“Giovani, musicanti e disoccupati. L’underground italico nel 2020”

Diego Alligatore è al suo primo libro: “Giovani, musicanti e disoccupati. L’underground italico nel 2020”, Arcana edizioni.

Diego Alligatore “Giovani, musicanti e disoccupati. L’underground italico nel 2020”, Arcana edizioni 2021

Diego Alligatore è per gli amanti della musica una piccola istituzione: blogger altoatesino, da quasi vent’anni collabora con il sito dell’agenda Smemoranda, scrivendo di giovane musica italiana e fumetti; sul suo blog Il Blog dell’Alligatore il critico rock del web ha intervistato innumerevoli artisti dell’underground italico, raccontando le loro storie e la loro musica, regalando spazio, ascolto appassionato e attenzione a una nutrita schiera di musicisti che, spesso, è abituata a muoversi nel sottobosco del panorama musicale italiano, costituendone tuttavia le vere fondamenta.

Insomma, Diego è uno che di musica sa scrivere e anche molto bene. Niente di strano quindi nell’apprendere che il 29 aprile 2021 per Arcana edizioni è uscito il suo primo libro: “Giovani, musicanti e disoccupati. L’underground italico nel 2020”, uno scorcio sincero di cosa sia stato questo maledetto anno (e, purtroppo, anche il successivo) per i tanti suonatori indipendenti sparsi nella penisola, improvvisamente bloccati in casa come chiunque altro, privati della possibilità di suonare dal vivo e costretti a esibirsi davanti a computer e telefonini nel tentativo di non perdere completamente il contatto vitale con chi li ascolta. E più sincero di così, lo sguardo non poteva essere: a parlare, a sfogare la frustrazione e lo sconforto o a raccontare giornate piene di creazione preziosa sono proprio loro, i musicisti che negli anni sono passati nella palude dell’Alligatore, ai quali Diego ha deciso di dare voce attraverso una serie di interviste, più o meno lunghe, che toccano in realtà temi diversi, seppur in qualche modo connessi tra loro.

Prendo in prestito le parole di Maurizio Marsico (Monofonic Orchestra), che nella prefazione del libro scrive: Una cosa sono gli artisti autentici, altra cosa il circo triste della sovraesposizione a tutti i costi. Basta sfogliare queste pagine per capirlo. Purezza, idealismo, passione, sgorgano innocenti dalla bocca degli intervistati. (…) Qui c’è gente vera, che si sbatte davvero e si fa un mazzo tanto (…).

Le interviste virtuali prendono piede partendo da una questione attualissima e piuttosto dibattuta: singolo o Lp? Nell’epoca della fruizione rapida per eccellenza, troviamo tanti artisti ancora affezionati all’idea di un disco inteso come un lavoro organico, un percorso che ha un senso nella sua interezza, che dà valore a ognuna delle sue tappe; dall’altra parte c’è chi invece nel singolo trova innegabili vantaggi pratici ed economici, una semplificazione e un’immediatezza imparagonabili.

Segue una vera e propria incursione nella vita ai tempi del lockdown: come hanno passato i mesi di reclusione e inattività i tantissimi musicisti che hanno risposto all’appello dell’Alligatore? Come sono riusciti a sentirsi a proprio agio nei panni di musicanti, senza poter suonare dal vivo? È interessante scoprire che se per qualcuno avere a disposizione questo inatteso tempo libero, al di là di tutte le legittime preoccupazioni, è stato un modo di riappropriarsi della propria ispirazione creativa, di dedicarsi alla composizione e alla scrittura con una libertà maggiore, per qualcun altro l’isolamento e la mancanza di live hanno influenzato con violenza la fiducia in un sistema già prima zoppicante e inadeguato, sottolineando di quanta poca tutela godano tutti i lavoratori dello spettacolo.

Infine, una bella intervista a Marino Severini sul nuovo disco dei Gang “Ritorno al fuoco”, prodotto grazie a una campagna di crowdfunding che, nonostante il coronavirus e il blocco totale, non solo ha raggiunto l’obbiettivo, ma ha superato ogni precedente record d’incassi mai raggiunto in Italia tramite questa modalità di raccolta, a dimostrazione che forse, in fondo, non tutto è perduto, perché la gente ha ancora amore per la musica e fiducia in chi la fa con maestria.

Questa raccolta di piccole storie, racconti personali, impressioni e aneddoti dell’anno passato è un modo prezioso di sbirciare per una volta il mondo della musica da un punto di vista inconsueto. A Diego si deve ancora una volta la voglia di far parlare un mondo che lavora alacremente e costantemente, in sottofondo, senza troppi clamori. Da ascoltatore attento quale è sempre stato, cede la parola ai protagonisti dei suoi racconti e illumina un angolo d’ombra all’apparenza immobile e inabitato, in realtà colmo di viva vita e, soprattutto, persone.

Per dirla con parole sue: Sentirete parlare questi giovani musicanti, gente che canta e suona magnificamente, quando è messa nelle condizioni di farlo. Io li ho intervistati nel periodo di blocco totale, quando potevano suonare e cantare quasi solo da casa. Dalle finestrelle dei vostri pc forse vi sarete imbattuti in alcuni di loro, come uccellini in gabbia. Io ho cercato di farli cantare, cantando insieme a loro.

Articolo di Valentina Comelli

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