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AGA intervista

Approfondiamo direttamente con l’autore il percorso creativo dell’ultimo suo album

“Imagine”, ultimo album di AGA (la nostra recensione), pseudonimo di Alessandro Antolini, si distingue per la particolarità musicale che lascia intuire influenze di vario tipo e molteplici sonorità, un materiale artistico difficile da inquadrare in un genere specifico, ma capace di generare nell’ascoltatore reminiscenze che conducono a emozioni particolari. Ne parliamo con l’artista, per capire il processo creativo di un album così intenso.

Il tuo ultimo album “Imagine” presenta sonorità di livello diverso ed evidentemente dovute all’aver assorbito, come artista, influenze varie. Puoi parlarci di come la tua cultura musicale ti ha portato a una produzione di questo tipo?
Mi fa piacere si evinca tutto ciò. Vivo la musica come fosse un genere unico e sono spinto dalla curiosità di cercarne sempre di nuova, ascoltandone il più possibile. “Imagine” nasce anche da questo e dalla mia consapevolezza sonora. Nelle mie composizioni voglio includere quanti più generi musicali possibili.

Per essere più precisi, in alcuni pezzi, a esempio in “I’m waiting”, si sentono influenze di musica classica; in questo senso l’introduzione del pianoforte con, a seguire, la melodia del violino e quindi la dialettica violino pianoforte. È così? Eventualmente quali sono i compositori che ti hanno influenzato?
Ci sono compositori come Morricone, Eno e tutta la scena del minimalismo che indubbiamente ho introiettato, salvo restando che all’occorrenza, quando compongo, attingo direttamente a loro.

In “NONAME” è chiaro come l’uso iniziale di synth determini sonorità di un certo tipo, molto anni ’80, una sorta di trama capace di suscitare in chi ascolta ricordi di altri artisti del recente passato. È qualcosa di voluto?
Il synth o meglio il suono sintetizzato mi affascina sempre e da batterista riconosco bene quando sono da utilizzare l’uomo o la macchina nelle mie composizioni. NO NAME è l’inizio di un percorso che giunge alla fine del disco IMAGINE, per meglio dire un brano apripista del prossimo disco.

Quanto ha influito l’esperienza di docente nella produzione di musica?
Molto poco. La docenza è per me uno scambio consapevole, mentre la composizione parla del mio io personale.

La scelta di inserire nello stesso album sia composizioni inedite che remix e cover, apparentemente finalizzata a ottenere una maggior durata di ascolto, in realtà a cosa è dovuta? Ritieni che rafforzi, e in che modo, il prodotto artistico finale?
Non credo rafforzi, ma senz’altro credo che completi un mio periodo storico ben preciso, sia come vissuto personale, sia come chiusura di un ciclo di composizioni che nasce da R[Evolution], passa per DREAM ON e termina con IMAGINE

Quali progetti hai per il futuro?
Come accennavo, a fine ottobre uscirà un nuovo album con una storia particolare che svelerò a breve. Naturalmente la priorità assoluta è la programmazione del tour e la preparazione dei live.

Articolo di Sergio Bedessi

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