Chi ha voglia di Thrash Metal stasera? Sicuramente io. E così, il 12 marzo, eccomi in direzione Kill Joy, pronto ad assistere alla prima data italiana del “Bass Warrior Tour 2026” del leggendario bassista americano David Ellefson insieme all’esplosivo chitarrista Andy Martongelli. In questa serata sarà riproposto un monumento del genere: l’album “Countdown to Extinction”, suonato per intero. Mica male per un giovedì piovoso come quello di oggi. Devo subito premettere una cosa: stasera il locale è pieno di fan di ogni età. C’è persino un bambino che sfoggia un gilet di jeans pieno di toppe in pieno stile trasher – una delle immagini più belle della serata. Tra i tavoli vedo anche parecchi musicisti dell’ambiente metal romano. Insomma, tutti i presupposti per una notte memorabile.
M.A.G.O.


Sale sul palco il gruppo di apertura, i M.A.G.O. -acronimo di My Absolute Greatest Obsession — e si rivelano subito una piacevole sorpresa. Bastano pochi riff granitici per capire l’aria che tira: un Metal dalle sonorità cupe e potenti. L’ugola di Fab Rizzi “Vestod”, anche chitarrista, graffia sopra le ritmiche massicce tessute da Alberto Medus Francia al basso e dal batterista Max De Curtis, mentre il tutto viene ricamato con gusto dal chitarrista Fabrizio Sodaro. Un’apertura perfetta per scaldare i motori della serata.
Countdown to Extinction


Con i M.A.G.O. siamo saliti sulla giostra, e da qui in poi non si scende più. Cambio di set. La gente si alza, abbandona i tavoli e si riversa sotto il palco. È una di quelle serate in cui si scattano foto da guerriero, in mezzo al pubblico: niente pit delimitati, niente protezioni, solo sudore e volume. Rullata di batteria, riffone di chitarra, ed eccomi infatti catapultato sotto il palco mentre parte “Skin O’ My Teeth”. Il mitico David Ellefson spara scale sul suo iconico basso muovendosi sul palco con la naturalezza di chi sopra quelle assi ci ha passato una vita. Sorprende subito l’esecuzione intensa e precisissima dei brani da parte del cantante Mattia Fagiolo, che dimostra una tecnica davvero notevole.


Se siete chitarristi, guardando Andy Martongelli probabilmente vi sentirete indegni quando tornerete a casa e rivedrete la vostra chitarra appoggiata al muro. Il lungocrinito shredder snocciola tutto il compendio tecnico possibile: sweep, velocità, controllo, gusto. Il tutto suonato con una naturalezza disarmante. Non a caso suona sempre con i migliori musicisti del mondo.


Si prosegue con brani come “Symphony of Destruction”, “Sweating Bullets” e, ovviamente, “Countdown to Extinction”. E già che parliamo di chitarre, come non citare Walter Cianciusi, l’altra sei corde della band: musicista tecnico e impeccabile, capace di intrecciarsi alla grande con Ellefson e Martongelli tra riff serrati e assoli chirurgici. Insomma, stasera sul palco fra basso e chitarre cala un vero tris d’assi, sostenuto dalla perfetta ritmica del batterista Alessio Palizzi dietro le pelli.


Intanto il pubblico si è completamente fuso in un’unica massa: canta, fa headbanging, alza le corna al cielo. Siamo ufficialmente nel girone del Metal, cari lettori. Si prosegue senza tregua nell’esecuzione di questo splendido album che ormai porta sulle spalle 34 anni. Ma come tutta la musica di qualità, più passa il tempo e meglio invecchia. Uno di quei dischi che sembrano non avere età.


Si arriva alla fine… o almeno così sembra. Perché i bis sono sempre dietro l’angolo, e questo voi brutti metallari navigati lo sapete bene. La band scende dal palco, ma il pubblico resta lì: fermo, rumoroso, reclamando a gran voce ancora un po’ di sano metal. E allora il dio del Metallo — stasera fattosi carne in David Ellefson — torna sul palco a dispensare musica ai fedeli. Si tira avanti fino alla celebre “Peace Sells”, che conclude degnamente questo concerto intensissimo. Un brano che, tra l’altro, suona terribilmente attuale in questo periodo, con le ombre della guerra che si allungano sul mondo: Peace sells… but who’s buying?
Thrash forever


Ok, avevo voglia di Thrash Metal. Direi che sono stato ampiamente appagato. E non ero certo l’unico, visto il sold out della serata. Abbiamo ascoltato un pezzo di storia di questo genere musicale suonato da chi, come David Ellefson, quella storia l’ha scritta davvero. Mentre mi avvio ripenso a quel bambino con il gilet pieno di toppe e sorrido. Il futuro del Metal forse non è scritto solo nei dischi o nei tour. È scritto lì, su quella piccola schiena piena di patch perché il Metal non invecchia, cambia solo generazione.
Articolo e foto di Daniele Bianchini

