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Baraldi, Gerasi, Biondi “Vasco Rossi Una favola lunga una vita – La rabbia giovane”

Fumetto che racconta una storia ben nota e che, per volontà evidente degli autori, non doveva dire nulla di più e di diverso di quanto già sappiamo

Atteso da molti fan, “Vasco Rossi Una favola lunga una vita – La rabbia giovane” (Sergio Bonelli Editore 23,00 euro) è uscito sul mercato ufficialmente il 19 maggio 2026. Si tratta del primo volume di un’annunciata trilogia dedicata alla vita del rocker di Zocca, scritta, disegnata e colorata da Barbara Baraldi, Sergio Gerasi e Flavia Biondi. Un’opera che segna un nuovo capitolo della collaborazione fra la casa editrice milanese e Vasco Rossi che, per Bonelli, aveva preso parte, nel recente passato, alla realizzazione di tre storie di Dylan Dog ispirate ad altrettanti tre classici del Blasco nazionale.

Il fumetto – decisamente ben disegnato all’interno del fare fumetto mainstream e made in Italy – rispecchia gli stilemi della Bonelli in tutto e per tutto. Scorrimento lineare, pagine pulite, tavole ben ordinate e sviluppo narrativo che può abbracciare un vasto pubblico. Insomma, un Vasco alla Tex e alla Dylan Dog, con spazio per l’avventura (l’impresa di Punto Radio), per l’amore (la stesura di alcune iconiche canzoni) e per il lato onirico (il passato e il presente che si incontrano, forse la più bella soluzione all’interno di un fumetto molto classico, forse fin troppo).

Il tutto – così si legge nella nota finale di Baraldi – è stato tratto da interviste e materiale d’archivio (video, serie TV ecc.). A quanto pare – ma è quanto meno difficile da credere – un lavoro a quattro mani con Vasco non c’è stato. Peccato. Baraldi ha di fatto operato sul materiale di seconda generazione, e cioè su quanto c’è di già ben noto e codificato della storia del rocker. Il risultato, da questo punto di vista, è che questo volume non serve a nessuno. Chi già conosce Vasco non trova nulla di più di quanto già si conosce, fra l’altro con le inquadrature prese pari pari dalle foto ben note del Nostro. Chi non conosce Vasco – e intendo le nuove generazioni o una fetta di lettori e lettrici di fumetti – troverà una storia lineare, ben codificata, dove il fattore dirompente della vita artistica di Vasco è stato ridotto a poca cosa. Peccato davvero: il fumetto – come linguaggio e mezzo – permette ampio spazio di manovra (che qui forse non c’era) e, ad esempio, la parte degli inizi della carriera poteva essere scandagliata meglio, soprattutto per quanto riguarda le difficoltà iniziali, il rapporto provincia-città e quello fra il sogno (di un montanaro) e i binari di un mondo che, oggi, è ai suoi piedi ma che, all’inizio, lo ha rigettato in ogni modo.

Aspetti, questi, che avrebbero potuto essere utili a molti giovani che si avvicinano al mondo della musica, dello spettacolo e, in generale, del sogno. Tutta questa relazione, tutti questi aspetti sono stati chirurgicamente tagliati, e sì che Baraldi – sia come autrice di fumetti sia come scrittrice – ha le carte in regola per analizzarli. Anzi, alla Dylan Dog, quello poteva essere l’incubo umano da raccontare. Tuttavia, sappiamo che il Vasco degli anni 2000 è un personaggio che ha optato per una direzione e un’evoluzione nazional-popolare che lo hanno reso l’unica vera icona pop di questo Paese. Dunque, il prezzo da pagare è un racconto omogeneo, non perturbante, e che ha tenuto conto di vie, di territori e di uno storytelling già ben oliati e definiti.

Il risultato, a conti fatti, è un fumetto innocuo, simpatico, nel quale semplicemente si racconta con un altro mezzo – il disegno e il linguaggio dei comics – una storia ben nota e che, per volontà evidente degli autori, non doveva dire nulla di più e di diverso di quanto già sappiamo. Insomma, “Vasco Rossi Una favola lunga una vita – La rabbia giovane” è uno dei tanti segmenti che prolungano una carriera che ha toccato, ormai, tutte le sfere della comunicazione, ma della quale, a conti fatti, si conoscono ormai solo aspetti decisi a tavolino. Anche questo è però parte del mito del Vasco degli anni 2000, quello che si prepara a festeggiare i 50 anni di carriera e che è diventato – forse per sua volontà – un buon personaggio, capace di ricordarci che siamo stati anche ribelli, ma che alla fine dei conti viviamo bene anche così come siamo diventati oggi.

Articolo di Luca Cremonesi

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