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Un sentito omaggio a Rodolfo Santandrea

Dall’Elettronica al bel canto, con punte di voce lirica, arrivando al Free Jazz e alla sperimentazione

Bella compilation. Un ottimo lavoro. Al netto delle belle canzoni originali di Rodolfo Santandrea, che vinse il premio della critica a Sanremo, con il brano “la Fenice” e che, senza cavalcare l’onda del consenso, decise di proseguì un suo percorso sperimentale, strano, originale, pubblicando quattro album magnifici dal 1984 al 1995, il presente lavoro è davvero una bella compilation, come da tempo non se ne fanno più, utile anche per conoscere esperienze musicali nuove e diverse.

“Un sentito omaggio a Rodolfo Santandrea”, uscito il 13 ottobre per Snowdonia, ripercorre quella modalità che, negli anni ’90, quando fare e vendere dischi era un mercato vero, non inquinato dalla musica liquida, permetteva di conoscere non solo un artista, ma anche chi si avventurava nella sua musica. Penso alle compilation più note, e cioè l’omaggio ad Augusto Daolio, o alle raccolte dei Dischi del Mulo, per non parlare di lavori, eccellenti, come “Il Paese è reale”, l’omaggio a Bertoli, o a Ivan Graziani. Insomma, questo album si inserisce a pieno titolo in quel filone.

Rodolfo Santandrea nell’opera prima omonima, e cioè “Santandrea”, propose proprio “La fenice”, scritta con Riccardo Cocciante, una canzone che impressionò subito il pubblico tanto da vincere il premio della critica nell’edizione del 1984 di Sanremo. Poi, il cantautore e musicista ha fatto scelte che pochi suoi colleghi condividono, e cioè quella di allontanarsi dal business della musica melodica, e perseguire altre strade. Non ha abbandonato del tutto la tradizione melodica, ma si è allontanato dalla canzonetta. Per omaggiare questo lavoro sotterraneo, lontano dunque dall’intrattenimento e dal consumo musicale attuale, e che si è mosso su vie di sperimentazione e ricerca, serviva battere strade diverse. L’ideatore ha saggiamente deciso di mettere insieme undici voci minoritarie, sperimentali, innovative, e non di consumo, della musica nostrana. Sia ben chiaro, non si tratta di sconosciuti, ma di gruppi, cantautori e cantautrici, che hanno un percorso musicale strutturato alle spalle. Questi, con grande rispetto, e direi dedizione, hanno preso a cuore la causa e hanno fatto propria la musica del cantautore di Faenza. Il risultato è davvero ottimo. Un disco eccellente sia per scoprire un tesoro nascosto della musica italiana, sia per entrare in contatto con questi gruppi, o autori e autrici singoli, che hanno preso in mano queste canzoni, e le hanno fatte proprie.

Un lavoro che ricorda molto la compilation “Con due deca”, e lo dico con il massimo rispetto dovuto, e senza alcuna ironia, perché era stato un esperimento coraggioso – come lo è questo d’altronde – di omaggio agli 883. Un disco gratuito, in quel caso, che vedeva all’opera un nutrito insieme di esperienze musicali italiane di grande profilo (quella compilation la trovate in free download in rete, non perdetela). Il lavoro su Santandrea ricorda quella bella esperienza, con l’aggiunta però che questa volta l’album viene proposto come disco, cosa che rende giustizia, e dà dignità, agli artisti coinvolti. La compilation degli 883 rimase invece liquida; fuori e lontana da qualsiasi circuito discografico. Non venne ascoltata, e così finì nelle mani di boomers e hater seriali. Peccato.

Il rischio di fare quella fine, con questo lavoro, invece, non lo si corre. L’album, che è il cd ufficiale del MEI 2023, ed è segno dell’amore che Snowdonia e lo stesso MEI condividono nei confronti di Rodolfo Santandrea. Giordano Sangiorgi: Il MEI da sempre ha valorizzato artisti e band che hanno lasciato una traccia importante all’interno della cultura musicale italiana pur magari non avendo il giusto riconoscimento di mercato. È una delle nostre mission, come si dice in questi casi, fin dalla prima edizione, fanno sapere dalla produzione. Tutto vero, e condivisibile. Altro pregio, è che vogliamo dare il nostro contributo alla riscoperta, spingervi a fermare il tempo e guardarvi indietro, con calma e cuor contento.

