Dopo una lunga attesa, in occasione di Lucca Comics 2025, è stato presentato il graphic novel “Viaggio senza vento” (Senza Vento editore), il fumetto ispirato all’omonimo concept album scritto da Omar Pedrini e messo in musica dai Timoria. Andrea Guglielmino e Andrea Manfredini, rispettivamente testi e disegni, con la supervisione e la collaborazione dello stesso Pedrini, hanno completato l’opera che era stata lanciata quasi due anni fa con uno spillato, una sorta di numero zero (la nostra recensione) che aveva ingolosito i fan del grande capolavoro della band bresciana, uscito nel 1993.
Rispetto a quanto abbiamo scritto per il numero zero, non ci sono aggiunte. Il graphic novel presenta un disegno figlio degli anni ’90, o quanto meno la scelta di omaggiare quel periodo è ben evidente. Un nero fluido, non troppo ricercato, con momenti nei quali il tratto è chiaramente figlio della tradizione sotterranea e indipendente, quella che, con il gruppo Hammer prima e poi con Luca Enoch, ha saputo anche arrivare alla ribalta del fumetto da edicola. Andrea Manfredini ha saputo, insomma, ricreare un’atmosfera figlia di quegli anni, di quei suoni e di quell’immaginario.
Per chi ascolta oggi quel lavoro, e cioè le 21 tracce del disco originale, forse diventa difficile assimilare bene il disegno di quest’albo. Ma se facciamo un piccolo sforzo, sul far della sera, seduti sul divano, con una luce alle spalle, senza il disturbo di tecnologie, led, musica liquida e stress da frenesia giornaliera, allora questo disegno comincia a parlare. E ci parla di un mondo — quello appunto delle nuvole parlanti — che oggi è molto articolato e complesso, come è giusto che sia per un’arte, quella dei comics, che è nuovamente in espansione. Lo era anche negli anni ’90, ma in quell’epoca il fumetto era ancora adolescente, sia come storie che come target di riferimento. Il fumetto era un prodotto di massa, di consumo, da usa e getta. Non fraintendete: non che si dovesse buttare via quello che veniva prodotto, ma il tutto era confezionato non per durare e per essere conservato.
Questa graphic, dunque, non tradisce questo modo d’essere, ed è però a tutti gli effetti un fumetto più che una graphic novel, anche per la fattura e la confezione, che ricordano appunto le opere di case editrici indipendenti come la Liberty di Ade Capone. E il tratto, per chiudere la questione, è quello dei fumetti anni ’90: con scene statiche, un poco meno dinamiche di quanto esige oggi il mondo delle nuvole parlanti, dove l’invasione dei manga, dei manhwa e dei supereroi made in USA ha di fatto cambiato radicalmente la nona arte. Negli anni ’90 c’erano immediatezza e genuinità, cosa che Manfredini ha saputo riprodurre nel suo disegno. Questa è la bellezza dei suoi disegni.
Per quanto riguarda la storia, di fatto ispirata a due album dei Timoria — e cioè “Viaggio senza vento” per gran parte delle tavole e, nel finale, dal sequel “2020 Speedball” — il tutto si consuma forse un po’ troppo presto. Joe e la sua storia, quella della generazione senza vento, la famigerata Generazione X, spaesata e dispersa (ma stiamo tranquilli che, a breve, verrà rivalutata e rimpianta, come tutte le generazioni: ora stiamo celebrando gli anni ’80, ma stiamo per arrivare…), sono una voce che da Brescia ha saputo farsi strada in un mondo che parlava milanese, torinese, fiorentino ed emiliano (in varie sfaccettature).
Chi lo avrebbe mai detto che Brescia sarebbe stata capace di tanto, quanto meno negli anni ’90, epoca nella quale la città non era ancora ispirata da un vero e proprio rinascimento che, da dieci anni a questa parte, la vede come uno dei centri di vita culturale, e non solo, più interessanti del Nord Italia. A quell’epoca fare sentire la voce di Brescia non era cosa semplice, e Pedrini, con quei Timoria, ci riuscì, sull’onda della svolta pop-rock dei Litfiba, ma con una capacità narrativa che non era così immediata. Si parlava di Lombardia, di Brescia appunto, di gnari (ragazzi, in dialetto bresciano) persi, nati sul finire di anni di gloria, e che si ritrovavano, appunto, senza quel vento che aveva fischiato per almeno tre decenni. Non restava che affrontare il mondo con quello che c’era, e cioè con un malessere crescente che nasceva dalla mancanza di quel vento che avrebbe dovuto spirare, e spingere in avanti. Tondelli, in parte, lo sapeva, ma i suoi anni ’80 erano comunque figli di una reazione. Qui, negli anni ’90, c’era solo la convinzione, figlia del grande classico di Fukuyama, che la storia fosse finita e che si sarebbe andati verso il meglio, senza gran fatica — sempre che, questo il prezzo contratto, tutti avessimo fatto i bravi, incasellati e ordinati.
Joe, come è noto, non c’è riuscito, come tanti altri, ed è stato necessario un viaggio lungo e tortuoso per tornare a casa trasfigurati. C’è chi ci è rimasto sotto, chi non ce l’ha mai fatta, chi ha perso pezzi, chi si è sposato, chi ha fatto carriera e ha tradito tutto e tutti, in primis se stesso, e a conti fatti, come canta Guccini, è stata pur sempre una morte un po’ peggiore. Allo stesso tempo c’è chi, con quello che proponeva l’epoca della società del controllo, ha cercato di reagire dopo i danni fatti a se stesso. L’obiettivo? Diventare qualcuno. Anche un guerriero, per carità, ma di fatto uscire dal cono d’ombra. Il fumetto sviluppa questo possibile percorso, che è contenuto nell’album e nelle canzoni di Pedrini, e allo stesso tempo mescola un po’ di presente al passato. Bene così: il fumetto, come il cinema, ha il compito di raccontare storie, e di modificarle, se serve. Esattamente come Pedrini, che in questi anni ha ripreso in mano il suo capolavoro e ne ha fatto un album live da solista — splendido! —, un libro illustrato, un’edizione accresciuta, un nuovo live (venduto con quest’albo, in versione CD e vinile) e, ora, un fumetto.
Joe, insomma, vive, e questo è il risultato del mondo creato da Pedrini. Che sia nella realtà o nella fantasia, o nella lunga vita di questo album, la sintesi non cambia: la storia di Joe è ancora capace di parlare a tante persone. Credo che le parole di Pedrini, nell’intro del volume, siano perfette: fino a quando ci saranno ventenni in crisi, questa sarà una storia sempre attuale, anche grazie alle sue reincarnazioni proposte in questi anni.
Articolo di Luca Cremonesi
