evoluzione morbida, ma le sorprese, parimenti all’atmosfera dell’opera, sono sempre dietro l’angolo. L’epilogo è a alta intensità elettrica con sonorità quasi hard e la sezione ritmica che scatena un incalzante gioco di basso e batteria.

Gli arrangiamenti evocativi e eterogenei dell’album trasportano l’ascoltatore verso un universo intrigante. Forse ognuno di noi vorrebbe sentirsi per qualche istante un Padre Robin, lontano dalle ansie del quotidiano, alla ricerca di nuove avventure e esperienze anche coraggiose ma sempre estremamente stimolanti. La profonda coesione del gruppo si materializza nelle fantasiose trame dell’album. Attendiamo con curiosità le altre parti della trilogia, sicuri che ci riserverà ancora sorprese e non mancherà di stupirci per gli interessanti contenuti proposti da questo versatile combo norvegese.

Articolo di Carlo Giorgetti

Tracklist “The Songs & Tales of Airoea – Book 1”

  1. Prologue
  2. The Tale for Father Robin
  3. Eleison Forest
  4. Death of the Fair Maiden
  5. Twilight Fields
  6. Unicorn

The Chronicles of Father Robin Online
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