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Dead Poet Society – “Monarch”: l’Industrial incontra l’Alternative Rock

Sintetizzatori, riff serrati e falsetti accompagnano un racconto di dipendenza, alienazione e identità in crisi

Con “Monarch”, fuori il 2 ottobre per Spinefarm Records, i Dead Poet Society tornano con il loro terzo album, evidenziandoancora di più gli aspetti più inquieti della loro identità musicale. Qui l’Alternative Rock incontra l’Hard Rock e l’Industrial, con atmosfere scure e chitarre distorte; inoltre, la produzione di Paul Meany, frontman dei Mutemath, e il mixaggio di Adam Hawkingscontribuiscono a lavorare sul contrasto tra peso e melodia, aggressività e vulnerabilità. Il risultato è un album compatto, attraversato da un’energia quasi costante, ma non del tutto privo di momenti dove ci ritroviamo in una dimensione più intima.

Fin dall’ascolto delle prime tracce si capisce che la band supera sé stessa, infatti accanto ai riff di chitarra e a una batteria spesso martellante, emergono anche sintetizzatori e tappeti elettrici, che rendono l’atmosfera più inquieta.  Inoltre, l’impronta stilista è data dalla voce di Jack Underkofler che sembra danzare, muovendosi agilmente tra falsetti, ritornelli esplosivi e alcune parti più trattenute.

“Hollywood On Fire”, il brano d’apertura mette subito in chiaro il carattere del disco; si parla di una relazione consumata dalla rabbia e dalla disillusione, in cui l’idea di distruzione diventa anche un gesto estremo, quasi una fuga da tutto ciò che non si può più sostenere. Hollywood diventa un simbolo da incendiare, non c’è nessuna ricerca di una vera pace, piuttosto emerge il tentativo di trasformare la fine in un gesto spettacolare. È un’apertura efficace, perché introduce uno degli elementi centrali di “Monarch”: quando le emozioni diventano incontrollabili, si può oscillare tra il volersene liberare o il lasciarsi travolgere.

Con “Roach” la tensione si fa più fisica e il suono rientra nell’industrial, il ritmo si fa incalzante e la batteria contribuisce a creare un’atmosfera che invita a muoversi, quasi come se fosseimpossibile ascoltare il brano stando completamente fermi. Anche il testo è piuttosto aggressivo, al centro c’è una relazione segnata dalla manipolazione e dalla dipendenza; inoltre, il titolo, che rimanda allo scarafaggio, serve per descrivere l’altra persona come qualcosa di sgradevole. Il tema della dipendenza affettiva ritorna anche in “Die If You Don’t”, in cui può diventare difficile immaginarsi al di fuori dell’altra persona e il rapporto si trasforma in una disperata ricerca di conferme. “Sinner System” è una delle tracce più riuscite e d’impatto del disco, il ritornello associa l’idea di innamoramento ai peccati e musicalmente è molto trascinante ed esplosivo: la componente industrial emerge con forza e si crea un effetto quasi ipnotico. Anche “Cold” è molto potente e a renderlo incisivo ci pensa il riff centrale di chitarra e l’utilizzo delle distorsioni; inoltre, si lega alla riflessione del cantante sull’autenticità dell’industria musicale e sulla diffidenza riguardo l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Con “Miami for The Weekend”, i Dead Poet Society ci trascinano in un immaginario più disturbante e narrativo, il protagonista sembra vivere uno smarrimento morale e ad evidenziarlo ci pensa la ripetizione della domanda su chi gli abbia messo un’arma nelle mani. Invece “The Park” ci porta in una dimensione più claustrofobica, la voce narrante è convinta di essere osservata e perseguita e il parco associato solitamente ad uno spazio aperto diventa simbolo della prigione mentale. L’ultimo brano, invece, si allontana dalla compattezza quasi aggressiva delle altre tracce, qui l’atmosfera diventa più intima e malinconia, sembra di ascoltare una ballad, anche se la calma viene interrotta da momenti in cui il ritmo ritorna incalzante. La definizione del dolore come un’arte è un’amara ironia, non viene celebrata la sofferenza, ma questa può diventare familiare e apparentemente gestibile.  

La band con questo nuovo album attraversa crisi, relazioni tossiche e alienazione. I testi sono complicati e restituiscono degli stati emotivi che si sovrappongono ed emerge una forte inquietudine; la musica non fa altro che accompagnare tutto questo al meglio, attraverso un linguaggio coerente fatto di riff distorti, batteria serrata, elettronica e aperture melodiche. La continuità sonora è sicuramente uno dei punti di forza, perché permette di costruire un’identità che è riconoscibile dall’inizio alla fine; allo stesso tempo però il ritmo raramente concede una vera tregua e quei rari episodi più intimi e raccolti che ci sono, acquistano un peso particolare. 

“Monarch” vuole puntare all’impatto ma senza ridurre tutto alla potenza sonora, perché dietro le distorsioni e questo alternative rock esplosivo e viscerale c’è una domanda che potremo farci alla fine dell’ascolto: quanto di noi siamo disposti a perdere per sentirci accettati o semplicemente meno soli? Non ci offrono nessuna risposta, preferiscono che siano le contraddizioni dei personaggi delle canzoni e la musica inquieta e carica di energia a darci lo spunto per provare a rispondere da soli.

Articolo di Benedetta Rubini

Track list “Monarch”

  1. Hollywood On Fire
  2. Roach
  3. Die If You Don’t
  4. Sinner Systems
  5. Lost
  6. Cold
  7. Psalm 136
  8. Dead On The Inside
  9. Miami For The Weekend
  10.  Get Hot
  11.  The Park
  12.  The Art Of Suffering

Line up Dead Poet Society: Jack Underkofler voce / Jack Collins chitarra / Dylan Brenner basso / Will Goodroad batteria

Dead Poet Society online:
web: https://wearedps.com/
Instagram: https://www.instagram.com/wearedps
Youtube: https://youtube.com/@deadpoetsociety


Quando è stato pubblicato il nuovo album dei Dead Poet Society e per quale etichetta discografica?
Il disco intitolato Monarch è uscito il 2 ottobre ed è stato pubblicato sotto l’etichetta Spinefarm Records.

Quali sono i generi musicali e le sonorità principali dell’album “Monarch”?
L’opera rappresenta il terzo album della band ed esplora sonorità dove l’Alternative Rock incontra l’Hard Rock e l’Industrial, caratterizzandosi per chitarre distorte, batterie incalzanti, sintetizzatori e tappeti elettronici.

Quali temi e concetti affrontano le liriche dell’opera?
I testi attraversano l’alienazione, le relazioni complesse e tossiche, la dipendenza affettiva, lo smarrimento morale e le riflessioni sull’autenticità nell’industria musicale contemporanea.

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