È in libreria e negli store digitali “Music Masterclass – Tutto ciò che avreste voluto sapere sul mestiere dell’artista”, il nuovo libro del produttore artistico Domenico “Mimmo” Paganelli, edito da Dantone. Un percorso formativo ricco di testimonianze e consigli pratici, guidando il lettore attraverso tutti gli aspetti del mestiere musicale: dalla tecnica vocale alla scrittura, dalla produzione alla promozione e alla cura dell’immagine dell’artista. Ogni capitolo offre uno sguardo autentico su un mondo in continua evoluzione. Una guida preziosa per artisti emergenti e non solo, che aiuta a costruire una carriera solida e ispirata, unendo tradizione, innovazione e identità.
Ogni palco è Sanremo
La scintilla nasce da un episodio concreto che gli racconto: una band emergente che sale sul palco in modo indecoroso, irrispettoso verso il pubblico. Una situazione purtroppo sempre più frequente. Da qui parte la conversazione con Mimmo Paganelli, discografico, produttore e divulgatore musicale e figura di riferimento per centinaia di giovani artisti. Il suo nuovo libro nasce proprio da questa urgenza: mettere ordine, dare strumenti, offrire una guida reale a chi vuole fare musica seriamente. Mimmo annuisce, senza stupirsi. «Ecco perché ho scritto il libro. Quello che per noi addetti ai lavori è buonsenso, per molti ragazzi non lo è. Qualcuno doveva mettere i puntini sulle i. Ogni palco è Sanremo, sia minuscolo che enorme, non cambia l’atteggiamento che si deve avere: per il luogo, per lo staff, per il pubblico» Gli chiedo come nasce l’idea del manuale. «Avevo la testa piena di schemi. Dovevo metterli nero su bianco. Da quattro anni faccio masterclass ovunque» racconta. «Al Festival di San Marino vedevo 600–700 artisti l’anno. Ogni giorno due masterclass, ogni giorno un gruppo diverso. Non volevo ripetermi, così ho iniziato a trovare nuove angolazioni. A . tutto? Certo, quando scrivi sei attaccabile, ma dopo 50 anni qualcosa l’avrò imparata.» Il libro prende forma come un manuale consultabile, non un testo lineare. «È come il Manuale delle Giovani Marmotte» ride. «Ogni capitolo è un bignamino su un argomento diverso.»
Racconti e cultura
Uno dei punti di forza del libro è la presenza di contributi di 17 artisti che hanno contribuito con testi originali. «Non hanno letto ciò che ho scritto io. Hanno risposto liberamente a tre domande: cosa sognavano da ragazzi, quando hanno capito che stava arrivando il successo, e quali consigli darebbero ai giovani. Sono mini‑biografie preziose, piene di aneddoti.» Ascoltare il passato significa avere maestri gratuiti. Gli chiedo quanto è importante per un artista avere cultura musicale generale. Mimmo è categorico «Senza cultura musicale non si va da nessuna parte. I ragazzi spesso dicono: ‘Ma quella è roba vecchia’. No. Ascoltare significa imparare. Scoprire come si canta, come si scrive, come si comunica. Se uno fa l’artista è perché vuole dire qualcosa. Se non arriva niente, c’è un problema.» E aggiunge: «Arriva uno con una chitarra e ti arriva dritto al cuore. Senza effetti. Allora capisci che non sono i suoni a fare la differenza, ma ciò che c’è dentro.»
Comporre
Mimmo non fa sconti: «C’è chi compone senza conoscere uno strumento. Prendono basi da Internet e ci cantano sopra. Va bene per divertirsi, non per farne un mestiere.» La scrittura richiede strumenti, studio, cultura generale. «La cultura generale serve per scrivere testi migliori e per affrontare le interviste. Se ti dico: ‘Mi ricordate Simon & Garfunkel?’ e tu rispondi ‘Chi sono?’, abbiamo un problema.» Quando gli chiedo dell’autotune, sorride amaro. «È come fare una gara di nuoto con i salvagenti. Troppi salvagenti in giro. Se vuoi fare l’artista, devi saper nuotare.»
Mito del super‑produttore
Mimmo conosce bene il fenomeno degli indipendenti che spendono cifre enormi per un produttore “di nome”. «Se ascolto un album e non mi rimane in mente neanche un pezzo, c’è un problema. I giovani si indebitano per un mastering negli Stati Uniti, poi ascolti il disco dieci volte e non ti rimane nulla. Se hai dieci brani e non ce n’è uno memorabile, non è colpa del mastering. È mancanza di autocritica.» E aggiunge: «Oggi non esiste più l’album come progetto. Siamo tornati ai singoli, come una volta i 54 giri. Devi avere tre pezzi fortissimi prima di pensare a un disco.» E ricorda «Il mondo non sta aspettando le tue canzoni» Una frase che dovrebbe essere appesa nelle sale prove. «È brutto da dire, ma è vero. Ci sono già abbastanza canzoni. Se arrivi, devi avere un senso. La novità oggi non è tanto cosa fai, ma come lo fai.»
Live, promozione e merch: triangolo vitale
Il live resta fondamentale per farsi conoscere, gli dico. «Molti introiti arrivano dai concerti e dalla vendita del disco fisico al banchetto. Lì l’artista firma, parla, crea relazione. Ma serve una strategia: un grande brano, un piano di promozione, un live coerente, un’immagine curata. Oggi senza video un singolo non esiste. L’immagine conta moltissimo.» Riguardo alla scelta dell’ufficio stampa e promozione, Mimmo mette in guardia da quelli “farlocchi”. «Se hai speso 10.000 euro per il disco e zero per la promozione, hai sbagliato tutto. Ci sono etichette improvvisate e uffici stampa inesistenti. Se ti mettono davanti un contratto lungo e fumoso, scappa. Se promettono miracoli, scappa. Se non hanno un portfolio verificabile, scappa.» E ricorda una verità semplice: «Quando hai finito il master, non hai fatto niente. La promozione costa almeno quanto la produzione.» L’umiltà è necessaria? «Essere spacconi non paga. A meno che tu non sia un genio del secolo. Ma l’umiltà non significa mancanza di fiducia. Se non credi tu in te stesso, perché dovrei crederci io?»
Conclusione
Il libro di Mimmo non è solo un manuale: è un atto d’amore verso la musica e verso i giovani che vogliono farne un mestiere. Un invito alla cultura, alla disciplina, alla consapevolezza. E soprattutto all’umiltà. Perché, come dice lui, «ogni palco è Sanremo». Sempre.
Articolo di Francesca Cecconi
