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Antonio Piazzolla “Iron Maiden”

Viaggio attraverso l’universo creativo e visionario degli Iron Maiden, arricchito dall’esclusiva intervista al chitarrista Dennis Stratton

Eddie, il Metal e la gloria. “Iron Maiden” è l’ultimo libro di Antonio Piazzolla, uscito pochi mesi fa su Diarkos (€ 14,90). Un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario degli Iron Maiden, arricchito dall’esclusiva intervista al chitarrista Dennis Stratton, ex membro della band. Ne parliamo con l’autore, che incontro a Firenze, in occasione della premiazione da parte dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana come “Miglior giornalista musicale under 35 – Premio Michele Manzotti ed. 2025”.

Intanto: un libro sui Maiden in italiano ci voleva.  E tu ripercorri la storia della band proprio dagli inizi, da quando era solo un’idea nella testa di Steve Harris. È un volume veramente particolare e piacevole da leggere. Raccontami come è nato.
È nato veramente da un caso fortuito; non avevo ancora iniziato a studiare per scrivere un libro sui Maiden, e per me, come giornalista, la preparazione è molto più lunga della scrittura. Quando mi dicono guarda, c’è Dennis Stratton che viene a Foggia a suonare al Ragnarok, locale che ospita spesso band anche estere. Dennis Stratton quando viene in l’Italia si appoggia a una tribute band abruzzese, li contatto e concordiamo l’intervista. Ero l’unico giornalista presente, era fine gennaio quindi piuttosto freddo, e vedo arrivare questo settantenne con una maglietta e mezze maniche e jeans, bello fresco. Mi stringe cordialmente la mano, e si dirige a fare il sound check con la band, che mi godo in religioso silenzio. Dopodiché torna da me con la moglie, gentilissimo, con in mano una pinta di birra fresca, come se fosse luglio, e ci siamo messi a parlare, in maniera amichevole, senza essere troppo formali.

Gli ho chiesto come primissima cosa se ricordasse il giorno in cui ha cominciato a suonare con Harris e lui divertito Sì, sì, certo che me lo ricordo! E lì ha cominciato questo racconto. Innanzitutto erano amici di vecchissima data, avevano militato insieme nella squadra giovanile di calcio del West Ham. Entrambi molto fanatici di calcio e della loro squadra, tant’è vero che poi negli anni hanno fatto spesso collaborazioni sul merch. Harris ha scelto lui anche per esperienza, perché era un po’ più grande, quindi aveva già incominciato ad andare in giro per i vari locali a suonare. Poi è uscito dagli Iron Maiden dopo il primo disco per divergenze, non tanto con la band, ma con i discografici, perché non aveva la stessa visione di dove portare la carriera. Quindi ha fatto una scelta ponderata, andando verso tutt’altra strada, però mi ha raccontato di come la band abbia preso proprio da lui l’idea delle armonie e delle scale sdoppiate, che resteranno identitarie del loro suono.

Sono anche diventati un po’ ripetitivi a un certo punto, probabilmente hanno fatto troppo loro questa formula che funziona…
Sì, si sono un po’ chiusi, mettiamola così. Comunque di lì è venuta l’idea di fare di questa narrazione il filo conduttore di questo libro, perché è vero che Stratton è uscito fuori, però ha mantenuto comunque i contatti, l’amicizia, ha conosciuto membri che sono stati importanti negli anni, e mi ha raccontato quello che ne pensava.  Ho concluso chiedendogli se secondo lui ci sarà un evento di reunion. Lui pensa che probabilmente ci sarà prima a fine questa carriera, non so ancora come e quando, però sarà un qualcosa di molto strutturato. Perché gli Iron Maiden sono la band che ha fatto suo proprio questa formula, quindi scenografie sul palcoscenico fatte ad hoc, tutto preciso, sempre con la mascotte Eddie che di anno in anno, di disco in disco, è stata rielaborata nelle sue varie versioni; sarà qualcosa di molto complesso, da preparare bene.

Racconti lo sviluppo delle varie line up della band che si sono avvicendate, e di quanto l’artefice musicale sia sempre stato Steve Harris, questo si evince chiaramente. Inoltre ripercorri la storia di Eddie, di come si trasforma via via insieme ai progetti della band.
Io credo che sia probabilmente l’unica band con una mascotte, perché le altre magari hanno un simbolo, un logo, ma per gli Iron Maiden è differente perché Eddie prende vita, è come un membro della band, è parte della loro storia, della loro visione sociale e politica. La presenza di Eddie va oltre l’ambito musicale, ed è stato interessante vedere come di anno in anno si è evoluta, però sempre con quegli standard altissimi da rispettare; il management ha preteso per Eddie la stessa cura che la band metteva nella musica.

Un altro aspetto che tu sviluppi per tutto il libro in parallelo alla storia musicale è l’importanza della figura del loro manager, Rod Smallwood, che è stato con loro fin dall’inizio.
Rod Smallwood è un caso simile a Sharon Osbourne. È stato molto presente, molto ferreo nel direzionare la band, se un qualcosa non andava bene partivano i licenziamenti, ha sempre tenuto il controllo della qualità e quindi è stato senza dubbio regista del successo ottenuto, perché se non c’è una figura valida alla guida ti puoi perdere un po’ nel negli anni, è impossibile conservare uno standard di qualità, che però in un certo senso è diventata anche la loro gabbia. Quindi Smallwood se da un lato ha garantito alti standard e un grandissimo successo, al tempo stesso ha tagliato un po’ le gambe alle sperimentazioni, alla creatività dei vari componenti, e chissà cosa ne sarebbe uscito fuori senza questo super-controllo. E il primo essere ingabbiato con lo stile è stato proprio Steve Harris.

Non fai mistero dell’insofferenza di Bruce Dickinson in certi momenti della vita del della band, e anche questo aspetto lo tratti in modo approfondito senza giudizio. Nei tuoi libri non c’è mai l’approccio da fan, come in tanti libri di musica, ma è sempre neutro.
Sì, secondo me questo è fondamentale, perché un conto è essere narratore, un conto essere fan. Quindi se è vero che essere fan sicuramente ti porta un entusiasmo e una narrazione più coinvolgenti, però vai un po’ a perdere su quelli che sono aspetti reali che se vuoi essere preciso devi raccontare, e che vanno visionati sotto un punto di vista esterno e privo di influenze personali. Io su tutte le band di cui ho scritto libri ho i miei giudizi personali che però sono rimasti fuori.

La storia degli Iron Maiden continua e continuerà ancora un po’: pensi di fare anche versioni aggiornate del volume?
Spero di sì! Nelle edizioni aggiornate vorrei aggiungere già alcuni tasselli mancanti riguardo gli ultimi mesi, perché a un certo punto la scrittura del libro si interrompe, e questo avviene alcuni mesi prima della pubblicazione, mentre la band continua a lavorare. E attendo di scrivere della grande reunion finale!

Articolo di Francesca Cecconi

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