Il secondo volume di Reinhard Kleist, illustratore e disegnatore tedesco, dedicato a David Bowie, nel decennale della sua scomparsa, racconta questa volta il periodo della Trilogia di Berlino (1976-1978). “Low” (Bao Publishing, 22 euro), uscito il 6 marzo, segue il volume “Starman” (la nostra recensione), dedicato al periodo precedente alla Trilogia di Berlino, e cioè la stagione di Ziggy Stardust. Il tratto grafico di questo nuovo graphic novel è lo stesso del precedente, con la particolarità che qui il disegno appare più adeguato al mondo che si racconta. Il disegno infatti rimanda ai fumetti anni ’80/’90 della Marvel, in particolare modo alla serie “2099”, dove i Super Eroi della Marvel venivano ripensati in chiave moderna.
L’avventura di Bowie a Berlino, di fatto, è esattamente la stessa cosa: è cioè il ripensamento di un artista stancato dal successo e dalla vita frenetica di Los Angeles. Berlino appariva così l’isola dove ritrovare ispirazione, e ritrovarsi da un punto vista umano. Il volume di Kleist, da questo punto di vista, è ben costruito e permette anche di scoprire un po’ di quella città che oggi non esiste più. Capire quella Berlino è molto difficile. Non solo per via del Muro, presenza che nel volume non è così opprimente come era nella realtà, ma anche per il clima culturale che si muoveva in un mondo che era doppio, con due anime profondamente differenti, distinte e distanti. Questa è l’unica pecca del volume, cosa però non del tutto minoritaria. E cioè il fatto che non riesce a mostrare in modo chiaro e profondo il crocevia di esperienze che Berlino rappresentava a quell’epoca. Se non ci fossero testimonianze sarebbe forse una cosa neppure troppo evidente, ma è chiaro che c’è ancora una parte di pubblico che conosce, per frequentazioni o per letture varie, cosa c’era in quella Berlino.
Allora diventa chiaro che il volume non è pensato per quel pubblico, ma punta ad avvicinare un altro segmento di lettori e lettrici non a conoscenza di quel mondo. Peccato, perché gli anni di Bowie a Berlino (1976 – 1979) sono la fase più creativa del Nostro. Il periodo che porta alla pubblicazione di “Low”, “Heroes” e “Lodger”, ma anche gli anni di conoscenze, incontri, produzioni, contaminazioni. Iggy Pop, Brian Eno, Tony Visconti, ma anche produttori, musicisti, tecnici del suono, oltre a gruppi, contaminazioni e l’incontro con la galassia del Krautrock, dell’elettronica underground e della world music. Insomma, un universo che capisco sia difficile far entrare dentro un graphic novel.
Eppure questo volume, rispetto al precedente, è una bella sfida. Ziggy era un personaggio da fumetto, e quel mondo è stato facile da rendere nel precedente volume. Qui invece le difficoltà sono tante, e non tutte sono state risolte in queste pagine. Solo per citarne alcune: i rapporti familiari, le donne, Iggy Pop, il cambio di rotta musicale e il rapporto con una città divisa in due, dove gli eroi si ritrovavano anche sotto il Muro. A conti fatti, insomma, se le ambientazioni sono ottime e il tratto ci riporta alla fine degli anni ’70, manca però il clima e il peso politico di quella città e di quegli anni (ma capisco: l’autore è tedesco, e fare i conti con la propria storia non è mai facile) e, allo stesso tempo, Bowie sembra più un vacanziero ricco che un artista capace, come sarà poi per gli U2, ma anche per i nostrani Ferretti e Zamboni, e tanti altri ancora, di assorbire un mondo, farlo suo e alla fine rinnovarlo. Il tutto per diventare poi il maggior rappresentante di uno stile che darà il nome a questi tre album: la Trilogia Berlinese, appunto. Basta dire questo – Trilogia Berlinese – perché tutti gli amanti della musica contemporanea sappiano di cosa si tratta, di cosa si sta parlando e delle influenze che questi tre album (cinque, se si aggiungono i dischi di Iggy Pop “The Idiot” e “Lust for Life”) hanno avuto sulla musica a venire.
In conclusione, il volume “Low” è una buona introduzione per chi non sa nulla di quella vicenda, e per chi si vuole avvicinare a un personaggio, Bowie, troppo complesso – soprattutto in quei tre anni – per essere ridotto a un dandy in cerca di relax nella vecchia Europa. Allo stesso tempo è un libro che non nasconde vizi, eccessi e problemi che David Bowie e Iggy Pop si sono trovati ad affrontare, anche se il tutto resta – forse – troppo sullo sfondo. Emerge invece la questione donne/famiglia/figlio che, sicuramente, in molte monografie lette su questi anni berlinesi, sono sempre stati aspetti molto marginali, che qui invece diventano maggioritari.
Se Kleist voleva raccontare a fumetti la cronaca, pur se romanzata, di quegli anni, allora direi che l’operazione ha dato discreti risultati. Se invece, come propendo a pensare, la sua idea era utilizzare Bowie come personaggio da fumetto, allora diciamo che la vita del Nostro, e le sue varie fasi, si prestano alla perfezione per questa operazione. Quindi, il consiglio finale è quello di leggere questi due volumi, ma soprattutto “Low”, come un semplice fumetto, senza evocare conoscenze, ascoltare i tre dischi e cercare altro. La vita di Bowie è bella anche così, perché comunque, chiuso il libro, si possono sempre riascoltare i dischi e capire molto di come siano andate davvero le cose.
Letto solo come semplice fumetto, invece, “Low” resta semplicemente un ottimo graphic novel.
Articolo di Luca Cremonesi
