Il tour europeo autunno 2026 di Carl Verheyen conferma la statura di uno dei chitarristi più versatili, raffinati ed eclettici della scena internazionale. Noto al grande pubblico per la lunga militanza nei Supertramp e venerato dalla comunità dei chitarristi per una carriera solista eccelsa e un’attività di session man tra le più ricche di Los Angeles, Verheyen ha portato sul palco uno show che supera il semplice concetto di concerto, trasformandosi in una vera e propria celebrazione della sei corde. Anche la data del 20 ottobre a Prato nel piccolo ma raffinato Teatro Garibaldi Milleventi si è rivelata un’esperienza d’ascolto memorabile.
L’atmosfera e la ricerca del suono
Il pubblico non è lì per caso, per passare una serata a teatro mentre fuori diluvia; è attento, composto soprattutto da musicisti, non solo chitarristi. L’atmosfera intima della bella sala ha creato il contesto ideale per uno spettacolo basato su dinamica, ascolto e complicità.

Sul palco Carl Verheyen si presenta con una strumentazione essenziale ma curata nei minimi dettagli, alternando la sua iconica Fender Stratocaster del ’61 ai modelli custom prodotti in collaborazione con LSL Instruments, oltre agli ampli Dreamaker. Ciò che colpisce la critica e il pubblico è la sua straordinaria gestione del touch sensitivity: un controllo dinamico in cui volume, timbro e saturazione dipendono unicamente dalla pressione e dal tocco delle dita sulle corde. Gli amplificatori, portati al limite del punto di rottura, consentono di passare da puliti cristallini a distorsioni calde e ruggenti, senza mai perdere la definizione delle singole note.

Una nota sugli ampli: usa Dreamaker Amps solo nei tour europei recenti in coppia di combo stereo da 35 watt realizzati artigianalmente dal costruttore italiano Marco Ferrari di Verona; apprezza questi amplificatori boutique per il loro suono caldo, lo sparkle sulle alte frequenze e l’incredibile risposta dinamica al tocco. Gli amici chitarristi mi raccontano che dispone di un’enorme quantità di ampli e chitarre considerata la sua grande carriera di session man in tutti i prestigiosi studi di registrazione del mondo, in particolare di Los Angeles.
L’affiatamento della band
La band che lo circonda e lo supporta, va detto, è di per eccezionale, e Carl lascia spazio ad ognuno di loro per momenti solisti. L’interazione tra i tre musicisti permette al concerto di respirare: Verheyen non si limita a esibirsi su una base ritmica, ma dialoga costantemente con i suoi compagni di palco, lasciando ampio spazio all’improvvisazione e alla rielaborazione estemporanea dei brani.

Troviamo Troy Dexter, veterano dell’industria musicale californiana, alla chitarra ritmica (con qualche svolazzamento solista), piano, tastiere e cori; è un elemento chiave per la ricchezza degli arrangiamenti dal vivo. La sua doppia veste gli permette di alternare basi di pianoforte e tastiere nelle sezioni più melodiche a seconde chitarre ritmiche di supporto nei brani più tirati, offrendo a Carl la sponda ideale per i fraseggi solistici. La consorte Hollye Dexter ai cori è una presenza importante sul palco, perché apporta una sfumatura timbrica essenziale sia nelle parti soliste cantate sia nella costruzione di seconde voci e intrecci armonici di altissimo livello.

La sua vocalità, calda e potente, si fonde alla perfezione con il fraseggio della chitarra, regalando respiro ai brani più d’impatto e un colore soul/gospel alle ballad. Ospite nel tour europeo è il noto bassista Fabio Crespiatico, già collaboratore dell’orchestra di Sanremo, di Bocelli e Vecchioni, che ha sostenuto le trame armoniche più complesse con un suono profondo, definito ed estremamente pulito, alternando momenti di puro supporto ritmico a spunti personali in solo. Infine, alla batteria, il grandioso John Mader, che ha suonato con pesi massimi come Bonnie Raitt, Pat Benatar e la Steve Miller Band, è un batterista dalla spiccata sensibilità dinamica, in grado di passare con disinvoltura da tempi dispari complessi e sfumature fusion a groove rock rigidi e ripartenze blues viscerali; il suo lungo assolo virtuoso è stato applauditissimo anche per la fantasia nell’uso di ogni componente del suo kit.
L’indefinibile leggerezza dell’hybrid picking
La performance si sviluppa lungo un percorso stilistico ricchissimo, capace di toccare il Rock, la Fusion, il Blues, il Funk e la canzone d’autore strumentale. Nelle tracce più articolate, Verheyen sfoggia la sua celebre tecnica di hybrid picking e fraseggi cromatici a velocità vertiginosa, mantenendo sempre l’intenzione melodica al centro senza mai scadere nel mero esibizionismo. I momenti centrali dello show mettono in luce il suo gusto per gli accordi aperti e la musica d’atmosfera, arricchiti da assoli blues dal profondo impatto emotivo e ricchi di bending calibrati al millimetro.

Tra un pezzo e l’altro, Verheyen ama dialogare con il pubblico, raccontando aneddoti sulla nascita delle canzoni (molto ilari quelle su “Highland Shuffle” e “Stealing Gasoline”), storie di studio a Los Angeles e brevi spunti didattici, instaurando un legame empatico e informale con la sala, ed è sempre sorridente. Il concerto pratese ha dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno, che l’altissima perizia tecnica non è in contrasto con l’espressione dei sentimenti, restituendo un artista e una band in totale stato di grazia.
Articolo e foto di Francesca Cecconi

Set list Carl Verheyen Prato 20 ottobre 2026
- Every 20 seconds
- Survive
- Clawhammer Man
- Electric Chair
- Highland Shuffle
- Stealing Gasoline
- New Years Day
- Promised Future
- Take The Long Way Home
- Shallow Harbor
- Slingshot
- May This Be Love
- Closing Time Blues
- Hippie Wedding
- Dark Angels
- Kaningie
- Light Shine
- Spike The Punch
- Passing Through
- Times They are a Changin’
- My Back Pages
- Dragonfly
