Libro molto agile questa autobiografia di Beppe Carletti, intitolata “Soldi in tasca non ne ho ma lassù mi è rimasto Dio” (Azzurra Music, 29,90 euro, con due CD allegati), scritta con Marco Rettani. Il verso è arci noto, è quello della canzone simbolo de I Nomadi, la band che Carletti ha creato e fondato nel 1963. Anche la storia qui narrata è molto nota, e aggiunge poco a quello che già si conosce. In ogni caso, Carletti è una persona genuina e sentire ancora una volta raccontare questa storia è comunque piacevole.
Il libro non è impegnativo, anzi. Si tratta di una lettura pomeridiana, che porta via non più di due ore. Però, se si va al di là della storia che viene rimessa in fila, ci sono due note molto positive per le quali vale la pena acquistare il testo. In primis, i due CD allegati al volume, che contengono parte della produzione solista di Carletti, materiale ormai di difficile reperibilità. Nei due dischi si trovano brani davvero rari, dall’esperimento di Capitan Nemo, pseudonimo degli anni ’70, fino alle produzioni più recenti, quelle per film e documentari. In questo modo ci si può rendere conto del valore intrinseco di Carletti che, nella sua lunga carriera, vanta non solo migliaia di concerti con la sua band, ma anche un’attività di scrittura musicale, di produzione e di lancio di giovani talenti. Parte di questa storia, anche se ridotta solo a due nomi molto noti, è raccontata nel testo. Anche se fa piacere sapere che Ligabue e Zucchero sono passati nell’universo Nomadi, se Carletti ci avesse raccontato la sua parte di lavoro in studio, di talent scout e quant’altro, questa sì che sarebbe stata la vera chicca delle pagine del volume in questione.
Allo stesso tempo, poi, il libro, pur se breve, apre alcuni squarci sulla storia recente dei Nomadi, e cioè dopo la scomparsa di Augusto Daolio, avvenuta nel 1992. Carletti parla (poco) di Danilo Sacco, voce, con Francesco Gualerzi, che prese il posto di Daolio, poi si parla di Yuri Cilloni, attuale cantante della band. Non si dilunga molto Carletti, peccato, ma quanto meno qualcosa viene finalmente detto, dopo anni di dicerie, silenzi e incomprensioni. Viene ribadito più volte che dal gruppo non è mai stato cacciato nessuno, ma semplicemente si lascia la libertà di scelta. La vita da nomade, e cioè la dimensione dei concerti e degli impegni vari, è dura e serve una certa predisposizione alla vita nomade, nel vero senso della parola. “Io Vagabondo”, insomma, non è solo una hit, ma anche un modo e uno stile di vita.
Poi, anche le pagine dedicate alla genesi di “Io Vagabondo” sono molto belle. Credo che questo brano meriti una monografia a parte, per descrivere bene il peso che ha avuto questo testo, scritto da Salerno, nella cultura popolare italiana. Solo “La fiera dell’Est” può vantare un riconoscimento pregante nella cultura popolare come quello di “Io Vagabondo”. Dagli anni del debutto alla rivalutazione con il “Karaoke” di Fiorello, fino a diventare la canzone iconica che chiude tutte le esibizioni della band.
Questo agile volume, in definitiva, è un ripasso veloce della storia della band di Carletti, con qualche piccola e gustosa perla, che permette però di godere del racconto di un musicista genuino, che ha sempre portato avanti, con determinazione, i suoi sogni e, a conti fatti, quelli della sua band. Anche quando nessuno ci credeva, ed era oggettivamente difficile proseguire quella storia. Un testo utile per chi si avvicina al mondo della musica, per capire come questo non sia sempre e solo lustrini, sold out e grandi platee. La storia de I Nomadi insegna che il proprio posto nel mondo si costruisce, giorno per giorno.
Articolo di Luca Cremonesi
