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Crashdïet live Roma

Lo Sleaze Metal ritrova la sua dimensione live tra riff, ritornelli e l’energia condivisa con il pubblico

Ci sono serate in cui basta dare un’occhiata al bill per capire che difficilmente si tornerà a casa con i timpani riposati. Quella del 22 ottobre al Traffic Club di Roma, organizzata da Hub Music Factory, è una di queste. Gli svedesi Crashdïet sono pronti a portare sul palco il loro Sleaze Metal, accompagnati da Crossin’ Midnight e Broken Wings nell’ambito dell’Invincible Fest, format musicale che propone generi diversi, unendo artisti affermati a nuove realtà della scena. Non resta che varcare le porte del locale, sistemarsi sotto il palco e lasciare che sia la musica a fare il resto.

Crossin’ Midnight

Ad aprire la serata sono i Crossin’ Midnight, band torinese che propone brani inediti. L’approccio sul palco è esuberante e dimostra una buona amalgama, non soltanto a livello di affiatamento, ma anche sul piano sonoro. Il gruppo propone un set di sei brani, che sarà possibile ascoltare prossimamente nel loro primo lavoro discografico.

Tra questi troviamo “Baba Yaga” e “Are You Okay”, pezzi nei quali emergono le diverse contaminazioni del loro stile: dall’Alternative Rock degli anni Novanta fino a sfumature che sfiorano la Psichedelia. Sicuramente una realtà musicale interessante, da seguire con attenzione nel percorso di crescita. Intanto, mentre le note di “Landin’ in the Sky” finiscono di echeggiare, è già arrivato il momento del cambio palco. La serata è ancora lunga e il volume è destinato a salire.

Broken Wings

Il cambio palco è veloce e ci si prepara alla tempesta perfetta dei Broken Wings. Parlo di tempesta perché il sound della band friulana è qualcosa che parte e ti travolge, un Hard Rock vecchia scuola, senza fronzoli, che arriva dritto allo stomaco. Si parte con una canzone che è tutto un programma: “Back in Town”. Il modo in cui la band tiene il palco è energico e denota tutta l’esperienza accumulata macinando chilometri in tour negli anni di attività. I Broken Wings intrattengono, divertono e sfoderano un sound che procede come un rullo compressore, senza lasciare troppo spazio per riprendere fiato.

Si passa dai territori dell’Heavy Blues di “Crossroad” – perché il caro vecchio Robert Johnson aleggia sempre nella musica – fino a “Metal Ghost”, dove il Metal si insinua con decisione nelle sonorità della band. Un percorso che attraversa diverse sfumature del Rock mantenendo sempre una coerenza all’interno dei brani. Con “R’N’R 23” si chiude un set che non ha concesso un attimo di respiro al pubblico.

Crashdïet

L’atmosfera in sala è ormai calda. D’altronde, i gruppi di apertura hanno saputo coinvolgere il pubblico presente, che si accalca sempre di più sotto il palco in attesa degli headliner della serata. Quando i Crashdïet salgono finalmente sul palco, gli applausi accompagnano l’ingresso di una band che rappresenta lo Sleaze nella sua essenza più immediata: nei suoni, nel look e nell’attitudine. Insomma, niente che sembri costruito a tavolino, ma qualcosa che appartiene al DNA dei musicisti.

Si parte subito con “Satizfaction”, tratta dall’ultimo album “Art of Chaos”. La band, forte di una carriera ormai ventennale, attraversa le diverse fasi della propria discografia, inevitabilmente segnate anche da vari cambi di formazione. Il chitarrista Martin Sweet è infatti l’unico membro originario rimasto in formazione. Non manca una capatina agli esordi, con “It’s a Miracle”, tratta dal primo album “Rest in Sleaze”.

Davvero notevole la performance del cantante John Elliot, che non si limita alla sola esecuzione vocale, ma riesce a tenere il palco da vero frontman. Una presenza scenica sostenuta da una sezione ritmica affidata al funambolico Chris Young al basso e a Michael Sweet alla batteria. Le chitarre sono nelle mani di Martin Sweet, capace di districarsi tra riff e parti soliste con una naturalezza disarmante. Insomma, l’esperienza maturata da questi musicisti, anche attraverso i rispettivi progetti paralleli, emerge in maniera lampante durante l’esibizione. Qui non si tratta soltanto di eseguire una serie di brani, ma di dare vita a uno spettacolo nel quale attitudine, mestiere e passione trovano il giusto equilibrio.

Come dicevamo, i Crashdïet propongono una scaletta rappresentativa della propria discografia, riuscendo ad accontentare tanto i nuovi ascoltatori quanto i fan della prima ora. Basta dare uno sguardo alle persone sotto il palco per accorgersi che l’età è decisamente varia. Un dettaglio che dimostra come questo genere musicale, spesso associato esclusivamente agli anni Ottanta, sia in realtà vivo e vegeto.

Del resto, a voler essere pignoli, la band svedese appartiene alla seconda ondata del Glam/Sleaze, quella che nei primi anni Duemila ha raccolto un’eredità importante e contribuito a rilanciare queste sonorità. E stasera, tra riff, ritornelli e attitudine da vendere, il risultato è sotto gli occhi di tutti: generazioni diverse si ritrovano nello stesso posto, unite dalla stessa passione. Perché alla fine è questo il bello del Rock: cambiano gli anni, cambiano i musicisti e cambiano le generazioni, ma quando si accendono gli amplificatori certe differenze finiscono in secondo piano.

Articolo e foto di Daniele Bianchini

Set list Crashdïet Roma 22 ottobre 2026

  1. Satizfaction
  2. Chaos Magnetic
  3. So Alive
  4. Together Whatever
  5. Cocaine Cowboys
  6. Quitter
  7. Riot in Everyone
  8. Native Nature
  9. Chemical
  10. Breakin’ the Chainz
  11. Falling Rain
  12. Sick Enough for Me
  13. Die Another Day
  14. It’s a Miracle
  15. Generation Wild
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