08/03/2026

Giorgio Poi, Milano

08/03/2026

Cardinal Black, Roncade (TV)

08/03/2026

The Rumjacks, Torino

08/03/2026

Giorgio Ciccarelli, Giarre (CT)

08/03/2026

Ilaria Graziano, Napoli

08/03/2026

Giorgio Poi, Milano

09/03/2026

Andrew Faber, Milano

10/03/2026

Giorgio Poi, Torino

10/03/2026

Cardinal Black, Milano

10/03/2026

Davide Van De Sfroos & Folkestra 2026, Arcore (MB)

10/03/2026

Ilaria Graziano, Ferrandina (MT)

10/03/2026

Oh He Dead, Milano

Agenda

scopri tutti

Andrea Chimenti “Senza fermata”

Filo rosso di questo nuovo testo è il tempo, e con esso l’essere umano alle prese con sentimenti che dominano l’esistenza di ogni persona

Terzo libro per Andrea Chimenti che il 28 gennaio ha dato alle stampe “Senza fermata” (Ronzani Editore, 15 euro), volume composto da 10 racconti. Filo rosso di questo nuovo testo è il tempo, e con esso l’essere umano alle prese con sentimenti che dominano la vita e l’esistenza di ogni persona, in tutte le epoche e in ogni tempo. Chimenti sceglie di raccontare tutto questo scompaginando le carte, mescolando dunque spazio e, soprattutto, il tempo, spostando uomini e donne avanti e indietro nella linea retta dello scorrere cronologico. In questo modo lo scrittore ricorda a tutti e a tutte che, a conti fatti, non è questione di posizione, ma di tempo, e la casualità, pura e semplice causalità, determina una parte del nostro essere. Per il resto ci pensa una struttura – si sarebbe detto un tempo – o un inconscio collettivo, o semplicemente una ripetizione di schemi che è propria di tutto il genere umano.

In parole povere, le emozioni sono sempre figlie di uomini e donne, e queste si ripetono nel presente, nel passato e anche nel futuro. Questo, a conti fatti, il segreto della letteratura che, come affermava Umberto Eco, è l’unica verità possibile per l’essere umano. La storia insegna che l’umanità tende inevitabilmente a ripetere errori, e con essi il carico emotivo che questi portano con sé. La letteratura, invece, insegna che tutto questo può diventare monito eterno, verità insomma, che ci può essere d’aiuto. Se non fossimo umani, troppo umani. Gli era rimasto impresso quell’episodio, tanto da indurlo a riflettere su come tutte le cose vengano percepite secondo un preciso modo di pensare, quello che noi consideriamo normale, si legge a pag. 108, ed è questo il limite invalicabile di qualsiasi essere umano, in qualsiasi epoca.

Allo stesso tempo, ci siamo consumati anche il loro futuro, siamo stati una generazione troppo vorace, si legge in un altro dei racconti di questo volume, e per quanto la frase sia chiaramente figlia della nostra epoca, allo stesso modo può essere pronunciata in ogni tempo, quando cioè si fanno i conti con il passato e con il futuro, eludendo così il presente. Chimenti, da artista, e dunque da essere umano che per natura trae linfa dal passato, crea nel presente e ingravida (si spera) il futuro, sa che l’essenza dell’esperienza umana è unica e universale. Per questo il dolore di un giovane emarginato nella preistoria è speculare allo smarrimento che prova un uomo contemporaneo. D’altronde lo aveva intuito anche Baudelaire nei suoi “Diari intimi”: tutto è comune. Un avviso lanciato a chi faceva fede di non credere all’essere-comune dell’esperienza umana. Una sorta di comunismo ontologico che, nei racconti di Chimenti, si dimostra essere presente nell’essere proprio dell’umano, inteso come individuo in carne ed ossa che attraversa i secoli come carne, presenza e vita concreta.

E se il tempo passa, questo non impedisce a Chimenti di mostrarci, in un testo che esige attenzione nel momento di lettura, che il suo dipanarsi resta comunque relativo allo spazio che ognuno di noi si trova a vivere. Certo, la dimensione collettiva non è assente, ma la vita è un insieme di esperienze singole, che ognuno porta sulle proprie spalle. Chimenti ce lo aveva già raccontato nel suo ultimo disco, dedicato ai fenomeni migratori, e ora in questi nuovi racconti lo rimarca in modo impeccabile. Ed ecco che la chiusura del cerchio, l’ultimo racconto, ballata corale dell’esistenza che ricorda il bus di “Paterson” di Jim Jarmusch, ci ricorda che se l’umanità si trovasse tutta insieme, alla fine di questa esperienza umana, non sarebbe di certo in cerca di un autore, ma senza dubbio di un comune sentire e vivere che caratterizza il risuonare, nel tempo, delle singole vite umane. Ecco, sarebbe “senza fermata”

All’umanità, alla fine dei conti, non resterebbe che constatare come il tempo passi, la vita sfugga e fluisca senza potersi bagnare due volte nello stesso fiume. La presa di coscienza di questo scorrere è l’unica dimensione che, nel presente, può essere e diventare àncora di salvezza. Oppure, come insegnano alcuni filosofi, ciò che ci salva davvero è la traccia che lasciamo grazie all’arte che, però, lo ricorda bene Giacometti in un aneddoto, è comunque nulla senza la vita. Se prendesse fuoco il Louvre, con dentro tutti i suoi capolavori – afferma il grande scultore – io salverei il gatto, e cioè la vita, sempre e comunque. Le arti funzionano da guida nella lettura e da strumenti per comprendere la realtà, certo. Ma alla fine la vita si vive con la vita, e la chiusura del cerchio, racconto che chiude questa raccolta di testi sparsi nella linea temporale, e costruiti con la sapienza di chi ha tempo, e non ha il lusso di sprecarlo (parafrasando Guccini), non è altro che un racconto corale nel quale i personaggi ci aiutano a capire che, nonostante le differenze storiche, l’essenza dell’esperienza umana è unica e universale.

Andrea Chimenti ci regala dei personaggi concettuali, e non uomini e donne da intrattenimento. Questo libro, forse più degli altri, raccoglie dunque l’aspetto riflessivo del Nostro, e va al di là di quello meramente artistico. Dalle nebbie della preistoria ai riflessi di un futuro remoto, le vite dei protagonisti di questo micro-cosmo letterario si intrecciano in un unico e inarrestabile fluire. Tutto scorre, nulla si può fermare, e neppure con l’arte che, fra pittura (Giotto, Yves Klein), musica (Rachmaninov) e fotografia, è utilizzata dall’autore per esplorare il concetto di eterno e di percezione dello spirito. Nei secoli non cambiano, detto in altra maniera, e tirando le somme del nostro discorso, il sospetto, il perdono e la ricerca della felicità, costanti immutabili della nostra esistenza. Non che far torto o subirlo? Non credo proprio. Semmai, a fine corsa, ciò che resta è il messaggio implicito nel testo: nello scorrere del tempo l’umanità è comunque “senza fermata”.

Articolo di Luca Cremonesi

© Riproduzione vietata

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!