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Marco Tesei “Mick Jagger Il Ribelle”

Testo che fa da sunto di molte cose che in queste pagine vengono messe in ordine

Non sono del tutto soddisfatto di questa lettura, vale la pena confessarlo subito. Ne scrivo, però, perché non è un libro da dimenticare. Anzi, per chi raccoglie materiale sui grandi dinosauri del Rock, si tratta di un testo che fa da sunto di molte cose che, qua e là, si sanno, si sono lette, e in queste pagine vengono messe in ordine. L’unica vera nota triste è legata al titolo. Quando ho comprato questo “Mick Jagger – Il Ribelle” (16 euro), Zona Music Book, uscito il 22 maggio del 2023, ero convinto che mi arrivasse un bel volume di almeno 500 pagine. L’ho acquistato a scatola chiusa. Sono fan, e un collezionista, quindi, a prescindere, si compra. Mal che vada, si arricchisce lo scaffale, ormai curvo dal peso dei libri, e tanto fa. Però, non ditemi che non ci state pensando: il fatto che si tratti di un volume sul ribelle per eccellenza, e cioè il vocalist e fondatore dei Rolling Stones, era un bell’amo gettato nel mare. La delusione, una volta arrivato il pacco del corriere, è stata quella nel vedere che di pagine, questo libello, ne ha solo 140. Come sia possibile metterci dentro la storia di Mick Jagger, era il mio cruccio. Non ci volevo credere, e così ho aspettato un poco a leggerlo.

Ero convito che l’autore avesse amputato tutto, e cioè tolto di mezzo gli amici, la band, e tenuto la barra a dritta sulla vita – e che vita – di Mick Jagger. In 140 pagine, con un stile alla Carver, sarebbe pure possibile. L’impresa si poteva realizzare, e così, con l’arrivo del primo fresco, l’ho preso in mano. Sulla poltrona, con occhiali. Di sottofondo, il live – grandioso – del 1992, edito in super cofanetto, qualche anno fa. Devo essere sincero, ho terminato la lettura prima che i tre cd finissero di suonare. Così mi sono goduto il finale del live show in santa pace.

Al netto di tutto questo, il volume comunque ha dei meriti. Ricordate i Bignami? Un tempo, prima di Wikipedia, si comprava questa serie di volumetti che, in poche pagine, facevano la storia, o il resoconto, di tutto: dalle guerre Persiane a Napoleone, dalla letteratura latina a quella francese, e così via. Ecco, il nostro libro è un Bignami scritto sicuramente da un conoscitore ben informato sui Rolling Stones. Il solo problema è che non si parla, se non occasionalmente, e solo sul lato delle donne, del Mick ribelle. Questa è l’unica nota dolente. Il resto, invece, è cosa buona, e cioè un testo utile per iniziare a conoscere una band che, ormai, è storia vivente.

Si parte dagli inizi, dilungandosi anche troppo (strano da dire, visto che ci sono solo 140 pagine), ma forse è proprio qui che l’autore voleva costruire la sua tesi: in quegli anni, dove il Rock nasceva, Mick & co., perché il volume non tratta solo di lui, ma anche degli altri, erano i cattivi, mentre i buoni erano i Beatles. Giocando un poco su questa nota dialettica, vengono ricostruiti gli anni della Decca, i primi litigi nella band, il dualismo con Richards, la vicenda di Brian Jones, le donne, e via così. Se questa parte è quella più corposa, gli ultimi 30 anni sono affrontati in poche pagine. Eppure di questioni ce ne sono: le tensioni nella band (accennate), la monografia di Keith, che mina bene le basi di una solida (per davvero?) amicizia, le donne, i tour degli anni 2000, l’essere ancora sui palchi, la morte di Watts. Tutto questo viene condensato in poche decine di pagine. Come veloce, ma interessante, è il capitolo sull’inventore del famoso logo della lingua, capitolo davvero gustoso. Simpatica, poi, la parte dedicata ai social, con Mick alle prese con Instagram.

Spunti, insomma, che sono utili, ripeto, per chi si avvicina a conoscere una band che ha rivoluzionato tutto: usi, costumi, musica, critica, stare al mondo, arte e letteratura. Meritava di più, tutto questo. Data la competenza che, fra le righe, Tesei dimostra di avere, spero che il volume in questione sia solo un assaggio – e cioè il famoso Bignami – di una bella e corposa monografia che il nostro scriverà per davvero sul grande ribella che è, ancora oggi, l’eterno Mick Jagger.

Articolo di Luca Cremonesi

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