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Tiberio Snaidero “L’arte di essere Tom Waits”

Le 532 pagine di questo testo sono impegnative, perché Tom Waits è uno dei cantautori e degli artisti più impegnativi che ci siano

Bello, bello, bello. Ricordate la leggenda del vino “Est Est Est”? Un accolito del Re doveva cercare un vino buono e, una volta trovato, scrivere sulla porta dell’osteria “Est” (c’è, in lingua latina). Bene, se si potesse fare la stessa operazione, e cioè entrare in una libreria e mettere la scritta “bello” su un testo di critica musicale, su questo “L’arte di essere Tom Waits – Tra musica, cinema, teatro e televisione” di Tiberio Snaidero, uscito il 13 novembre 2023 per Vololibero edizioni, andrebbe appunto scritto “Bello, bello, bello”.

Le 532 pagine di questo testo sono impegnative. Meno male. Perché Tom Waits è uno dei cantautori e degli artisti più impegnativi che ci siano. Da anni è scomparso dalle scene, ma con alle spalle una produzione musicale unica, potente, penetrante e che è generativa, perché sono in tanti che devono molto alla sua musica e alle sue ricerche. Snaidero, che può vantare una formazione di tutto rispetto, oltre ad aver lavorato per riviste specializzate, ha scritto già testi dove ha mescolato musica e filosofia, in modo devo dire molto sapiente, anche a quattro mani con Damiano Cantone, filosofo allievo di Pier Aldo Rovatti. In questo libro, però, mette da parte la vena filosofica, e si concentra sul dare al lettore un volume ricco di informazioni.

Il senso, oggi, nell’epoca della musica liquida e di Wikipedia, di scrivere saggi, e in particolar modo sul mondo musicale, è quello di essere più realisti del Re. Mi spiego. Un tempo le informazioni non erano in rete, si trovavano nei dischi, e cioè nelle schede che accompagnavano gli album. Poi arrivò la prima ondata di “critica” musicale, di fatto libelli più o meno dedicati al gossip, e poco più. Poi, dagli anni ’90 in poi, la critica musicale divenne cosa seria, miscelando informazioni, e dando importanza alla musica come arte e fenomeno sociale. L’arrivo del mondo liquido, così ben descritto da Bauman, non ha poi risparmiato il mondo delle sette note. Tutto si è liquefatto. Mettere come diga e argine a questa piena 532 pagine, è un atto di resistenza e di grande amore per la musica. Ecco perché, e parlo per recensioni affrontate nel passato, mi sono spesso lamentato di libri poveri di informazioni, e ricchi di gossip che, di fatto, sono solo una summa di quanto si trova online.

In queste 532 pagine, invece, trovate: tutta la discografia ragionata del Nostro; tutta la filmografia ragionata; tutta l’avventura live ragionata; e tutto quello che, a vario titolo, Tom Waits ha fatto. Non solo, di ogni album, per esempio, c’è vita, morte e miracoli. Traduco: scheda tecnica, musicisti coinvolti (impresa davvero titanica), commento e analisi dettagliata. Stessa cosa per quanto riguarda i temi affrontati dal Nostro. Una sorta di Abecedario di Tom Waits che mette in fila i temi chiave della sua opera, da Autostrada a Ubriaconi. Di ogni argomento chiave, Snaidero indica, senza paura di diventare pedante, canzone e album. Un lavoro davvero certosino che ogni fans potrà e dovrà apprezzare.

Una guida ragionata per ascoltare Tom Waits come non lo abbiamo mai fatto.Mi sono divertito molto a leggerlo e, allo stesso tempo, ad ascoltare e riascoltare quanto ho in casa. Non solo, Snaidero è anche attento a indicare collaborazioni, produzioni, apparizioni. E così si legge, si ascolta e si acquista. Che siano benedetti questi volumi, davvero.

Se tutto quanto detto fin qui non basta, aggiungeteci che l’autore, con una scelta grafica che identifica bene questi inserti, dedica degli approfondimenti ai singoli strumenti, alle modalità di registrazione, ai tipi di microfoni, agli studi discografici e alle modalità con le quali Tom Waits ha creato il suo mood e il suo sound. Sono pagine tecniche, spesso di non facile lettura, se non si è specialisti. Ma questo non è di ostacolo, anzi. Aiuta a comprendere, spinge a fare ricerca, e a riascoltare album come “Bone Machine” e “Swordfishtrombones”, dischi che per Snaidero sono centrali e decisivi nell’opera di Tom Waits. A dire la verità, forse l’autore ci si sofferma anche troppo. Sono album che meritano saggi a parte, questo è ovvio. Ma nell’economia di un volume così ben articolato, credo che maggiore attenzione alla produzione “Anti-” non avrebbe guastato, soprattutto a quell’oggetto davvero ostico e misterioso che è “Real Gone”. Non che non se ne parli, ma Snaidero ci entra delicato, con meno impegno che nella trilogia di Frank, e cioè “Swordfishtrombones” (1983), “Rain Dogs” (1985) e “Franks Wild Years” (1987).

Vorrei avviarmi alla conclusione con due citazioni prese direttamente dal testo. Il dono più grande di Waits è la sua capacità di trovare bellezza e magia nelle cose che sembrano essere le meno belle o incantate. Sintesi perfetta, che si trova nella riflessione finale, un insieme di pagine davvero belle; una sorta di uscimmo a riveder le stelle dopouna lettura attenta e ricca di particolari, alcuni dei quali, come abbiamo visto, molto specifici e tecnici. Il tema principale nei testi di Tom Waits è quello della vita ai margini della società americana. La spaventosa brutalità della miseria emerge in tutta la sua opera. Snaidero in queste 532 pagine trova lo spazio per mostrare e smontare non solo la musica di Waits, ma anche la sua poetica, che si differenzia dai cantori dell’American Dream. Ed ecco che la parte dove Waits viene fatto reagire con Kerouac e Bukowski, è davvero molto bella.

Così, all’ascolto e alla ricerca si aggiunge anche la voglia di rileggere queste bibliografie che sono in bella mostra, complete, sugli scaffali della libreria davanti alla quale scrivo questa recensione. Un solo vero appunto: Snaidero decide di non dedicare nulla alle influenze che Tom Waits ha avuto sulla musica italiana. Capossela viene solo citato; Davide Van De Sfroos, e la sua versione di “I Ann Selvàdegh Del Francu….” (libero adattamento del brano “Franks Wild Years”), non pervenuto; come d’altronde il bel lavoro di Laura Fedele. Ma a conti fatti, gli omaggi e le influenze sono davvero tante, e forse la scelta è stata giusta così.  C’è comunque tanto in questo libro, ed è davvero ben fatto. Se si considera che ci sono volumi composti sommando informazioni prese qua e là su vari siti… Qui c’è competenza, conoscenza, passione e, non ultimo, una sintassi davvero piacevole.

Il libro è un vero divertimento per tutti gli appassionati di Waits. Un testo da avere accanto alla discografia. Per consultarlo, poi, ogni volta che si ascolta un disco. Bello, bello, bello.

Articolo di Luca Cremonesi

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