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Stefano Pistolini “Le provenienze dell’amore”

Nuova edizione aggiornata, con pagine sui giorni a Aix-en-Provence di Nick Drake

Nel 2016 Stefano Pistolini, giornalista, scrittore e film-maker, si era lanciato in un’impresa titanica e cioè quella di scrivere una monografia su Nick Drake. Di certo la scelta, pur se faceva felice le nicchie e i fan di questo musicista unico e particolare, era comunque contro corrente. Come spiega bene Pistolini nel libro, Drake, la sua musica e la sua fama si sono sempre mosse in maniera carsica nella storia della musica e nel mercato discografico. Tuttavia, se già il Rock stava diventando sempre più musica di nicchia, figuriamoci mettere mano a un personaggio che era già nicchia della nicchia quando, nel 1974, pose fine alla sua esistenza.  Quindi scrivere un volume nell’epoca digitale e, per di più, dedicarlo a Nick Drake era di per sé già una doppia sfida.

Ora, a 50 anni esatti dall’uscita dell’ultimo lavoro discografico di Nick Drake – “Pink Moon” – la sfida viene rilanciata e arriva in libreria la nuova edizione aggiornata di “Le provenienze dell’amore. Vita, morte e post-mortem di Nick Drake” (Elliott edizioni, 16,50 euro). Fortunatamente Pistolini non ha toccato nulla della vecchia edizione (se non il necessario editing di mestiere) ed ha aggiunto solo una parte finale che – e spiegherò il motivo di questa affermazione – è per certi versi fin troppo lunga.

Sia chiaro, non stonano quelle pagine, ma di fatto ciò che conta in questa aggiunta è solo la parte dedicata all’avventura giovanile di Drake ad Aix-en-Provence, una delle città più belle del Sud della Francia. Il resto è, di fatto, un ribadire concetti e argomenti che, con grande sapienza, ed equilibrio, erano già stati detti in modo perfetto nell’edizione del 2016.

Pistolini ricostruisce, nelle pagine inedite del volume, sprazzi di gioia di Drake che, nella capitale della Provenza, vive giorni felici che non gli saranno più concessi. Un lavoro che nasce da un’indagine su tutto il materiale che, in questi anni, è stato messo a disposizione dalla famiglia. Tante pagine, racconti, aneddoti, ai quali si aggiungono anche 12 secondi di filmato originale, oltre a testimonianze e interviste. Ciò che resta constante, invece, sono le 31 canzoni edite e la manciata di inediti che, in questi lustri, sono stati messi più o meno a disposizione del pubblico pagante. Ergo, l’analisi dei giorni ad Aix-en-Provence è una vera aggiunta perché mostra come la vita di Drake non sia tutta stata caratterizzata solo da tristezza e delusione. In quelle poche pagine, immerse nelle altre che, ripeto, non stonano ma sanno di già letto e sentito nel perfetto equilibro che caratterizzava l’edizione del 2016, Pistolini fa un lavoro splendido di analisi e riflessione sulla vita e sulla produzione artistica di Drake. Esattamente come aveva già fatto nella prima parte del volume quando – e non oso immaginare con che fatica – Pistolini aveva ricostruito l’ambito famigliare e gli anni della formazione di Drake.

Certo, l’autore lo confessa – e la strada da battere per fare le cose fatte bene è questa, non ce ne sono altre – che per portare in porto un lavoro di questo tipo ha dovuto visitare i posti, respirare l’aria, leggere e ascoltare tutto, muoversi nei luoghi e nei non-luoghi che hanno caratterizzato la vita di Drake. Queste sezioni del libro, e cioè il resoconto della vita e dell’evoluzione artistica di Drake, risultano essere davvero ben fatte e aprono una finestra, almeno per il pubblico italiano che non legge in lingua inglese, su questo mondo musicale così rarefatto e chiuso su se stesso. Ecco, il pregio vero di questo libro non è solo quello di imporre la lettura con sottofondo degli album di Drake, ma anche e soprattutto quello di aprire a un ecosistema che si è, fin dall’origini, chiuso a qualsiasi contaminazione con il pubblico. Noi italiani ne sappiamo qualcosa con l’ultimo Battisti, ma Pistolini lascia intuire che in Drake non c’è stato un rifiuto dettato dall’eccesso di sovraesposizione. Drake non ha mai avuto fama in vita. Allo stesso tempo non l’ha cercata e inseguita. Semplicemente – per modo di dire – la sua arte aveva bisogno di essere coltivata su altri terreni. Il fatto che i discografici capiscano questo aspetto – segno che un tempo chi produceva musica non guardava solo al soldo – è la cifra che Drake era davvero fonte di unicità. Il tempo lo ha dimostrato, e lo sta dimostrando, e allo stesso tempo Pistolini è abile a declinare questi aspetti che, solitamente, sono molto tecnici e poco noti al pubblico. L’autore è anche molto abile nel farci capire che, per Drake, nulla è stato semplice. Anzi, il suo stile è poi sfociato in scelte di vita dolorose e definitive. Il legame, per questi aspetti, con il pensiero di Camus andrebbe approfondito. Non sarebbe stata un’aggiunta superflua… anzi!

Ecco perché, dunque, la parte dedicata all’esperienza giovanile di Aix-en-Provence (lì vicino è sepolto proprio Camus) è importante perché serve a comprendere come Drake, per esprimere la sua unicità, avesse necessità di essere altro da quello che tutti volevano che fosse. L’immanenza, e cioè la potenza che ognuno di noi esprime come unicità, è tale solo se è declinata come una vita; unica e irripetibile e, come tale, forgiata dalle sue regole interne (altrimenti non sarebbe immanenza, ma trascendenza…).

La parte dell’affetto e dell’amore per questo artista sono ben chiare nel volume e, a mio avviso, sono uno dei fattori forti di questo volume. La parte di Benedetta è splendida. Quella storia e il suo intreccio con la musica di Drake sono un tocco di vera classe (detto da inguaribile romantico, spero che “la Benedetta” di turno l’abbia letta …), anche stilisticamente parlando. Tutto è già lì, non serviva ribadirlo nelle parte inedita. Ecco l’unico appunto che si può fare a questo volume. Quelle pagine finali potevano essere snellite e il volume non avrebbe perso nulla.

L’esiguità, poi, del materiale a disposizione – libri e musica – non possono concedere una ragionata biblio e discografia più di quella che viene messa alla fine del volume. Quello c’è e di quello dobbiamo accontentarci. Peccato, ma non è proprio colpa dell’autore del volume.

Articolo di Luca Cremonesi

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