Dall’Elettronica al bel canto, con punte di voce lirica, arrivando al Free Jazz e alla sperimentazione sonora elettronica, questa compilation davvero accontenta i palati più fini e raffinati. In primis per la musica, i suoni, poi per i testi. Quello che colpisce subito è la presa di possesso che gli artisti coinvolti hanno fatto di queste canzoni. Un ascolto che, una volta fatto, vi porterà a voler sentire le versioni originali – non è facile – per poterle paragonare con quanto hanno realizzato questi artisti.

Mettiamoci un pò le mani dentro. “La fenice”, brano iconico, aveva una base quasi dance, nella versione originale. Qua, invece, grazie a Riccardo Lolli, che usa solo pianoforte e voce, acquista il sapore di un’aria se non da Opera, quanto meno da operetta. Un bel divertissement, davvero. “Le aquile” è uno dei brani più interessanti, merito di un ottimo lavoro dei romagnoli Manuel Pistacchio, un gruppo fantastico che fa della ricerca sonora il suo marchio di fabbrica. Nella versione originale la canzone era un bel pezzo pop che, però, conteneva potenzialità che i Manuel Pistacchio hanno saputo estrarre, sottraendo e lavorando di cesello sui suoni. Risultato ottimo, e il testo guadagna respiro. “Amsterdam”, canzone che nella versione originale aveva quasi la potenzialità del tormentone ante litteram, viene presa in mano da Davide Matrisciano che ne tira fuori una vena ironica molto interessante, e allo stesso tempo la trasforma in una versione che piacerebbe molto a Bobo Rondelli. Altro pezzo davvero molto molto bello, senza dubbio il mio preferito di questa raccolta, è “Un’arancia”, canzone del 1989, con il quale Santandrea vinse “Un disco per l’estate”. I Maisie, nella prima parte, sono fedeli all’originale, anche se le voci sono due e, in sottofondo, emerge un ottimo sax che, a un certo punto, sfocia, con taglio netto e improvviso, in un pezzo free jazz di grande classe. Si tratta davvero, con “Le Aquile”, di uno dei pezzi migliori di questo lavoro dove, lo ripeto, scegliere è difficile, perché si tratta tutta di ottima musica. Altro brano che merita attenzione è “Alice”, eseguita da Ossi. Una chitarra suonata alla maniera dei cantautori classici, per poi diventare un bel pezzo pop, con tanto di suoni acidi. Altra interpretazione da incorniciare, e che nobilita la versione originale.

Insomma, un bell’album davvero, che consiglio di acquistare perché va ascoltato con attenzione, allo stesso tempo va sostenuto il progetto e questi musicisti, che dimostrano tutti grane rispetto per il passato, glorioso, della musica italiana. In tempi dove si tagliano volentieri cordoni ombelicali, avere ben 11 esperienze musicali che affrontano, con grande rigore e voglia di innovare, un repertorio di certo minoritario, non conosciuto dalla massa, fa davvero ben sperare. Lo diciamo spesso, serve sondare in profondità il vasto oceano del mondo commerciale, perché oggi funziona così, se si vuol ascoltare buona musica. Un’arte che ormai è solo intrattenimento. Per fortuna, però, c’è anche chi ha deciso di seguire e perseverare su strade diverse. Complimenti davvero a tutti, e ora inizio a venirvi a cercare, uno ad uno, per scoprire i vostri lavori.

Articolo di Luca Cremonesi

Track list Un sentito omaggio a Rodolfo Santandrea

  1. Riccardo Lolli – La fenice
  2. Manuel Pistacchio – Le aquile
  3. Stefano Barotti – Guance bianche
  4. Jet Set Roger – Niente
  5. Davide Matrisciano – Amsterdam
  6. Le Forbici di Manitù – Sui marmi di Carrara
  7. Mapuche e Matteo Castellano – Marta
  8. Maisie – Un’arancia
  9. Paolo Zangara – Un delfino
  10. Ossi – Alice
  11. NichelOdeon con Filippo Manini – Capriccio fenice
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