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Maurizio Di Bona / Alessio Cantarella “Battiato l’artista”

Il volume prosegue il lavoro iniziato con il libro “Battiato l’alieno”

Uscito il 24 ottobre 2025 per la prestigiosa casa editrice Mimesis, il volume “Battiato l’artista” (20 euro) prosegue il lavoro iniziato da Maurizio Di Bona, cartoonist napoletano, e da Alessio Cantarella, ingegnere informatico, con il libro “Battiato l’alieno”. Un testo che si incastra perfettamente nella collana “Il caffè filosofico” della casa editrice che, per gli addetti ai lavori, è sempre stata punto di riferimento per le nuove proposte in ambito di filosofia e sue varie contaminazioni. E chi più di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, l’Empedocle di Lentini (come lo ebbe a definire Massimo Cacciari, filosofo), sono autori di un’opera di contaminazione che, a oggi, non è ancora stata indagata in modo serio e accademico, per capire la reale importanza nel panorama della disciplina nata in Grecia oltre 26 secoli fa. Ai tempi dell’uscita di Musikanten i due, Battiato e Sgalambro, vennero al Festival della Filosofia di Modena. A presentarli Remo Bodei, filosofo accademico fra i più noti e amati dal pubblico delle università e delle fiere, e dei festival, all’aria aperta.

Confesso che, allora dottorando in essere, non capii se i due, Sgalambro (soprattutto) e Battiato (di meno), facessero sul serio o stessero giocando. Da allora il dubbio mi è rimasto e, quando leggo pagine – belle, intense e attente – come quelle di questo volume, la domanda è lecita: ma davvero li possiamo annoverare in quell’Olimpo? Quello di Socrate che bevve la cicuta, quello di Aristotele che educava Alessandro Magno, quello del Bue Muto che rivoluzionò il pensiero medievale e, di conseguenza, forgiò la teologia cristiana, quello di Giordano Bruno, bruciato sul rogo e al quale fu detto, fra le fiamme, ora potrà vedere se l’Universo è davvero infinito, quello di Kant che si attardò solo per sapere della Rivoluzione francese, e così via… Davvero gli autori de “L’imboscata” e “Gommalacca” possono stare in loro compagnia?

La domanda è lecita non per snobismo, perché se è indubbio che nell’orizzonte musicale nostrano i Due sono letteralmente d’un altro pianeta, e qualche decennio fa era cosa davvero difficile, mentre oggi è estremamente facile, è altrettanto vero che l’opera filosofica di Sgalambro, a oggi, non ha lasciato alcun segno, neppure fra chi la cita di continuo. I volumi, tutti editi da Adelphi (quelli di valenza scientifica), e cioè “La morte del sole”, “Dell’indifferenza in materia di società” e “Anatol”, e cito i tre (che dovrebbero essere) classici, che segno hanno lasciato? Chi li studia? Chi li mette in azione e in situazione?

Diversa invece la situazione per i testi e le canzoni di Battiato e Sgalambro, quel pop-filosofico capace di fare la differenza e trasformare la svolta pop del catanese, dopo i primi – magnifici – album sperimentali (anche qui, citati da chiunque scriva di Battiato, ma ascoltati da chi?), in un percorso che, ripeto la domanda, appare tutto da scoprire e da analizzare. Reale misticismo, come ci hanno mostrato, in questi anni, omaggi significativi come quelli di Alice, Gianni Maroccolo e Andrea Chimenti, Simone Cristicchi e Amara, oppure raffinato Pop, non-sense d’astuzia, capacità – alta – di turbare le acque e rendere oscuro, alla Heidegger (principe fra i filosofi oscuri), quello che di fatto oscuro non è? Basta ascoltare l’album solista di Sgalambro per capire che il dubbio sia quanto meno legittimo, e cosa neppure troppo lontane dalla realtà. D’altronde, ho ben in mente quella conversazione con Bodei a Modena e come si era conclusa…

Dunque, il volume in questione, da questo punto di vista, non aiuta a far chiarezza del tutto, ma ha un grande pregio: ci porta le voci di chi ha conosciuto il magico ed enigmatico Duo. Come sempre accade, le parole migliori sono quelle non lunghe, ma brevi, che denotano un lasciar essere che tutto sommato può benissimo starci, in un panorama musicale oggi figlio di cloni, contratti a termine, e like. Così stupiscono le pochissime righe di Franz Di Cioccio, il flusso di mera cronaca di Tony Esposito, il divagare di Stefano Senardi (non proprio un personaggio di poco conto), le serafiche brevi righe di Marco Bellocchio. Stupiscono, sia chiaro, non perché smontano un (falso) mito, ma perché lasciano trasparire che forse niente è come sembra, niente è reale, citando lo stesso Battiato. Ma la verità, stando nel tema, si svela velandosi, come insegna il principe dei filosofi oscuri, e cioè Heidegger, e il volume “Battiato l’artista” tiene fede a questo asserto, non aiuta a chiarirlo e renderlo evidente.

Allo stesso tempo colpiscono molti ricordi di persone non sempre note al grande pubblico – e per fortuna – che raccontano aneddoti, spaccati di vite quotidiane, momenti, passaggi, limes, ricordi sparsi. Si va dal calcio, memorie di Mingardi, alle cronache fiorentine di Bruno Casini, ai consigli di lettura, in poche frasi, di Gabriele D’Antoni, fino a Tullio De Piscopo, che racconta storie di studio, non troppo approfondite. Il tutto sostenuto da una parte grafica essenziale, un buon mix fra l’underground nostrano e americano (per i carichi di nero) che contribuisce, in molte tavole, a tenere viva la contraddizione fra serio e faceto. Che, credo, alla fine dei conti, sia l’unico vero modo per godere a pieno di un artista che ci ha lasciato “Fetus”, ma anche “Campi Magnetici”, “La cura”, ma anche “Il ballo del potere”, “La voce del padrone”, ma anche “Ferro battuto”.

Un volume che mantiene misteri è, al giorno d’oggi, merce buona, in un mondo dove tutto deve essere estremamente chiaro e catalogabile. Battiato e Sgalambro, in fin dei conti, non lo erano e non lo volevano essere. Questo volume, come il precedente, ha colto tali aspetti e li ha fatti propri. Una bella lettura.

Articolo di Luca Cremonesi

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