Con la gentilezza sul volto, genuinità artistica frutto di una trentina d’anni esperienza e un candore umano palpabile, il 28 ottobre il chitarrista acustico Fin Greenall aka Fink diviene l’epicentro acquietante di un pubblico commosso al Monk di Roma, per la sua nuova tournée italiana prodotta da Barley Arts. Ce ne si accorge soprattutto quando uno sguardo fugace al locale offre una panoramica sulla dittatura dell’allegria che aleggia tra i corpi lentamente riuniti. Alle 20:00 l’atmosfera è conviviale, i primi spettatori iniziano a posizionarsi tatticamente in punti della platea che in un paio d’ore dovrebbero garantire una visione ottimale sul palco; qualche birra, parecchi visi distesi, ma soprattutto un poliglottismo inaspettato: dall’inglese romanizzato, al tedesco imperturbabile, a un timido spagnolo, fino allo schietto francese, che faccia a faccia con il romanesco di un’altra coppia di amici si trova impreparato e un po’ imbarazzato. Tutti raccolti nell’intimità del locale, ognuno a modo suo pronto a farsi trasportare dal calore dell’inglese.
Angela Autumn


Alle 21:00 spaccate, ad aprire la serata ci pensa Angela Autumn, cantautrice e musicista di banjo americana, che cerca di scaldare la sala quasi gremita con qualche brano feminist-folk del suo ultimo disco “Believer”, apparendo però un po’ spaesata e intimidita… peccato.
Fink

Con la stessa puntualità dell’apertura, Fink, Tim Thornton e Guy Whittaker accendono la serata con la storica “This Is The Thing”. Dopo questo istante, due costanti di tutta la sera concorrono nel creare un’atmosfera che oltre ad essere empatica, lascia quel retrogusto di etereo e onirico in chiunque abbia avuto la fortuna di esserci.


I fasci di luce fusi nel fumo regalano balli ondulati e disegni d’aria frammentata attorno ai musicisti, mentre lo straordinario sorriso del bassista Whittaker, che per tutta la durata del concerto non accenna mai a ritirarsi, specchiandosi invece in quelli di Thornton e Fink, fanno sì che la complicità di anni d’amicizia in vita diventi un’arteria pulsante della serata sul palco.

Dividendo l’esibizione in una prima parte dedicata ad alcune tracce dell’ultimo album “The City Is Coming To Erase It All”, per poi passare ad altri pezzi più storici, la passione del pubblico va in crescendo di volta in volta che, dopo i primi giri di chitarra, la voce del frontman suggerisce la canzone successiva.


Umili, affettuosi, coinvolti come pochi nella propria arte – Thornton strabilia per il talento polistrumentale quando si divide tra chitarra e batteria –, il classico terzetto accompagnato da violino e synth riesce a dar vita, nel chiarore soffuso dei riflettori, a un viaggio di emozioni che, con la sinuosità di una danza, attraversa il loro repertorio, da “Resurgam”, di cui dello stesso album è stata compresa la conclusiva “Not Everything Was Better In The Past”, alla coppia “Warm Shadows” e “Perfect Darkness”, fino alle più recenti “We Watch The Stars” e “What Would You Call Yourself”.

Un tuffo più che apprezzato nel passato, che se visto alla luce dell’uscita di “The City Is Coming To Erase It All”, non pecca di certo in coerenza: scelti quattro degli otto brani dell’ultimo album, tra cui l’eversiva “Memorise Your Senses”, con la sua atmosfera da notturno metropolitano, o “Two Magpies”, che contiene forse uno dei versi migliori dell’intero lavoro: When you blew out all the candles, what wished did you wish you make?, profondità, intensità e introversione fanno da leitmotiv a una scaletta cui meriterebbero di essere incisi anche gli assoli titanici di batteria e chitarra, regalando ai fan un’ora e mezza di alienazione dalla frenesia romana e uno squarcio di vita da custodire con cura.

Articolo di Nina Altoni, foto di Daniele Bianchini
Set list Fink Roma 28 ottobre 2026
- This Is The Thing (trio)
- Wishing For Blue Sky
- Memorise Your Senses
- Two Magpies
- I Buried All The Answers
- Resurgam (trio)
- We Watch The Stars
- What Would You Call Yourself
- Warm Shadows
- Perfect Darkness
- Not Everything Was Better In The Past
