I biellesi Mindfeels, realtà consolidata della scena melodic rock italiana, tornano sul mercato con “2WO”, il loro secondo album uscito nel gennaio 2026 per Art Of Melody Music (la nostra recensione). A poche settimane dal lancio, abbiamo raggiunto Italo Graziana, batterista fondatore del gruppo, per parlare del disco: dalle influenze Toto e West Coast anni ’80 alla maturazione compositiva rispetto al debutto “XXenty”, passando per la produzione curatissima di Roberto Priori, gli ospiti speciali Michael Kratz e Kasper Viinberg, e il messaggio di ottimismo che permea alcuni brani. In questa chiacchierata, Graziana racconta con passione come la band abbia trovato il delicato equilibrio tra omaggio alle radici e identità personale.
Ascoltando il disco, si percepisce immediatamente l’influenza dei TOTO, celebrata con intelligenza senza scadere nell’imitazione: come avete gestito il delicato equilibrio tra omaggiare il vostro passato da tribute band e creare un’identità originale nei brani di “2WO”?
In realtà il tributo ai Toto “Dejanira” è un progetto tutt’ora attivo che ci coinvolge assieme ad altri due musicisti in aggiunta alla formazione. Il nostro background è sicuramente influenzato da questa iconica band, ma non solo. Altri importanti artisti come Pink Floyd, Genesis e Journey sono parte dei nostri ascolti, così come la fusion degli anni ‘80/‘90. Gli anni ‘70 e ‘80 restano un grande riferimento musicale per noi: il periodo della nostra crescita. Tutte queste influenze inevitabilmente traspirano nei brani ma cerchiamo costantemente di non cadere nell’imitazione forzata perseguendo con libertà le nostre idee musicali.
“We Will Make It”, “The Other Side Of You” e “Something New” sono stati scelti come singoli: cosa ha reso queste canzoni così speciali per voi durante la composizione e la produzione, e qual è stato il contributo di Michael Kratz (e Kasper Viinberg) su “The Other Side Of You”?
“We will Make it” è una canzone che abbiamo composto tempo fa e che, come il titolo stesso dice, esprime tutta l’energia e la volontà di riuscire a trasmettere, grazie alla musica, un forte messaggio di ottimismo e di incoraggiamento. Il carattere di questo pezzo incorpora tutto lo spirito con cui abbiamo scritto il secondo album. “Something New” è un altro brano scritto parecchi anni fa e grazie alla sua luminosità e cantabilità ci sembrava adatto per un ascolto radiofonico. Infine “The Other Side Of You”, che tra l’altro è l’ultimo pezzo che abbiamo realizzato per questo album, fin da subito ci ha portato a pensare che fosse una sonorità molto affine alla sensibilità musicale dei nostri amici Michael Kratz e Kasper Viinberg. Con loro abbiamo già collaborato reciprocamente in passato e c’è grande stima, hanno dato un apporto molto raffinato alla versione finale della canzone.
Brani come “Again In The Wind” richiamano atmosfere quasi “à la Africa” nelle percussioni: avete inserito consapevolmente questi elementi Westcoast classici, o sono emersi in modo naturale dal vostro background e dal vostro modo di scrivere?
“Again In The Wind” ha un groove che ben si adatta a questo tipo di approccio più percussivo, nei grandi dischi Westcoast degli hanno ‘70 e ‘80 gli arrangiamenti erano molto curati e ricchi di dettagli musicali di questo tipo. L’intenzione era quella di creare un album curato sotto ogni punto di vista, suonando in prima persona tutto ciò che si sente, senza voler utilizzare sample o librerie di suoni oggi sempre più facilmente disponibili.
La produzione è un vero valore aggiunto, con un suono tridimensionale di alta classe: in che modo avete lavorato in studio per ottenere quel livello di pulizia e dettaglio che emerge soprattutto ascoltando i vostri pezzi in cuffia?
Il lavoro è stato affrontato con molta calma e ragionato in ogni dettaglio per poter far emergere in tutti i brani i giusti piani sonori. Il nostro più grande desiderio era che quest’album suonasse in modo naturale e dettagliato, per poter far risaltare anche la più piccola sfumatura. Roberto Priori, che ha curato il mix ed il mastering, ha colto in pieno questo nostro obbiettivo restituendoci un mix che ha pienamente soddisfatto il nostro gusto musicale.
Rispetto al debutto “XXenty” del 2017, “2WO” sembra un lavoro sorprendentemente maturo e più curato: quali sono stati i principali passi in avanti che avete fatto come band in questi nove anni, sia a livello compositivo che di approccio allo studio?
Si cerca costantemente di maturare e di migliorare quanto già proposto precedentemente. Avevamo molte idee che volevamo esprimere in questo secondo lavoro senza snaturare il nostro suono e la nostra indole musicale. Sicuramente è stata posta una maggior attenzione fin dalle prime fasi di registrazione, esecuzione, equilibrio delle strutture musicali, le tematiche dei testi, gli arrangiamenti e, perché no, anche qualche piccolo richiamo del nostro passato strumentale osando magari un po’ di più rispetto al primo album. È stato un lavoro lungo e meticoloso ma altrettanto stimolante per noi!
Ho concluso la recensione definendo i Mindfeels una delle realtà più credibili della scena melodic rock italiana contemporanea: come vivete il fatto di essere considerati da qualcuno un punto di riferimento nell’AOR e Westcoast made in Italy, e quali sono i vostri obiettivi futuri dopo questo secondo album?
È un complimento enorme questo ma ci sono molte altre realtà davvero valide qui in Italia, perciò non siamo i soli a portare avanti la passione per questo genere musicale. Per ora stiamo preparando la nostra scaletta live per il release party che avremo il 13 marzo presso il Ned Kelly Australian Pub di Vigliano Biellese (BI) in compagnia dei nostri amici Soul Seller! Sarà una bella serata di musica!
Articolo di Paolo Andrea Pugno
