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Francesco Aliberti – “La locomotiva della memoria”: Guccini tra ricordi e testimonianze

Dalle radici emiliane alla storia del “La locomotiva”, un ritratto costruito attraverso voci e materiali d’archivio

“La locomotiva della memoria” (Aliberti, 14,60 euro), volume curato da Francesco Aliberti e uscito il 16 settembre, raccoglie un’intervista, pressoché inedita nella sua interezza, a Francesco Guccini. Oltre a questo testo, il libro ospita contributi di Beppe Carletti de “I Nomadi”, che firma la prefazione, e di Alessandro Scillitani e Stefano Ferrari, oltre a un interessante articolo d’annata sul protagonista de “La Locomotiva”. 

Un volumetto agile, di 128 pagine complessive, in piccolo formato. Ora il problema, per dire, è tutto qua. Che la morte di Guccini sia anche questione di gestione dell’eredità è ben evidente. L’omaggio a Bologna doveva essere in settembre ed è finito a novembre (ma davvero? A novembre, nell’umida Bologna, si pensa di omaggiare Guccini? Ha dell’incredibile…); nuove edizioni non se ne vedono all’orizzonte e, allo stesso tempo, le questioni private hanno tenuto banco per alcuni giorni per poi sparire dai radar, lasciando intuire che, purtroppo, di pace in nome dell’arte di un gigante pare che non ce ne sarà. Il sospetto che tutto finisca come con l’eredità di Carmelo Bene è chiaro ed evidente. Speriamo di sbagliarci, ma a quanto pare…  Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è quella che porta il rischio di veder pubblicato ogni frammento del Nostro, pur di avere un titolo in catalogo. Fortunatamente non è il caso di questo piccolo volume, nel quale, accanto a un testo breve e comunque interessante di Guccini, trovano spazio una serie di contributi che hanno effettivamente qualcosa da dire.

Beppe Carletti, nella prefazione, oltre a ricordare gli esordi, per la prima volta in modo esplicito fa capire che le tensioni nacquero per davvero a seguito del concerto che vide sul palco Nomadi e Guccini. Quella storia e alcuni dei suoi retroscena sono più o meno noti, ma Carletti lascia intendere che da lì in poi si è aperta una frattura che non si è più ricomposta, senza però diventare mai una faglia. 

L’intervista a Guccini, simpatica per gli incisi di vita quotidiana, non aggiunge molto a quanto si sa sulla sua vita e sulla sua arte. Certo, il valore del passato è importante, ma è anche un aspetto già noto, dato che Guccini ha dedicato a questo tema il suo capolavoro, “Radici”, oltre a “Cròniche epafàniche” (Feltrinelli). Quindi, non porta novità sostanziali, ma costituisce di certo una bella testimonianza di un Guccini nel pieno della sua maturità. Pare di vederlo, mentre si legge il testo, mentre ospita l’intervistatore in casa e si muove, come Umberto Eco, tra i suoi libri. Una fotografia narrata, insomma. 

Molto interessante, invece, il testo d’epoca che ricostruisce la vicenda che ha ispirato “La Locomotiva”, attraverso una cronaca narrata con gli stilemi del tempo. Vicenda nota anche questa, ma che qui, raccontata a mo’ di cronaca giornalistica, permette di comprendere ogni singolo passaggio della canzone con la quale Guccini chiudeva tutti i suoi concerti. Altrettanto validi sono gli interventi di Scillitani e Ferrari, entrambi esperti costretti nei limiti delle pagine del volumetto, ma capaci di far capire che, se in futuro i due mettessero mano a un testo organico sul Nostro, avrebbero di certo molto altro da raccontare, ben più delle inutili polemiche di alcuni giornalisti mediatici che, nei giorni della morte di Guccini, hanno pensato bene di mescolare il dolore di un vasto pubblico con un’inutile polemica politica contro l’attuale governo. 

A conti fatti, dunque, nella giungla di pubblicazioni che arriveranno per colmare alcune lacune – si veda quanto detto sopra – questo volumetto è frutto di un amore sincero, che si percepisce, per Guccini. Aliberti è un ottimo editore, che ha saputo raccontare e racconta ancora spaccati di emilianità. Questo piccolo omaggio nasce dal cuore e dalla passione e, come tale, va letto e vissuto. Lo trovate nelle librerie accanto alle riedizioni dei libri di Guccini, le uniche al momento comparse sugli scaffali. Che Guccini fosse un buon narratore di storie, come sottolinea anche Ferrari nel suo contributo, è cosa vera e giusta, ma il cantautore di Pàvana ha fatto sentire la sua voce attraverso la musica, e di questo non possiamo dimenticarci. Soprattutto dopo il Nobel a Dylan, che ha sancito che la canzone d’autore è letteratura.

Articolo di Luca Cremonesi 


Quando è stato pubblicato e da chi è stato curato il libro “La locomotiva della memoria”?
Il volume, curato da Francesco Aliberti, è uscito il 16 settembre al prezzo di 14,60 euro per la casa editrice Aliberti.

Quali contenuti e contributi speciali sono presenti all’interno del volume?
Il libro raccoglie un’intervista pressoché inedita a Francesco Guccini, la prefazione firmata da Beppe Carletti dei Nomadi, contributi di Alessandro Scillitani e Stefano Ferrari, oltre a un articolo d’annata sulla vicenda storica di cronaca che ha ispirato una delle opere più celebri del cantautore.

Quali rivelazioni emergono dalla prefazione scritta da Beppe Carletti?
Nella prefazione, Beppe Carletti ricorda gli esordi e fa capire in modo esplicito come le tensioni e la frattura tra i Nomadi e il cantautore nacquero a seguito del concerto che li vide protagonisti sullo stesso palco.

Quali generi e correnti artistiche vengono accostate alla produzione del cantautore citato nel testo?
Nel testo si evidenzia il valore della canzone d’autore e della Musica d’autore intesa come vera e propria letteratura, affiancata da riferimenti alla Canzone popolare e al Folk.

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